Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16262 del 10/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/06/2021, (ud. 17/03/2021, dep. 10/06/2021), n.16262

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7516-2017 proposto da:

AGENZIA TERRITORIALE CASA PIEMONTE NORD, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA TACITO 10, presso lo studio dell’avvocato ENRICO DANTE,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato LORENZO

BERTAGGIA;

– ricorrente –

contro

COMUNE OMEGNA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA 5,

presso lo studio dell’avvocato GUIDO FRANCESCO ROMANELLI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURIZIO FOGAGNOLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1127/2016 della COMM. TRIB. REG. PIEMONTE,

depositata il 27/09/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/03/2021 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Nord impugnava il provvedimento con cui il Comune di Omegna aveva rigettato l’istanza di rimborso dell’IMU dalla stessa versata per gli immobili di sua proprietà e destinati ad edilizia sociale per l’anno 2012, ritenendo che non spettasse all’ente la pretesa esenzione di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i).

La Commissione tributaria provinciale di Verbania rigettava il ricorso ritenendo non sussistenti i presupposti di detta esenzione.

Tale decisione veniva impugnata dall’Agenzia avanti alla Commissione tributaria regionale del Piemonte la quale rigettava l’appello con sentenza avverso la quale l’Agenzia territoriale propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi illustrati con memoria.

Il Comune di Omegna ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, dell’art. 118 disp. att. c.p.c. e dell’art. 112 c.p.c.. Sostiene che la CTR ha rigettato l’appello con motivazione generica, senza tener conto degli argomenti svolti dall’appellante.

2. Con il secondo, il terzo ed il quarto motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in riferimento al combinato disposto della L. della Regione Piemonte n. 3 del 2010, art. 28, comma 2 bis, del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9, comma 8, del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1 lett. i), del D.L. n. 1 del 2012, art. 91-bis, comma 3, secondo periodo, conv. in L. n. 27 del 2012, D.M. finanze 19 novembre 2012, n. 200. Sostiene la ricorrente che il D.M. n. 200 del 2012, avrebbe equiparato “l’utilizzo indiretto” proprio di ATC all’utilizzo diretto” proprio dei soggetti che svolgono in via istituzionale altri tipi di attività sempre con modalità non commerciali, parimenti contemplate nel D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i). La ricorrente deduce che il D.M. citato, avrebbe portata innovativa dell’ordinamento giuridico e che a partire dal 2012 l’esenzione di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1 lett. i), troverebbe applicazione al caso di specie, in quanto a partire dal 2012 sarebbero intervenute modifiche normative che consentirebbero di ampliare il presupposto oggettivo della esenzione, da individuarsi non più solo nella utilizzazione diretta dell’immobile da parte dell’ente, ma anche, in alternativa, nell’utilizzazione con “modalità non commerciali”, come prevede il D.L. n. 1 del 2012, art. 91-bis. Secondo la ricorrente, l’esenzione richiesta si giustificherebbe in quanto l’attività istituzionale da essa svolta, diretta alla ricettività sociale (tramite l’assegnazione degli immobili agli aventi diritto con procedura ad evidenza pubblica), è svolta con “modalità non commerciali”, considerata l’esiguità del canone di locazione rispetto a quelli mediamente praticati sul mercato abitativo. Il D.L. n. 203 del 2005, art. 7, comma 2-bis, conv. dalla L. n. 248 del 2005, stabiliva a quali attività fosse ricollegata l’esenzione dall’imposta. Successivamente, il D.L. n. 1 del 2012, art. 91-bis, convertito dalla L. n. 27 del 2012, abrogando il D.L. n. 203 del 2005, art. 7, comma 2-bis, ha precisato che l’esenzione in parola si applica alle sole attività individuate dalla norma che siano svolte “con modalità non commerciali”. Anche il D.M. Economia e Finanze, n. 200 del 2012, avrebbe contribuito ad innovare l’ordinamento nel senso di superare il precedente orientamento giurisprudenziale quanto all’applicabilità agli immobili degli ex IACP della esenzione dall’imposta comunale sugli immobili.

