Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16273 del 30/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. II, 30/06/2017, (ud. 12/04/2017, dep.30/06/2017),  n. 16273

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso (iscritto al n.r.g. 20475/13) proposto da:

P.E. (c.f.: (OMISSIS)) P.A. (c.f.: (OMISSIS))

eredi di G.R. (c.f.: (OMISSIS)) parti rappresentate e

difese, per procura speciale a margine del ricorso, dall’avv.

Vincenzo Barrasso unitamente all’avv. Alessio Lazazzera, con

domicilio eletto presso lo studio del primo in Roma, largo Arenula

34 p.5;

– ricorrenti –

contro

L.C.L.;

A.R.;

– parti intimate –

avverso la sentenza n. 2057/2012 della Corte di Appello di Napoli del

25 maggio – 8 giugno 2012, non notificata;

udita la relazione di causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12 aprile 2017 dal consigliere dr. Bruno Bianchini.

Fatto

FATTI DI CAUSA

G.R. citò innanzi al Pretore di Ariano Irpino i coniugi L.C.L. e A.R. chiedendo che fosse loro ordinata la sospensione delle opere di ristrutturazione dagli stessi intraprese in un immobile di proprietà della ricorrente, detenuto dai predetti a titolo di cortesia, in quanto le stesse avrebbero compromesso la statica ed il decoro architettonico del fabbricato. I resistenti eccepirono che la G. non sarebbe stata proprietaria del bene e che comunque l’avrebbero usucapito. Concessa la sospensione richiesta, nel successivo giudizio di merito i coniugi L.C. specificarono che l’immobile era stato oggetto di ricostruzione al di fuori del sito originario, utilizzando i contributi della L. n. 1431 del 1962 e che, in base a tale normativa di settore, doveva dirsi transitato nel patrimonio comunale: tale tesi fu posta dall’adito Tribunale a fondamento del rigetto della domanda.

La Corte di Appello di Napoli rigettò il gravame della G., dando atto che la stessa aveva goduto dei contributi di cui alla L. 5 ottobre 1962, n. 1431, art. 6 per aver dovuto edificare il precedente fabbricato in altra area, così che il sedime del fabbricato diruto dal terremoto del 1962 si era acquisito all’ente territoriale.

Per la cassazione di tale decisione hanno proposto ricorso P.E. ed A., eredi della G., facendo valere due motivi di annullamento; i coniugi L.C. non hanno svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1 – Con il primo motivo viene denunciata la contraddittoria motivazione adottata dalla Corte del merito su un fatto controverso e decisivo per il giudizio costituito dalla circostanza se la ricorrente avesse o meno ricevuto il contributo per l’acquisto di altro suolo ove ricostruire l’immobile distrutto dal terremoto del 1962: si sostiene che, contrariamente all’assunto della Corte di Appello, detto contributo non sarebbe mai stato erogato, facendo con ciò venir meno la base argomentativa utilizzata per sostenere il trasferimento ex lege al patrimonio comunale del sedime della precedente costruzione: in contrario la ricorrente riporta un brano della relazione del genio civile stilata per il calcolo e la liquidazione del contributo ex lege n. 1431 del 1962, dalla quale sarebbe emerso che la liquidazione proposta era finalizzata alla sola ricostruzione, escluso quanto necessario per l’acquisto della nuova area.

1.1 – Il mezzo è inammissibile sia perchè non viene esplicitato ove la Corte di Appello non sarebbe stata conseguente nel giungere alle proprie conclusioni, date certe premesse – in questo sostanziandosi il vizio di contraddittoria motivazione – sia soprattutto perchè la censura denuncia un’erronea percezione del dato processuale, che si assume incontestabilmente emergente dagli atti, dunque facendo valere un vizio revocatorio ex art. 395 c.p.c., n. 4; va altresì messo in rilievo che comunque il mezzo difetterebbe di specificità laddove non si è riportato l’intero contenuto della relazione del Genio Civile (in cui, in ipotesi, si sarebbe anche potuta verificare una separata liquidazione del contributo per il suolo, esposta autonomamente rispetto all’indennizzo-contributo per la ricostruzione aliunde del fabbricato danneggiato dal terremoto).

2 – Con il secondo motivo si denuncia la violazione o la falsa applicazione della L. n. 1431 del 1962, art. 6 anche in relazione all’art. 42 Cost., comma 3, assumendosi, sia che sarebbe stata d’ostacolo all’effetto acquisitivo alla mano pubblica la mancata erogazione del contributo per l’acquisto del suolo (ma su ciò va fatto richiamo alle argomentazione espresse a confutazione del motivo che precede) sia che la norma prevedeva l’acquisizione delle aree relitte e non già dell’edificio su esse costruito.

2 – Il motivo è fondato in quanto la condivisibile interpretazione di cui alla L. n. 1431 del 1362, art. 6 fornita da Cass. sez. 3, 28 giugno 2005 n. 13892, pure richiamata nella sentenza impugnata, secondo la quale “In tema di provvedimenti per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto dell’agosto 1962, la L. n. 1431 del 1962 prevede l’ipotesi che motivi tecnici impongano la ricostruzione dell’immobile su area diversa da quella su cui insisteva l’edificio distrutto o danneggiato, contemplando in tal caso un contributo idoneo anche all’acquisto della nuova area; in tal caso l’area abbandonata per motivi tecnici passa a far parte del patrimonio del comune. A tal fine per “area” deve intendersi soltanto il suolo sul quale sorgeva l’edificio distrutto o danneggiato, quale entità fisica ed economica distinta dal fabbricato stesso cioè la superficie di terreno già sede del fabbricato e risultata dalla totale sua demolizione e dalla rimozione delle macerie e così resa nuda e immediatamente disponibile per altri usi, facendosi altrimenti carico al Comune di oneri indebiti per demolizione e rimozione dei materiali di risulta ovvero per la manutenzione indispensabile all’ulteriore rovina”) comportava che la Corte del merito dovesse indagare sulla sorte dell’edificio relitto sull’area dismessa, atteso che il trasferimento al comune avrebbe interessato solo il sedime del rudere o l’area ad esso circostante (se di ritenuta necessaria pertinenzialità e di proprietà del soggetto ammesso al contributo) al fine di accertare l’eventuale permanenza della proprietà in capo agli eredi della originaria attrice e, in caso positivo, di verificare la sussistenza delle condotte dedotte in sede di ricorso per nuova opera.

3 – La sentenza va dunque cassata in relazione al motivo accolto e la causa rimessa al giudice del rinvio che si designa nella Corte di Appello di Napoli in diversa composizione, anche per la regolazione del giudizio di legittimità.

PQM

 

Rigetta il 1 motivo di ricorso ed accoglie il 2; cassa, in relazione a quest’ultimo, l’impugnata sentenza e rinvia innanzi alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 12 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA