Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16289 del 12/07/2010

Cassazione civile sez. lav., 12/07/2010, (ud. 24/02/2010, dep. 12/07/2010), n.16289

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MONACI Stefano – rel. Presidente –

Dott. PICONE Pasquale – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO

POMA 2, presso lo studio dell’avvocato ASSENNATO GIUSEPPE SANTE, che

lo rappresenta e difende, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, PULLI CLEMENTINA, giusta delega in calce

alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 141/2006 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 06/02/2006 R.G.N. 1179/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/02/2010 dal Consigliere Dott. MONACI Stefano;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con apposito ricorso, il signor P.G., titolare di una indennita’ di accompagnamento con decorrenza dall’agosto 1994, chiedeva, ed otteneva, un decreto ingiuntivo per differenze tra gli arretrati ricevuti dall’aprile 2003 e la maggior somma risultante da un apposito prospetto.

Avverso il decreto l’Inps proponeva opposizione, che veniva rigettata dal giudice di primo grado.

In sede di impugnazione la Corte d’Appello di Bari andava in contrario avviso e, con sentenza n. 141/06, accoglieva l’opposizione ed il successivo appello dell’Inps, e revocava il decreto ingiuntivo, compensando le spese processuali.

La sentenza rilevava che le trattenute effettuate rispetto al maggior importo indicato nel prospetto, erano la conseguenza di un duplice riconoscimento della medesima prestazione, vale a dire dell’indennita’ di accompagnamento, che il P. aveva ottenuto due volte, una come invalido civile, ed una nella qualita’ di cieco assoluto.

Si trattava, peraltro, di due prestazioni non cumulabili tra loro.

Avverso la sentenza di appello, depositata in cancelleria il 6 febbraio 2006, e notificata il 4 ottobre dello stesso anno, il P. ha proposto ricorso per Cassazione, notificato, a mezzo del servizio postale, con plico trasmesso, in termine, il 22 novembre 2006, ed ha depositato successivamente una memoria integrativa.

L’intimato Inps non ha presentato difese scritte in questa fase, ma ha solamente depositato una procura rilasciata ad un difensore.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con un unico articolato mezzo di impugnazione il ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c., dell’art. 416 c.p.c., comma 3, e dell’art. 437 c.p.c., comma 2, e della L. n. 429 del 1991, art. 1, comma 2, lett. a) e b), e art. 2 nonche’ il vizio di motivazione.

Critica la sentenza per un duplice ordine di motivi, da un lato, sotto il profilo processuale, in quanto nell’opposizione proposta nel giudizio di primo grado l’Inps si era limitato ad affermare che il decreto ingiuntivo era infondato perche’ erano state scorporate le trattenute segnalate dalla sede, come risultava dalle apposite stampe meccanografiche; soltanto in grado di appello l’Istituto aveva precisato che al signor P. nello stesso periodo era stata concessa, dall’agosto 1994, l’indennita’ di accompagnamento, quale invalido civile, ed era stata riconosciuta, in data 18 maggio 1995, la qualita’ di cieco assoluto.

L’Inps aveva precisato anche che, come ente erogatore, aveva inviato il prospetto di liquidazione con l’indicazione di quanto dovuto a titolo di arretrati; il calcolo era stato effettuato sull’intera somma spettante al ricorrente sulla base del riconoscimento effettuato, ma l’assicurato era stato informato della restituzione di quanto percepito per il titolo non piu’ spettante, e che, di conseguenza, dalla somma complessivamente calcolata dovevano essere detratte le somme percepite per la prestazione assistenziale successivamente revocata perche’ le patologie erano sovrapponibili e tali da non poter giustificare distinti riconoscimenti.

Deducendo queste circostanze soltanto in grado di appello, l’Istituto aveva violato il divieto di jus novorum, che impediva che venissero dedotte circostanze nuove o proposte eccezioni nuove non rilevabili d’ufficio.