3. Osserva la Corte che i motivi di ricorso necessitano di trattazione congiunta in quanto sono connessi.

Occorre premettere che il presupposto per l’applicazione dell’IMU è il medesimo di quello previsto dall’ICI. Il D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, conv. in L. n. 214 del 2011, stabilisce, infatti, che l’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, e pertanto di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. Soggetti passivi sono “il proprietario di immobili, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, sugli stessi, anche se non residenti nel territorio dello Stato o se non hanno ivi la sede legale o amministrativa o non vi esercitano l’attività”.

Tra le ipotesi di esenzione dall’imposta in esame vi è quella invocata dalla odierna ricorrente contenuta nel D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i) (la quale, D.Lgs. n. 23 del 2011, ex art. 9, comma 8, si applica anche all’IMU), relativa agli immobili utilizzati da enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio nazionale, non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”.

Questa Corte ha ripetutamente affermato che l’esenzione in parola esige la duplice condizione dell’utilizzazione diretta degli immobili da parte dell’ente possessore e dell’esclusiva loro destinazione ad attività peculiari che non siano produttive di reddito.

Ha altresì ritenuto che tali condizioni non sussistano con riguardo agli immobili gestiti da IACP e cioè da azienda per l’edilizia residenziale pubblica, sicchè ad essi l’esenzione non spetta. Gli immobili medesimi possono, invece, beneficiare della riduzione di imposta, prevista dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, comma 4 (Cass. Sez. un. 28160/2008; Cass., n. 13542/2016; Cass. n. 14226/2015; Cass. n. 3733/2010).

Ad analoga conclusione, la giurisprudenza di legittimità è pervenuta quarto alle Agenzie territoriali per la casa (ATC), istituite con L. della Regione Piemonte n. 11 del 1993, le quali esercitano in ambito locale le funzioni già attribuite agli IACP e che sono qualificate come enti pubblici non economici, ausiliari della Regione. Questa Corte ha escluso che dette agenzie possano beneficiare dell’esenzione di cui al citato art. 7, comma 1, lett. i), mancando entrambi i requisiti previsti da tale disposizione. Da un lato, infatti, non è ravvisabile l’utilizzo diretto degli immobili da parte delle ATC, non potendosi esso rinvenire nella istituzionale destinazione alla locazione degli immobili di edilizia sovvenzionata, ed essendo a questo fine irrilevante la circostanza che tale attività sia assistita da finalità di pubblico interesse.

Dall’altro lato difetta il requisito della esclusiva destinazione degli immobili ad attività non produttive di reddito, dal momento che il godimento degli immobili da parte dei cittadini assegnatari è comunque assoggettato al pagamento di pigioni – sia pure inferiori a quelle di mercato – remunerative del capitale investito e che le finalità sociali svolte per legge da tali enti non escludono che la locazione delle unità abitative sia una attività di carattere economico (Cass. n. 34601/2019). In proposito si è altresì precisato (proprio in fattispecie relativa alle ATC istituite dalla Regione Piemonte) che la tenuità e modestia del canone corrisposto dal locatario non esclude il carattere economico dell’attività svolta dall’ente, “non essendovi equivalenza tra il concetto di corrispettivo tenue o modesto e quello di corrispettivo simbolico, il quale esclude completamente il rapporto sinallagmatico, sussistente invece nel primo caso” (Cass. n. 8964/2020).

Con riferimento all’Imu, il legislatore non ha inteso, con le modifiche apportate al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1 lett. i), e con l’emanazione del D.M. n. 200 del 2012, trasferire il trattamento fiscale degli alloggi regolarmente assegnati dall'(ex) IACP dal campo delle agevolazioni (riduzioni e detrazioni d’imposta) al campo delle esenzioni. La conferma di tale assunto si rinviene nella disposizione di cui al D.L. n. 102 del 2013, art. 2, comma 2 lett. b) (convertito in L. n. 124 del 2013), con la quale il legislatore, modificando il D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 10, sesto periodo, convertito in L. n. 214 del 2011, ha ribadito di fatto che la detrazione d’imposta si applica “agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli IACP, istituiti in attuazione del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, art. 93” (Cass. n. 1202/21)).

4. Il ricorso va, perciò, rigettato. Le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – L. di stabilità 2013), che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, l’art. 13, comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere al Comune le spese processuali che liquida in Euro 5.600,00, oltre ad Euro 200,00 per anticipazioni, al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale da remoto, il 17 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2021

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