Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16294 del 12/07/2010

Cassazione civile sez. lav., 12/07/2010, (ud. 23/03/2010, dep. 12/07/2010), n.16294

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BERGAMO 3,

presso lo studio dell’avvocato ANDREONI AMOS, che la rappresenta e

difende, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati LANZETTA

ELISABETTA, MITTONI ENRICO giusta procura speciale atto Notar LUPO

FRANCO di ROMA del 08/02/2010 rep. n. 86985;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 501/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/06/2005 R.G.N. 7552/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/03/2010 dal Consigliere Dott. STILE Paolo;

udito l’Avvocato RAFFONE NINO per delega ANDREONI AMOS;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 4.9.2001, G.L., dipendente presso l’INPS dal 16.9.1969. premesso che con ordine di servizio n. (OMISSIS) le era stata assegnata la direzione dell’Ufficio di coordinamento pensioni e che con successivo ordine di servizio n. (OMISSIS) le era stata attribuita la funzione di vice direttore della Sede (OMISSIS), deduceva di avere svolto ininterrottamente le predette funzioni, di sicura natura dirigenziale, essendo stata preposta a strutture comprese nell’organigramma della Sede (OMISSIS), alla cui direzione era previsto un dirigente.

La ricorrente assumeva, pertanto, di avere acquisito il diritto al passaggio alla qualifica di dirigente ed alla corresponsione delle differenze retributive, rispetto alla qualifica di quadro rivestita, ivi comprese le quote A e B, la indennita’ di funzione, le retribuzioni di risultato, di posizione e di eccellenza e di qualsiasi altra natura.

L’INPS si costituiva, eccependo preliminarmente il difetto di giurisdizione de giudice adito, essendo la controversia, che riguardava mansioni svolte fin dal 1993, devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo. Nel merito, veniva dedotto che la ricorrente non aveva fornito la prova di avere svolto mansioni di natura dirigenziale, la non retribuibilita’ delle mansioni superiori svolte dal pubblico dipendente, la esclusione in ogni caso del diritto all’inquadramento superiore.

Con sentenza in data 25.2.2003 il Tribunale di Roma riteneva, quanto alle pretese formulate per il periodo antecedente al 30.6.1998, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, mentre, per le mansioni svolte a decorrere dal 1.7.1998, riteneva che la G. avesse omesso di allegare quegli elementi di fatto idonei a consentire la valutazione delle mansioni da ultimo svolte in relazione alla mansione contrattuale del livello rivendicato; ne’ la documentazione allegata in atti, dove si attestava l’assegnazione di mansioni di direzione dell’ufficio di coordinamento pensioni e di vice direttore della sede (OMISSIS), era utile a riconoscere la non adeguatezza dell’inquadramento assegnatole.

Avverso tale decisione proponeva appello la G., deducendo la erroneita’ della pronuncia di carenza di giurisdizione del giudice ordinario, e, nel merito, la sussistenza di elementi probatori, desumibili dalla documentazione allegata oltre che dalle prove testimoniali richieste e non ammesse, in ordine al conferimento di incarichi di natura dirigenziale.

L’INPS si costituiva, resistendo al gravame.

Con sentenza del 21 gennaio – 27 giugno 2005, l’adita Corte di Appello di Roma rigettava l’impugnazione, confermando integralmente la pronuncia di primo grado.

Per la cassazione di tale sentenza ricorre G.L. con quattro motivi, ulteriormente illustrati da memoria, ex art. 378 c.p.c..

Resiste l’INPS con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il proposto ricorso, articolato in quattro motivi, la G. denuncia omessa motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5), violazione dell’art. 421 c.p.c. e omessa motivazione sotto altro profilo(art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), violazione dell’art. 414 c.p.c. ed omessa motivazione (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), ed, infine, violazione degli artt. 156 e 414 c.p.c. e motivazione contraddittoria.

In particolare, la ricorrente lamenta che il Giudice a qua non abbia dato riscontro a quanto dedotto nell’atto di appello in ordine alla indicazione, nell’Organigramma Funzionale del 1.12.1997, della qualificazione di Dirigente, alla stessa attribuita (anche con la significativa “lettera “(OMISSIS)”, per (OMISSIS), nella terza colonna).

Lamenta, ancora, che, in ogni caso, ricorrevano tutti gli elementi per un corretto esercizio del potere officioso conferito al giudice dalla norma di cui all’art. 421 c.p.c. in tema di ricerca di prove suppletive ed integrative a supporto della domanda, non essendo stato per nulla violato l’art. 414 c.p.c., come invece ritenuto dal Giudice di appello con inadeguata motivazione. Il ricorso, pur valutato nelle sue diverse articolazioni, e’ infondato. Invero, per quanto interessa in questa sede, la Corte di merito ha, in primo luogo, osservato, come dovesse ritenersi la infondatezza della pretesa di riconoscimento del diritto all’inquadramento dirigenziale, atteso che, in materia di pubblico impiego, ai sensi del D.Lgs 3 febbraio 1993, n. 29, art. 56, comma 6 e successive modifiche, in nessun caso lo svolgimento di mansioni superiori rispetto alla qualifica di appartenenza poteva comportare il diritto ad avanzamenti automatici nell’inquadramento professionale del lavoratore, secondo un principio destinato ad essere superato soltanto dalla normativa contrattuale (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, comma 6), e ritenuto giustificato dalle perduranti peculiarita’ del rapporto di lavoro di pubblico impiego privatizzato (Cass. 2002 n. 2881). Ha, poi, spostato l’attenzione sulla questione concernente la retribuzione spettante per il preteso espletamento di mansioni superiori alla qualifica, in ossequio al principio della retribuzione proporzionata e sufficiente ed ai sensi del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 56, comma 6 (nel testo sostituito dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 25, cosi’ come successivamente modificato dal D.Lgs. n. 387 del 1998, art. 15), condividendo il giudizio espresso dal primo Giudice della carenza, nella esposizione degli elementi di fatto riportati nel ricorso, di idonea allegazione.

