Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16251 del 10/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/06/2021, (ud. 04/03/2021, dep. 10/06/2021), n.16251

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1572-2017 proposto da:

ZUEKEND 30 SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA C. MONTEVERDI 16, presso lo studio

dell’avvocato MARIA ASSUNTA COLUCCIA, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI ROMA CAPITALE, elettivamente domiciliato in ROMA, V. DEL

TEMPIO DI GIOVE 21, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO ROSSI,

che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3724/2016 della COMM. TRIB. REG. LAZIO,

depositata il 13/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/03/2021 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;

lette le conclusioni scritte del pubblico ministero in persona del

sostituto procuratore generale Dott. CELESTE ALBERTO che ha chiesto

l’accoglimento del primo motivo, assorbito il secondo.

 

Fatto

RITENUTO

che:

ZUECHEND 30 s.r.l. ha proposto due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 3724/16, con la quale la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, confermando la prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento Ici per gli anni 2005 e 2006, notificati dal Comune di Roma – Roma Capitale, con riguardo ad un’area di proprietà della contribuente inserita nel comprensorio urbanistico di (OMISSIS), dapprima edificabile ma poi privata di detta caratteristica in quanto inclusa nel Parco Regionale dell’Appia Antica, in forza dell’ampliamento perimetrale di quest’ultimo da parte della L.R. Lazio n. 14 del 2002.

La Commissione Tributaria Regionale, in particolare, ha rilevato che l’area in questione, ancorchè privata della originaria edificabilità, era da assoggettarsi ad Ici, D.Lgs. n. 504 del 1992, ex artt. 1 e 2, come edificabile, in quanto oggetto di compensazione urbanistica delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG, ex art. 19, in forza della quale l’edificabilità dell’area in questione (c.d. di “decollo”) poteva infatti essere esercitata su altro terreno nell’ambito delle già individuate aree di assegnazione (c.d. di “atterraggio”), con conseguente tassazione secondo il criterio del valore venale.

Roma Capitale ha resistito con controricorso.

Il P.G. ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo di ricorso la società deduce – ex art. 360 c.p.c., n. 3 violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 1 e 2, per avere la Commissione Tributaria Regionale erroneamente affermato la sussistenza nella specie del presupposto oggettivo dell’Ici, per gli anni 2005 e 2006, nonostante l’edificabilità compensativa costituisse oggetto non già dell’avvenuta assegnazione di una diversa area, quanto piuttosto di mera aspettativa, dipendendo “la certezza degli atterraggi sulle cosiddette aree di ricaduta” dal perfezionamento della procedura di compensazione edificatoria dalla approvazione “dell’Accordo di Programma da adottarsi con ordinanza del Sindaco (nel caso in esame ordinanza 161 del 2010) e con la firma della Convenzione Urbanistica (nel caso in esame 5.10.2011)”, non essendo sufficiente la adozione delle delibere del Consiglio Comunale (nel caso in esame la Delib. c.c. n. 53/2003 che individua le aree di atterraggio delle volumetrie in partenza dal Comprensorio di (OMISSIS))”.

Con il secondo motivo di ricorso la società lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e falsa applicazione della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 162 e del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, per avere la Commissione Tributaria Regionale erroneamente quantificato l’imposta in ragione del “valore di stima (dell’area) adattato ed attualizzato sulla base di tassi di sconto e coefficienti di rivalutazione”, e senza tenere conto dei parametri di legge.

La prima censura è fondata e merita accoglimento.

Va richiamato il principio di diritto stabilito dalle Sezioni Unite, con la sentenza n. 23902/2020, secondo il quale “un’area, prima edificabile e poi assoggettata ad un vincolo di inedificabilità assoluta, non è da considerare edificabile ai fini ICI ove inserita in un programma attributivo di un diritto edificatorio compensativo, dal momento che quest’ultimo non ha natura reale, non inerisce al terreno, non costituisce una sua qualità intrinseca ed è trasferibile separatamente da esso”.