Sotto il diverso profilo del merito poi, il P. critica l’interpretazione data dalla Corte d’Appello alla L. n. 429 del 1991, sostenendo che questa ultima prevedeva invece, all’art. 2, che alle persone affette da una pluralita’ di minorazioni, che, singolarmente considerate, avrebbero dato diritto ad una delle indennita’ previste dal precedente art. 1, comma 2, lett. a) e b), spettava un’indennita’ cumulativa pari alla somma delle indennita’ attribuibili ai sensi di quelle stesse norme.

2. Il ricorso e’ fondato, e deve essere accolto.

Il primo profilo di censura non e’ fondato, perche’ la sentenza precisa, a pag. 4 della motivazione, che l’allegazione (del fatto che sarebbe stato illegittimo il godimento di una duplice prestazione, sia come invalido civile che come cieco assoluto) era gia’ contenuta nell’opposizione, da parte dell’Inps al decreto ingiuntivo.

Questa valutazione costituisce un apprezzamento di merito non suscettibile di riesame in questa sede di legittimita’.

3. E’ fondato, invece, il secondo profilo di censura, sul merito.

La materia e’ regolata dalla L. 31 dicembre 1991, n. 429, art. 2 che contiene “nuove norme in materia di indennita’ di accompagnamento ai ciechi civili ed ai pluriminorati”.

Questa norma ha disposto che “alle persone affette da piu’ minorazioni le quali, singolarmente considerate, darebbero titolo ad una delle indennita’ previste dalla L. 21 novembre 1988, n. 508, art. 1, comma 2, lett. a) e b), e art. 4 e successive modificazioni ed integrazioni, con decorrenza dal 1 marzo 1991 spetta un’indennita’ cumulativa pari alla somma delle indennita’ attribuibili ai sensi delle norme citate”.

A sua volta la citata L. n. 508 del 1988 ha previsto, art. 1, comma 2 che “l’indennita’ di accompagnamento e’ concessa: a) ai cittadini riconosciuti ciechi assoluti;

b) ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilita’ totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilita’ di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di una assistenza continua”.

Il successivo art. 4 della stessa L. n. 508 ha introdotto, infine, una speciale indennita’ in favore dei sordomuti.

La L. n. 429 del 1991, art. 2 ha modificato cosi’ la precedente normativa introducendo, per i casi in cui l’invalido abbia piu’ minorazioni che, separatamente considerate, gli darebbero titolo ciascuna ad una indennita’ distinta, una indennita’ cumulativa pari alla somma delle diverse indennita’; in pratica si deve effettuare la sommatoria delle varie indennita’ separate.

Questa problematica, del resto, e’ gia’ stata sottoposta all’esame di questa Corte, che e’ giunta appunto alla conclusione, pienamente condivisa e fatta propria dal Collegio, che “il tenore testuale della disposizione della L. n. 429 del 1991, art. 2 secondo il quale “alle persone affette da piu’ minorazioni le quali, singolarmente considerate, darebbero titolo ad una delle indennita’ previste dalla L. n. 508 del 1988, art. 1, comma 2, lett. b) e c), e art. 4 e successive modificazioni ed integrazioni, con decorrenza dal 1″ marzo 1991 spetta un’indennita’ cumulativa pari alla somma delle indennita’ attribuibili ai sensi delle norme citate”, non lascia dubbi in ordine alla finalita’ della norma, costituita dalla cumulabilita’ delle indennita’ ivi enumerate, in caso di concorrenza delle stesse, senza che possa ritenersi che presupposto del cumulo sia la percezione della indennita’ di sordomutismo, che e’ solo una delle indennita’ che possono cumularsi in caso di soggetto avente diritto a piu’ di una di quelle individuate nella predetta norma.” (Cass. civ., 13 luglio 2004, n. 12936).

4. Il ricorso percio’ deve essere accolto, mentre la sentenza impugnata deve essere cassata.

Dato che e’ necessario effettuare ulteriori accertamenti di fatto per determinare in dettaglio gli importi dovuti, la controversia deve essere rimessa ad un giudice di rinvio, che si individua nella Corte d’Appello di Lecce, cui e’ opportuno rimettere anche la liquidazione di questa fase di legittimita’.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie i ricorso, cassa la sentenza impugnata, e rinvia, anche per le spese alla Corte d’Appello di Lecce.

Cosi’ deciso in Roma, il 24 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2010

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