Ha. quindi, osservato che la mancata descrizione delle mansioni svolte dalla G., come preposta alla direzione dell’Ufficio Coordinamento pensioni e alla vice direzione della Sede (OMISSIS), non consentiva di valutare, alla stregua delle declaratorie di riferimento, la natura dirigenziale dei compiti svolti. A cio’ ha aggiunto che la valutazione, operata dall’appellante in riferimento al previgente ordinamento per qualifiche funzionali, non forniva elementi di valutazione delle attribuzioni conferite in relazione ai concreto ed attuale modello organizzativo.

Pertanto, la mancanza di una precisazione dei compiti dirigenziali svolti e dei profili di professionalita’ qualificanti tale ruolo, cosi’ come la omessa specificazione delle responsabilita’ assunte in relazione alle funzioni vicarie rivestite, non surrogabile dalla documentazione prodotta o dalle prove testimoniali (che affidano a testi valutazioni e giudizi) non consentiva di ritenere assolto l’onere di specifica e compiuta descrizione delle posizioni da comparare, posto a carico di chi deduce il diritto al maggior compenso per mansioni superiori, con conseguente rigetto dell’appello.

In questa prospettiva appare chiaro che secondo il Giudice di merito – il semplice fatto che nella pianta organica accanto al nominativo della ricorrente fosse indicata la lettera (OMISSIS) non significa, ne’ che tali funzioni fossero riservate in via esclusiva ai dirigenti, ne’ che in concreto la ricorrente avesse svolto tale incarico con i caratteri (professionalita’ e responsabilita’) che contraddistinguono il dirigente. Pertanto, considerato che la G. rivestiva una delle piu’ alte qualifiche a livello amministrativo con diritto di svolgere anche funzioni di vicario di dirigente, correttamente la Corte d’Appello ha argomentato come sopra accennato – nel senso che la semplice indicazione dell’incarico espletato in “mancanza di una precisazione dei compiti dirigenziali svolti e dei profili di professionalita’ che qualificano il ruolo, cosi’ come la omessa specificazione delle responsabilita’ assunte in relazione alle funzioni rivestite, non essendo surrogabile dalla documentazione prodotta o dalle prove testimoniali non consentiva di ritenere assolto l’onere incombente sulla ricorrente.

Quanto, poi. al richiamo, operato con il secondo motivo alle disposizioni di cui all’art. 421 c.p.c. – che consente al giudice di primo grado di disporre d’ufficio qualsiasi mezzo istruttorio fuori dei limiti stabiliti dal c.c. (ad eccezione del giuramento decisorio) e di superare i limiti stabiliti dallo stesso codice in via generale per la prova testimoniale – e all’art. 437 c.p.c.. – che disciplina il potere del giudice di appello di disporre, sempre d’ufficio, i mezzi di prova che ritenga indispensabili va considerato che dette disposizioni si riferiscono soltanto all’esercizio, meramente discrezionale, della facolta’ di scelta del mezzo probatorio piu’ adatto alla verifica delle tesi di parte, cosicche’ il mancato esercizio di tali poteri non e assoggettato al sindacato in sede di legittimita’, anche quando manchi un’espressa motivazione sul punto, dovendosi ritenere che il giudice stesso abbia reputato, in maniera implicita, la sufficienza degli elementi probatori gia’ acquisita (Cass. 5 aprile 2005, n. 7011).

In ordine al terzo e quarto motivo, con cui la ricorrente intende contestare, sotto il profilo della motivazione la valutazione effettuata dalla Corte d’Appello in merito alle deduzioni contenute negli atti di causa ed alle risultanze istruttorie, ritiene il Collegio che dette doglianze non abbiano fondamento, tenuto conto che parte ricorrente, al di la’ degli asseriti vizi della sentenza di secondo grado, chiede, nella sostanza, che venga accordata prevalenza alla propria valutazione delle risultanze probatorie rispetto a quella compiuta dal Giudice d’appello, introducendo nel presente giudizio di legittimita’ una diversa valutazione del quadro probatorio delineato nel corso dei gradi di merito che, in questa fase del processo, non e’ ammessa.

Giova, in proposito, ribadire che l’esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonche’ la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, con l’unico limite di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza necessita’ di discutere ogni singolo elemento o confutare tutte le deduzioni difensive (ex plurimis, Cass. 7 agosto 2003, n. 11933).

Da quanto esposto emerge che, sia pure in maniera succinta, il Giudice a qua ha motivato in maniera sufficiente la sua decisione senza incorrere in alcuna delle violazioni denunciate con il ricorso in esame, che va, pertanto, rigettato.

Le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese di questo giudizio, liquidate in Euro 10,00, oltre Euro 2.500,00 per onorari ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2010

 

 

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