Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16270 del 30/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2020, (ud. 05/06/2020, dep. 30/07/2020), n.16270

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9778-2019 R.G. proposto da:

ARCADE s.r.l., IN LIQUIDAZIONE VOLONTARIA, in persona del liquidatore

pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO 25,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MICELI, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato GIROLAMO MONTELEONE, con procura

speciale in atti;

– ricorrente –

Contro

ICARO s.r.l. – SOCIETA’ IN CONFISCA A SOCIO UNICO, in persona del

legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA OVIDIO 26, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO AMENTA,

rappresentata e difesa dall’avvocato NICOLA PIAZZA, con procura

speciale in atti;

– resistente –

contro

N.V., M.I., N.R., A.E.,

IMMOBILIARE ALFA s.r.l., in persona del legale rappres. p.t.;

– intimati –

per regolamento di competenza avverso la sentenza n. 483/2019 della

CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositata il 11/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/06/2020 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale, Dott. LUCIO CAPASSO, il quale ha

concluso chiedendo il rigetto del ricorso per regolamento di

competenza.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

La Arcade s.r.l. ha proposto ricorso per regolamento di competenza, esponendo che: con sentenza del 17.3.15 il Tribunale di Trapani condannò la Arcade s.r.l. al pagamento, in favore della Icaro s.r.l., della somma di Euro 170.000,00 oltre iva ed interessi, dichiarandone il difetto di legittimazione attiva in ordine alla domanda di garanzia da essa proposta nei confronti di N.V. e altri, e rigettando l’eccezione d’incompetenza per materia e territorio inderogabile sollevata dalla stessa società ricorrente in quanto non riguardante un rapporto di garanzia propria idonea a radicare la competenza della sezione specializzata delle imprese.

L’Arcade s.r.l. appellò la sentenza, riproponendo la questione dell’incompetenza per materia del Tribunale di Trapani in favore della sezione specializzata per le imprese del Tribunale di Palermo, competente funzionalmente.

Con sentenza dell’11.3.19, la Corte d’appello di Palermo ha rigettato il gravame, osservando che l’eccezione d’incompetenza era inammissibile perchè tardiva in quanto dedotta nella memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6.

L’Arcade s.r.l. ha proposto regolamento di competenza avverso la suddetta sentenza affidato a tre motivi, illustrati da memoria.

Resiste la Icaro s.r.l. con scrittura difensiva ex art. 47 c.p.c., ed ulteriore memoria ex art. 380 ter c.p.c.. Il Procuratore Generale ha depositato conclusioni scritte, chiedendo il rigetto del ricorso.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 38 c.p.c., nonchè omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, deducendo che l’eccezione d’incompetenza non avrebbe potuto essere formulata nella comparsa di risposta poichè alla data della notifica della citazione non era sorta alcuna questione di connessione con controversie relative al trasferimento delle quote sociali della stessa Arcade s.r.l., questione emersa successivamente a seguito della chiamata in garanzia di N.V., M.I., N.R., A.E. e della Immobiliare Alfa s.r.l., i quali terzi si costituirono negando di essere tenuti a manlevare la ricorrente.

Con il secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 38,345,346,329,324,112 c.p.c., e art. 2909 c.c.. Al riguardo, la ricorrente si duole che la Corte d’appello abbia erroneamente ritenuto inammissibile l’eccezione d’incompetenza nonostante la formazione di un giudicato implicito, per mancata proposizione di appello incidentale di controparte, sulla ammissibilità della eccezione di competenza del Tribunale delle imprese, che la sentenza di primo grado aveva giudicato infondata.

Con il terzo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 38,112 e 187 c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 168 del 2005, art. 3, per aver la Corte distrettuale omesso di considerare che la questione di competenza della sezione specializzata per le imprese non costituisce oggetto d’eccezione in senso stretto, bensì di mera difesa non soggetta a preclusione alcuna (tranne il formarsi di giudicato), e comunque sempre rilevabile d’ufficio.

Il primo motivo è infondato. Invero, come rilevato dalla Corte d’appello e anche dalla resistente, la ricorrente aveva richiesto, nella comparsa di risposta depositata nel giudizio di primo grado, l’accertamento della sussistenza del rapporto di garanzia derivante dal contratto di cessione delle quote sociali e dalla previsione della garanzia, per cui l’eccezione d’incompetenza del Tribunale di Trapani, per essere invece competente la sezione specializzata per le imprese, avrebbe potuto e dovuto essere formulata nella stessa comparsa; era dunque tardiva l’eccezione siccome formulata nella memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6.

Anche il secondo motivo è infondato.

Al riguardo, va osservato che la parte vittoriosa in primo grado non ha l’onere di proporre appello incidentale in riferimento alle eccezioni disattese (da intendersi come quelle che risultino superate o non esaminate perchè assorbite), essendo sufficiente, a norma dell’art. 346 c.p.c., la riproposizione, espressa e tempestiva, delle questioni esaminate, dovendosi ritenere che l’appello incidentale sia richiesto per conseguire una riforma della pronuncia di primo grado e non per ottenere una semplice modifica del percorso argomentativo della sentenza di primo grado (Cass., SU, n. 13195/18; n. 22841/16; n. 9400/05).

Inoltre, va rilevato che il giudicato implicito è configurabile unicamente in relazione alle questioni ed agli accertamenti che costituiscono il presupposto logico indispensabile di un’ulteriore questione o di un altro suo accertamento sul quale si sia formato un giudicato esplicito, con la conseguenza che, in detti casi, l’impugnazione sulla questione dipendente vale ad escludere il giudicato implicito sulla prima, il che denota l’estraneità alla fattispecie in esame afferente alla questione di competenza.

Infine, il terzo motivo è parimenti infondato in quanto il rilievo d’ufficio dell’incompetenza non è avvenuto entro l’udienza di prima comparizione, come stabilito dall’art. 38 c.p.c., comma 3, (cfr. tra molte: Cass.n. 14170/19; n. 6734/18; n. 3537/14), essendosi il giudice in tale sede limitato a rinviare la decisione sulla medesima unitamente al merito.

Le spese seguono la soccombenza,

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della parte resistente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nella somma di Euro 3600,00 di cui 100,00 per esborsi, oltre alla maggiorazione del 15% quale rimborso forfettario delle spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2020

 

 

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