Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16306 del 12/07/2010

Cassazione civile sez. lav., 12/07/2010, (ud. 13/05/2010, dep. 12/07/2010), n.16306

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini n. 134,

presso lo studio dell’avv. Fiorillo Luigi, che la rappresenta e

difende per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.G., elettivamente domiciliata in Roma via Reno n. 21,

presso lo studio dell’avv. Rizzo Roberto, che lo rappresenta e

difende per procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3285/2005 della Corte d’appello di Roma,

depositata in data 2/8/2005; R.G. n. 11107/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13.05.2010 dal Consigliere dott. Giovanni Mammone;

uditi gli avvocati Fiorillo e Rizzo;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

FINOCCHI GHERSI Renato che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza del Tribunale di Roma veniva accolta la domanda di M.G. di dichiarare la nullita’ dell’apposizione del termine all’assunzione alle dipendenze di Poste Italiane s.p.a., disposta in suo favore per i periodi: a) 15.6 – 30.9.98 e motivata dalla “necessita’ di espletamento del servizio in concomitanza di assenza per ferie nel periodo – giugno settembre”, ex art. 8 del ccnl 26.11.94; b) 1.12.98 – 31.1.99 (con proroga al 26.3.99) e motivata da “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi e in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane”, ex art. 8 del ccnl 26.11.94 come integrato dall’accordo sindacale 25.9.97.

4 Il giudice dichiarava che a decorrere dal 15.6.98 era sorto il rapporto di lavoro a tempo determinato e disponeva la riammissione in servizio della dipendente, condannando il datore a corrispondere le retribuzioni a decorrere dalla costituzione in mora.

2. Proposto appello da Poste Italiane s.p.a., la Corte d’appello di Roma con sentenza depositata in data 2.8.05 rigettava l’impugnazione.

La Corte di merito rilevava che — pur nell’ambito del sistema della L. n. 56 del 1987, art. 23 che aveva delegato le oo.ss. a individuare nuove ipotesi di assunzione a termine con la contrattazione collettiva — il datore avrebbe dovuto fornire la prova delle concrete esigenze di sostituzione dei lavoratori in ferie, indicando specificamente il nominativo dei lavoratori sostituiti. Il mancato soddisfacimento di tale onere probatorio giustificava la dichiarazione di nullita’ del termine apposto all’assunzione.

3. Avverso questa sentenza Poste Italiane proponeva ricorso per cassazione, cui M. rispondeva con controricorso illustrato con memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Il ricorso e’ fondato.

La soc. Poste Italiane deduce violazione della L. n. 230 del 1962, della L. n. 56 del 1987, art. 23 e dell’art. 1362 c.c. e segg. sotto un duplice profilo:

1.- in quanto il giudice di merito ha erroneamente ritenuto che, per integrare la fattispecie prevista dall’art. 8 del ccnl 26.11.94 della assunzione a termine per assicurare il servizio in concomitanza della fruizione delle ferie da parte del personale, dovesse essere indicato il nominativo del lavoratore sostituito (primo motivo);

2. – ritenendo che detto art. 23 non abbia posto alcun vincolo oggettivo alle causali di fonte collettiva e, in particolare, che la situazione di fatto elevata pattiziamente a fattispecie legittimante l’apposizione del termine debba essere necessariamente correlata con una temporanea assenza dal lavoro di altro personale (secondo motivo).

5. La contro ricorrente eccepisce preliminarmente l’inammissibilita’ dell’impugnazione, in quanto diretta a censurare la parte della motivazione posta a supporto della nullita’ del primo contratto (stipulato per assicurare il servizio nel periodo feriale) e non anche le argomentazioni adottate dal giudice di merito a proposito della nullita’ del secondo contratto (stipulato per far fronte alle “esigenze eccezionali”).

Rileva il Collegio che la sentenza impugnata, pur precisando in conclusione che debbono ritenersi assorbite le questioni inerenti ai “contratti stipulati successivamente al primo”, svolge una trattazione particolarmente ampia ed afferma principi che, nella sua impostazione argomentativa, trovano applicazione anche al secondo contratto a termine impugnato dalla lavoratrice. Tale iter motivazionale e’, del resto suggerito, anche dall’impostazione adottata dalla sentenza di primo grado, che aveva dichiarato la nullita’ del termine per entrambi i contratti. In questo senso dunque va letta l’affermazione, posta in rilievo dalla M., secondo cui le “esigenze eccezionali” (oggetto, appunto, del secondo contratto) debbono essere precisate e provate in relazione ad ogni singola assunzione.

Tale composito contenuto della sentenza non impedisce, tuttavia, che il ricorso di Poste Italiane — diretto solo contro la statuizione in punto di nullita’ del termine apposto per consentire il servizio nel periodo feriale — sia indice di un concreto interesse ad impugnare, atteso che l’accoglimento dei motivi sopra riportati rappresenterebbe pur sempre un esito favorevole, atteso che sposterebbe l’inizio del contratto a tempo indeterminato ad un momento successivo a quello indicato dalla pronunzia di merito.

6. Tanto premesso, deve rilevarsi la fondatezza dei proposti motivi di impugnazione, da trattare in unico contesto per l’evidente collegamento tra di essi esistente.