La fattispecie esaminata va ricondotta nell’ambito “della compensazione urbanistica (ovvero, come talvolta anche si legge, della ‘perequazione compensativà)”, la quale è caratterizzata dal fatto che “la PA attribuisce al proprietario un indice di capacità edificatoria (credito edilizio o volumetrico) fruibile su altra area di proprietà pubblica o privata, non necessariamente contigua e di anche successiva individuazione; ciò a fronte della cessione gratuita dell’area oggetto di trasformazione pubblica, ovvero di imposizione su di essa di un vincolo assoluto di inedificabilità o preordinato all’esproprio”, e “Nel caso del diritto edificatorio di origine compensativa, particolarmente evidente è la progressività dell’iter perfezionativo della fattispecie, dal momento che quest’ultima si articola – seguendo la metafora aviatoria utilizzata in materia dagli urbanisti – in una fase (o area) di “decollo”, costituita dall’assegnazione del titolo volumetrico indennitario al proprietario che ha subito il vincolo; di una fase (o area) di “atterraggio”, data dalla individuazione ed assegnazione del terreno sul quale il diritto edificatorio può essere concretamente esercitato; di una fase di “volo” rappresentata dall’arco temporale intermedio durante il quale l’area di atterraggio ancora non è stata individuata, e pur tuttavia il diritto edificatorio è suscettibile di circolare da sè.” (Cass. S.U. n. 23902/2020 cit.).

Non è contestato che, avuto riguardo agli anni 2005 e 2006, l’area per cui è causa fosse stata deprivata della propria capacità edificatoria, ricadendo nel Comprensorio Urbanistico di (OMISSIS), inserito nel perimetro del Parco dell’Appia Antica e che il Nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Roma è stato approvato con Delib. del Consiglio Comunale 12 febbraio 2008, n. 18, e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio a marzo, entrando in vigore.

Orbene, contrariamente a quanto sostenuto dalla controricorrente, il mero avvio della procedura di compensazione urbanistica non è in grado di incidere, prima ancora che sulla quantificazione della base imponibile dell’ICI, sulla stessa ricorrenza del presupposto dell’imposta, cioè il fatto da cui dipende il sorgere dell’obbligo di pagamento del tributo (il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli siti nel territorio dello Stato, D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 1), attesa “l’ontologica autonomia giuridica ed economica del diritto edificatorio rispetto al suolo dal quale emana” (Cass. S.U. n. 23902/2020 cit.).

Nè, tantomeno, è pertinente invocare la giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 27575/2018) secondo cui “E’ assoggettato ad ICI il terreno inserito nell’ambito di una “perequazione urbanistica”, per effetto della quale viene attribuito un valore edificatorio uniforme a tutte le proprietà destinate alla trasformazione di uno o più ambiti del territorio comunale, a prescindere dalla effettiva localizzazione dei diritti edificatori, trasferibili e negoziabili separatamente dal suolo, atteso che l’applicazione di tale imposta presuppone il possesso di immobili aventi potenzialità edificatoria, sebbene non immediatamente attuabile, desunta dalla qualificazione operata nel piano regolatore generale anche semplicemente adottato”, in quanto l’esaminata fattispecie non è riconducibile alla cosiddetta perequazione urbanistica residenziale, la cui disciplina appare ispirata a differente finalità.

In applicazione del suesposto principio di diritto risulta fondato il primo motivo di ricorso per cui, assorbito il secondo motivo, va disposta la cassazione della sentenza impugnata, con la quale la Commissione Tributaria Regionale si è da esso discostata.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, sussistono i presupposti per la decisione nel merito, ex art. 384 c.p.c., mediante accoglimento del ricorso originario della società contribuente ed annullamento dell’atto impositivo.

La controvertibilità della questione giustifica la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie il ricorso originario della società contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 4 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2021

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