Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16268 del 09/07/2010

Cassazione civile sez. III, 09/07/2010, (ud. 20/05/2010, dep. 09/07/2010), n.16268

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMBROSIO Annamaria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AMERICAN SPORTING CLUB SRL, in persona del suo legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, SALITA SAN NICOLA DA

TOLENTINO l/B, presso lo studio dell’avvocato TRINCHIERI RANIERO, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato NASO DOMENICO,

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PFP SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CIMABUE 2, presso lo studio

dell’avvocato DE GASPERIS MAURIZIO, che la rappresenta e difende,

giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3 004/2 0 08 della CORTE D’APPELLO di ROMA

dell’11/07/08, depositata il 07/04/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/05/2010 dal Consigliere Dott. AMBROSIO Annamaria;

udito l’Avvocato Tranchieri Raniero, difensore della ricorrente che

si riporta agli scritti;

udito l’Avvocato De Gasperis Maurizio, difensore della

controricorrente che si riporta agli scritti;

e’ presente il P.G. in persona del Dott. RICCARDO FUZIO, che nulla

osserva rispetto alla relazione scritta.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

che:

1.- La s.r.l. AMERICAN SPORTING CLUB ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma pronunciata in data 7-4-2009 nella controversia con la s.r.l. P.F.P..

Detta sentenza, rigettando l’appello dell’odierna ricorrente, ha confermato la sentenza del Tribunale di Roma, dichiarativa della risoluzione per inadempimento del contratto di locazione inter partes.

1.1. Ha resistito al ricorso la s.r.l. P.F.P., depositando controricorso con cui ha chiesto di dichiarare l’inammissibilita’ dell’impugnazione ovvero di rigettarla.

2. Il ricorso e’ soggetto alle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, attesa la data di pronuncia della sentenza impugnata.

Essendosi ravvisate le condizioni per la decisione in camera di consiglio, e’ stata redatta relazione ex art. 380 bis c.p.c. regolarmente notificata.

2.1. Parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

1. – Nella relazione redatta ex art. 380 bis c.p.c. si legge:

“ (…)3. – Il ricorso appare inammissibile perche’ formulato senza rispettare i requisiti di cui all’art. 366 bis c.p.c. introdotto dall’art. 6 del cit. D.Lgs., in base al quale nei casi previsti dall’art. 360, nn. 1), 2), 3) e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre, nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5), l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.

Si rammenta, in particolare, che il quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c. deve comprendere l’indicazione sia della regula iuris adottata nel provvedimento impugnato, sia del diverso principio che il ricorrente assume corretto e che si sarebbe dovuto applicare in sostituzione del primo. La mancanza anche di una sola delle due suddette indicazioni rende il ricorso inammissibile (Cass. civ., Sez. 3^, 30/09/2008, n. 24339). Mentre la chiara indicazione, prevista in relazione al vizio di cui al n. 5 dell’art. 360 c.p.c., deve consistere in un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’ (Sez. Unite, 01/10/2007, n. 20603).

Inoltre la formulazione del quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c. deve avvenire in modo rigoroso e preciso, evitando quesiti multipli o cumulativi, Da cio’ consegue che i motivi di ricorso fondati sulla violazione di leggi e quelli fondati su vizi di motivazione debbono essere sorretti da quesiti separati. Invero le Sezioni Unite – pur ritenendo ammissibile, in via di principio, il ricorso per cassazione nel quale si denunzino con un unico articolato motivo d’impugnazione vizi di violazione di legge e di motivazione in fatto – hanno precisato che a tali effetti occorre che il motivo si concluda con una pluralita’ di quesiti, ciascuno dei quali contenga un rinvio all’altro, al fine di individuare su quale fatto controverso vi sia stato, oltre che un difetto di motivazione, anche un errore di qualificazione giuridica del fatto (Cass. civ., Sez. Unite, 31/03/2009, n. 7770).

3.2. Orbene, nel caso di specie, i quesiti di diritto posti in calce al primo, secondo e quarto motivo (sub 2, 3 e 5 in ricorso) sono palesemente inadeguati, risolvendosi in una enunciazione di carattere generale e astratto, priva di qualunque indicazione sul tipo della controversia e sulla loro riconducibilita’ alla fattispecie in esame, tale da non consentire alcuna risposta utile a definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non potendosi desumere il quesito dal contenuto del motivo o integrare il primo con il secondo, pena la sostanziale abrogazione del suddetto articolo (Cass. civ., Sez. Unite, 11/03/2008, n. 6420).

3.3. Inoltre il secondo e il quarto motivo (sub 3 e 5 in ricorso) – pur enunciando plurime censure ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 – non si concludono, ne’ contengono la chiara indicazione prevista in relazione al vizio motivazionale a pena di inammissibilita’.

3.4. Il terzo motivo (sub 4 in ricorso) non si conclude e non contiene ne’ il quesito di diritto, ne’ la chiara indicazione richiesti a pena di inammissibilita’ in relazione alle plurime censure formulate ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”.

2. – Il Collegio condivide le argomentazioni e conclusioni della relazione che non sono in alcun modo infirmate dalle deduzioni svolte nella memoria e che pertanto fa proprie. Osserva in particolare – quanto ai quesiti formulati – che essi si presentano del tutto sganciati dalle ragioni della decisione impugnata, la quale: 1) ha esaminato congiuntamente le critiche formulate per l’evidente interconnessione; 2) ha assunto il termine previsto dalla clausola risolutiva espressa solo come parametro di riferimento nella valutazione della gravita’ dell’inadempimento; 3) ha evidenziato il ritardo nel pagamento dei due canoni scaduti e ulteriori ritardi nel periodo antecedente e successivo all’episodio in contestazione.

3. In definitiva il ricorso va dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 3.700,00 (di cui Euro 200,00 per spese) oltre rimborso spese generali e accessori come per legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 luglio 2010

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