Il contratto a termine fu motivato dalla necessita’ di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno – settembre, in forza di fattispecie prevista esplicitamente dall’art. 8, comma 2, del c.c.n.l. 26.11.94.

Al riguardo la giurisprudenza di questa Corte (Cass. 2.3.07 n. 4933), decidendo su una fattispecie inerente l’ipotesi di assunzione a tempo determinato prevista dall’art. 8 del ccnl 26.11.94 dei lavoratori postali “per necessita’ di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno – settembre” ha cassato la sentenza di merito che aveva affermato la sussistenza dell’obbligo di indicare nel contratto a termine il nome del lavoratore sostituito avendo ritenuto la sussistenza di una violazione di norme di diritto e di un vizio di interpretazione della normativa collettiva.

Infatti, l’ipotesi di contratto a termine introdotta dalla contrattazione collettiva e’ del tutto autonoma rispetto alla previsione legale del termine apposto per sostituire dipendenti assenti per ferie prevista dalla L. n. 230 del 1962, in considerazione del principio (Cass. S.u., 2.3.06 n. 4588) che la L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23 che demanda alla contrattazione collettiva la possibilita’ di individuare – oltre le fattispecie tassativamente previste dalla L. 18 aprile 1962, n. 230, art. 1 – nuove ipotesi di apposizione di un termine alla durata del rapporto di lavoro, configura una vera e propria delega in bianco a favore dei sindacati. Questi ultimi, pertanto, senza essere vincolati alla individuazione di figure di contratto a termine comunque omologhe a quelle previste per legge, possono legittimare il ricorso al contratto di lavoro a termine per causali di carattere “oggettivo” ed anche – alla stregua di esigenze riscontrabili a livello nazionale o locale – per ragioni di tipo meramente “soggettivo”, consentendo (vuoi in funzione di promozione dell’occupazione o anche di tutela delle fasce deboli di lavoratori) l’assunzione di speciali categorie di lavoratori, costituendo anche in questo caso l’esame congiunto delle parti sociali sulle necessita’ del mercato del lavoro idonea garanzia per i suddetti lavoratori e per una efficace salvaguardia dei loro diritti.

L’art. 8, comma 2, del c.c.n.l. 26.11.94, per il quale “l’Ente potra’ valersi delle prestazioni di personale con contratto a termine …

anche nei seguenti casi: necessita’ di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno – settembre …”, usando una formula diversa da quella della L. n. 230 del 1962 testimonia che le parti stipulanti considerano questa ipotesi di assunzione a termine, in ragione dell’uso dell’espressione in concomitanza sempre sussistente nel periodo stabilito (giugno – settembre). Altre decisioni (cfr. Cass. 6.12.05 n. 26678) hanno, inoltre, confermato le decisioni di merito che, decidendo sulla stessa fattispecie, avevano ritenuto l’ipotesi di contratto a termine introdotta dalla contrattazione collettiva del tutto autonoma rispetto alla previsione legale del termine apposto per sostituire dipendenti assenti per ferie e interpretato l’autorizzazione conferita dal contratto collettivo nel senso che l’unico presupposto per la sua operativita’ fosse costituita dall’assunzione nel periodo in cui, di norma, i dipendenti fruiscono delle ferie.

Non essendosi il giudice di merito attenuto a questi principi, i detti motivi debbono essere accolti con conseguente cassazione dell’impugnata sentenza nei limiti del loro accoglimento.

7. Non rendendosi necessari ulteriori accertamenti di fatto, essendo pacifica la natura e la durata dei contratti in causa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, il Collegio ritiene di dover statuire sul merito.

La pronunzia di merito riguarda il rigetto di quella parte della domanda che chiede la dichiarazione di nullita’ del contratto stipulato per il periodo 15.6 – 30.9.98 (il primo) e la conferma della pronunzia impugnata circa l’affermazione (implicita, in quanto risultante dalla richiamata affermazione della mancata prova delle “esigenze eccezionali”) della nullita’ del contratto stipulato per il periodo 1.12.98 – 30.1.99 (il secondo), che non e’ fatta oggetto di impugnazione.

8. In ragione della parziale soccombenza dell’originaria ricorrente, le spese dei gradi di merito e quelle del giudizio di legittimita’ debbono essere compensate nella misura di un terzo e per il rimanente, nella misura liquidata in dispositivo, sono a carico di Poste Italiane s.p.a..

Per la quantificazione deve essere lasciata ferma la liquidazione effettuata dai giudici di primo e secondo grado, mentre per il presente giudizio di legittimita’ deve statuirsi come da dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE cosi’ provvede:

– accoglie il ricorso;

– cassata la sentenza impugnata nei limiti dell’accoglimento e provvedendo nel merito, dichiara che il rapporto di lavoro subordinato decorre dall’1.12.98, confermando nel resto;

– compensa le spese del giudizio di primo e secondo grado nella misura di un terzo, ferma restando la liquidazione effettuata dai giudici di merito;

– compensa le spese del giudizio di legittimita’ nella misura di un terzo e pone il rimanente a carico di Poste Italiane s.p.a. nella misura che, per l’intero, liquida in Euro 38,00 per esborsi ed in Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa.

Cosi’ deciso in Roma, il 13 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2010

 

 

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