Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16294 del 26/07/2011

Cassazione civile sez. VI, 26/07/2011, (ud. 16/06/2011, dep. 26/07/2011), n.16294

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 24431/2010 proposto da:

BLUAM SRL (OMISSIS) in persona del suo amministratore unico,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI 47, presso lo studio

dell’avvocato CORTI Pio, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato GRANATA SERGIO, giusta procura speciale a margine della

seconda pagina del ricorso;

– ricorrente –

contro

BILLA AG INDUSTRIEZENTRUM NP – SUD (OMISSIS) in persona

dell’institore e del Direttore Commerciale, elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA MERULANA 234, presso lo studio dell’avvocato BOLOGNA

Giuliano, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GUZZETTI PAOLO, giusta delega a margine della memoria difensiva;

– resistente –

avverso l’ordinanza n. 3006-3001/2010 del TRIBUNALE di ALBA – Sezione

Distaccata di BRA, depositata il 29/09/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IGNAZIO

PATRONE.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

quanto segue:

p.1. La s.r.l. Bluam ha proposto istanza di regolamento di competenza contro la Billa A.G. Industriezentrum NP-SUD avverso l’ordinanza del 29 settembre 2010, con la quale il Tribunale di Alba, Sezione Distaccata di Bra – investito da essa deducente della domanda intesa ad ottenere la nullità e comunque l’invalidità di un contratto di franchising stipulato inter partes e/o la sua risoluzione per fatto e colpa della convenuta, nonchè la condanna della stessa al risarcimento dei danni, ed inoltre di una domanda riconvenzionale della convenuta volta ad ottenere la condanna dell’attrice al pagamento di somme in forza del contratto – ha dichiarato la competenza territoriale del Tribunale di Milano sull’intera controversia, riconoscendo fondata l’eccezione pregiudiziale della convenuta di esistenza di tale competenza in via esclusiva in forza di una clausola convenzionale di deroga alla competenza territoriale.

p.2. All’istanza di regolamento di competenza ha resistito con memoria la Bilia A.G. Industriezentrum NP-SUD. p.3. Essendo stata disposta la trattazione con il procedimento ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c., il Pubblico Ministero ha depositato le Sue conclusioni scritte, che sono state notificate alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

p.4. Parte resistente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

p.1. Nelle Sue conclusioni il Pubblico Ministero – dopo avere rilevato l’infondatezza dell’eccezione di inammissibilità dell’istanza per essere stata essa qualificata come “regolamento di competenza facoltativo” e non invece, quale è “necessario”, nonchè di quella di autosufficienza dell’esposizione, entrambe formulate nella memoria della resistente – ha concluso per l’infondatezza dell’istanza di regolamento di competenza, reputando che bene il giudice di merito avesse ritenuto la deroga convenzionale alla competenza (dovendo reputarsi infondata la deduzione della ricorrente di genericità della clausola e, particolarmente, di inidoneità della formula “qualsiasi controversia” a comprendere la domanda di accertamento negativo dei crediti per le forniture) e che la relativa eccezione, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, non poteva dirsi rinunciata per effetto delle proposizione da parte della convenuta della domanda riconvenzionale e della formulazione riguardo ad essa di un’istanza ai sensi dell’art. 186 ter c.p.c..

p.2. Il Collegio condivide il rilievo di infondatezza dell’eccezione di inammissibilità relativa alla erronea intestazione del ricorso (posto che si tratta di errore meramente materiale ed inidoneo ad integrare una nullità, nemmeno sotto il profilo dell’inidoneità al raggiungimento dello scopo, atteso che compete alla Corte l’esatta qualificazione normativa dell’impugnazione) e considera fondate anche le conclusioni di merito del Pubblico Ministero (e ciò anche per quel che attiene all’insussistenza di alcuna contraddizione nella contestuale proposizione di un’eccezione di incompetenza territoriale e di una domanda riconvenzionale, se del caso corredata, come nella specie di istanza ai sensi dell’art. 186 ter c.p.c.: si vedano i precedenti citati dal Pubblico Ministero, cioè, rispettivamente Cass. n. 5572 del 2005 e n. 14383 del 2008, cui può aggiungersi il rilievo che l’eccezione di incompetenza, essendo riferita alla domanda principale, è logicamente preliminare rispetto alla difesa attraverso la riconvenzionale, sì che la proposizione di questa non può essere con essa in contraddizione).

Ritiene, tuttavia, che sussista una causa di inammissibilità dell’istanza per inosservanza del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6.

L’istanza, infatti, si fonda sul contenuto della clausola di deroga della competenza, che si dice in essa contenuta nel contratto inter partes. Senonchè di tale documento non si fornisce l’indicazione specifica sotto tutti i profili richiesti dalla citata norma, che costituisce il precipitato normativo della c.d. autosufficienza dell’esposizione del motivo del ricorso di legittimità, ivi compreso quello per regolamento di competenza (cui è applicabile: Cass. (ord.) n. 20535 del 2009). Infatti, se può condividersi l’assunto del Pubblico Ministero che il contenuto della clausola è sostanzialmente riprodotto nel ricorso, in esso non si dice dove nel giudizio di merito il documento venne prodotto e, soprattutto se e dove risulterebbe prodotto, onde poter essere esaminato, in questa sede di legittimità, siccome impone la consolidata esigesi dell’art. 366 c.p.c., n. 6 (si vedano, ex multis, sui caratteri che deve avere l’indicazione specifica, Cass. sez. un. n. 28547 del 2008 e n. 7161 del 2010).

Il ricorso è dichiarato, dunque, inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nel dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente alla rifusione alla resistente delle spese del giudizio di regolamento, liquidate in euro milleottocento di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 16 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA