Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16300 del 10/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/06/2021, (ud. 08/09/2020, dep. 10/06/2021), n.16300

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9344-2018 proposto da:

H.M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato PIERO EUGENIO VIGHETTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAGLIARI, depositato il

12/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 08/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. DI MARZIO

MAURO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – H.M.M. ricorre per due mezzi, nei confronti del Ministero dell’Interno, contro il decreto del 12 febbraio 2018 con cui il Tribunale di Cagliari ha respinto il suo ricorso avverso il diniego, da parte della competente commissione territoriale, della sua domanda di riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria.

2. – L’amministrazione intimata non ha spiegato difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. – Il primo motivo denuncia nullità del decreto impugnato per violazione di norme processuali: D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 14 come modificato dal D.L. n. 13 del 2017 convertito nella L. n. 46 del 2017; violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis.

Il secondo motivo denuncia violazione di legge in relazione ad alcune disposizioni della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, allo spirito e al contenuto della convenzione di Ginevra, agli artt. 2 e 10 Cost., del testo unico immigrazione, art. 19, al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, lett. F, al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. B, e art. 2, lett.G, al D.P.R. n. 21 del 2015, art. 14, comma 4, del D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, dei principi espressi dalla sentenza di questa corte numero 27310 del 2008, nonchè dalla CEDU sul ricorso Saadi/Italia.

RITENUTO CHE:

4. – Il collegio ha autorizzato la redazione del provvedimento in forma semplificata.

5. – Il ricorso è inammissibile.

5.1. – Il primo motivo è inammissibile.

Il ricorrente lamenta che il Tribunale di Cagliari non avrebbe fissato l’udienza di comparizione delle parti nonostante l’indisponibilità della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla commissione territoriale.

Ma pagina 2 del decreto impugnato è scritto che: “Pur essendo assoggettato il procedimento rito camerale, è stata celebrata l’udienza, così come previsto dall’art. 35 bis, comma 11, lett. a, non essendo pervenuta la videoregistrazione dell’audizione espletata in sede amministrativa (ma essendo pervenuto, tuttavia, il verbale recante tutte le dichiarazioni rese in sede amministrativa)”.

Il che rende palese come la censura prescinda dall’effettivo svolgimento del giudizio.

Nella memoria illustrativa depositata in vista dell’adunanza del 28 maggio 2019 il ricorrente ha in realtà lamentato non più l’omessa fissazione dell’udienza, ma la mancata effettuazione di una nuova sua audizione, audizione che in effetti il Tribunale, consapevolmente, non ha disposto: ma anche in tale prospettiva la censura non coglie nel segno, dal momento che l’omessa videoregistrazione impone in linea di principio la fissazione dell’udienza, ma non necessariamente, per regola, l’audizione dell’interessato (p. es. Cass. 31 gennaio 2019, n. 2817).

Nel caso di specie, poi, il ricorrente ha lamentato (più che altro nella memoria, giacchè dal ricorso non riesce neppure a comprendersi che la doglianza abbia ad oggetto l’audizione e non la fissazione dell’udienza) che l’audizione amministrativa sarebbe stata “frettolosa”, ma non ha neppure sommariamente chiarito quali elementi, invece non considerati, egli avrebbe sottoposto al giudice di merito se l’audizione fosse stata invece effettuata, sicchè il motivo è per questo aspetto in ogni caso aspecifico.

5.2. – Il secondo motivo è inammissibile.

Il Tribunale ha evidenziato:

-) che il ricorrente aveva posto a fondamento della domanda di protezione sussidiaria la mera eventualità che, avendo contratto un debito rimasto inadempiuto, potesse essere “messo in carcere” nel proprio paese, sicchè, a fronte di un rischio non effettivo, ma meramente ipotetico, fossero insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione richiesta;

-) che non fossero sussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria in ragione delle asserite condizioni di povertà della famiglia del ricorrente nel paese di origine, neppure potendosi ritenere che egli si fosse ormai integrato in Italia così da non poterne essere più respinto, non conoscendo la lingua, nè avendovi punti di riferimento ed avendo altresì intrapreso un’attività lavorativa in forza di un contratto a termine già spirato.

Orbene, la censura in esame non concerne il significato e la portata applicativa del complesso di norme richiamate in rubrica e, in altri termini, si colloca al di fuori dell’ambito della doglianza di violazione di legge, ma è volta al contrario, per l’appunto inammissibilmente, a ribaltare l’accertamento di merito posto dal Tribunale a fondamento del rigetto della domanda.

6. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 8 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2021

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