Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16246 del 10/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/06/2021, (ud. 25/02/2021, dep. 10/06/2021), n.16246

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CATALLOZZI Paolo – Presidente –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. FANTICINI Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19124-2014 proposto da:

B.A., ALICAR SRL IN LIQUIDAZIONE IN CONCORDATO

PREVENTIVO, elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA BUENOS AIRES

14, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO GRAZIANI, che li

rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 401/2013 della COMM. TRIB. REG. LAZIO,

depositata il 30/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/02/2021 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FANTICINI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– la Alicar S.r.l. impugnava l’avviso di accertamento, ai fini IRES, IVA e IRAP (anno d’imposta 2007), emesso dall’Agenzia delle Entrate in esito a verifica fiscale compiuta nel 2010; in relazione all’attività di rivendita di auto nuove, l’Agenzia rilevava l’inattendibilità delle rimanenze iniziali e finali e la vendita sottocosto dei veicoli; riguardo alla vendita di auto usate, oltre alle incongruenze sulle rimanenze, i verificatori recuperavano a tassazione ricavi non contabilizzati;

– la C.T.P. di Viterbo accoglieva il ricorso della società.

– la C.T.R. del Lazio, con la sentenza n. 401/28/13 del 30/12/2013, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate, riformava parzialmente la decisione di primo grado escludendo solo il recupero a tassazione di ricavi non contabilizzati e relativi a vendite collocate in un diverso anno d’imposta (2006);

– avverso tale decisione la società ha proposto ricorso per cassazione fondato su quattro motivi;

– l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col primo motivo la società ricorrente deduce (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) la nullità della sentenza per illogicità e contraddittorietà della motivazione, avendo la C.T.R. affermato che “ai costi fatturati vanno aggiunti gli incentivi ottenuti dalla casa madre e vanno anche eliminati da tale gestione tutti i costi attribuiti alla gestione delle macchine nuove poichè tali costi vanno ad erodere il reddito e, quindi, si verifica la perdita”.

Il motivo è infondato.

Se esaminata nel suo complesso, la sentenza non è nè illogica, nè contraddittoria, poichè la C.T.R. – laddove afferma che “ai costi fatturati vanno aggiunti gli incentivi ottenuti dalla casa madre e vanno anche eliminati da tale gestione tutti i costi attribuiti alla gestione delle macchine nuove poichè tali costi vanno ad erodere il reddito e, quindi, si verifica la perdita” – non ha inteso effettuare (come invece prospetta la ricorrente) una somma tra un elemento positivo (l’incentivo) ed elementi negativi (i costi fatturati e quelli di gestione), ma, piuttosto, ha spiegato che alla riscontrata vendita sottocosto (su cui la pronuncia si diffonde) non sopperiscono gli incentivi della casa automobilistica, dovendosi detrarre i costi aziendali per la gestione delle auto nuove.

2. Col secondo motivo la società ricorrente deduce (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione successiva alla modifica apportata dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134) l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, costituito dai rilievi formulati dalla società (e asseritamente trascurati dalla C.T.R.) rispetto al giudizio di antieconomicità della gestione; la ricorrente afferma, in sostanza, che, se la C.T.R. avesse considerato gli elementi indicati, sarebbero venuti meno i requisiti di gravità, precisione e concordanza posti a fondamento della ritenuta antieconomicità della gestione (e della conseguente evasione fiscale).

Il motivo è inammissibile, perchè la censura ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 non contempla l’omessa valutazione di deduzioni difensive (Cass., Sez. 1, Ordinanza n. 26305 del 18/10/2018, Rv. 651305-01), nè può sottoporsi al vaglio di legittimità il materiale probatorio avanzando, sostanzialmente, un’istanza volta al suo riesame sulla scorta di una diversa lettura del medesimo.

Infatti, “l’esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonchè la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata” (Cass., Sez. 1, Sentenza n. 16056 del 02/08/2016, Rv. 641328-01).

3. Col terzo motivo si deduce (ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5) violazione o falsa applicazione degli artt. 2683 e 2684 c.c., del R.D. n. 436 del 1928, art. 6, comma 1, del R.D. n. 1814 del 1927, art. 13 e dell’art. 94 C.d.S., nonchè omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, per avere la C.T.R. tacitamente ritenuto che non dovessero essere inseriti nell’inventario ad apertura di esercizio di veicoli usati acquistati nell’anno 2007 e che fosse da disconoscere il costo dei mezzi (usati) acquisiti nel corso dell’esercizio in mancanza di un formale annotamento al P.R.A..

Sostiene la ricorrente che l’acquisto di veicoli è retto dal principio consensualistico e che le formalità nel registro automobilistico non assumono rilievo rispetto agli effetti traslativi, sicchè non poteva trarsi la conclusione della coincidenza tra la consegna dei veicoli e gli annotamenti al P.R.A.; inoltre, il giudice d’appello avrebbe omesso di considerare la documentazione fornita dalla contribuente per dimostrare le rimanenze iniziali e l’acquisto di mezzi nel 2007.

Il motivo è inammissibile.

La ricorrente, dapprima, attribuisce alla sentenza impugnata una motivazione “tacita” – senza nemmeno peritarsi di individuare gli elementi da cui tale ratio decidendi dovrebbe ricavarsi – per poi affermare che quella motivazione è errata per contrasto con norme che non sono richiamate dal giudice del merito.

Nella pronuncia della C.T.R. non c’è traccia di questioni relative alle formalità del P.R.A. o al momento di acquisto degli autoveicoli usati considerati nell’ambito dell’anno di imposta 2007.

Il motivo, dunque, è eccentrico rispetto alla motivazione della sentenza e “La proposizione, mediante ricorso per cassazione, di censure prive di specifica attinenza al decisum della sentenza impugnata comporta l’inammissibilità del ricorso, risolvendosi in un “non motivo”. L’esercizio del diritto di impugnazione, infatti, può considerarsi avvenuto in modo idoneo solo qualora i motivi con i quali è esplicato si traducano in una critica alla decisione impugnata e, quindi, nell’esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata, da considerarsi in concreto e dalle quali non possano prescindere, dovendosi pertanto considerare nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo il motivo che difetti di tali requisiti.” (Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 15517 del 21/07/2020, Rv. 658556-01).

Parimenti inammissibile è la censura riconducibile all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, stante la patente violazione del principio di autosufficienza: difatti, “ove venga dedotto vizio di motivazione, ai sensi del combinato disposto dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente è tenuto ad indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”” (Cass., Sez. 6-3, Ordinanza n. 19987 del 10/08/2017, Rv. 645359-01).

4. Col quarto motivo la ricorrente lamenta (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione successiva alla modifica apportata dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134) l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, per avere la C.T.R. mancato di rilevare che i veicoli usati, per i quali gli annotamenti di vendita erano stati effettuati nell’anno 2007 con provento rilevato e dichiarato nell’anno successivo, erano stati comunque annoverati tra le rimanenze finali, così determinando una sostanziale invarianza economica e fiscale.

La censura è inammissibile.

Il motivo è formulato in maniera lacunosa, perchè omette di riportare le difese e le argomentazioni relative al fatto asseritamente omesso (si richiama, in proposito, la già menzionata pronuncia di Cass., Sez. 6-3, Ordinanza n. 19987 del 10/08/2017, Rv. 64535901), ed è altresì generico (al limite della sua incomprensibilità), dato che vi si svolge un astratto ragionamento del tutto avulso dal contenuto della pronuncia impugnata; inoltre, difetta qualsivoglia argomentazione relativa alla decisività del fatto non considerato.

In proposito, si ribadisce che “qualora il ricorrente, in sede di legittimità, denunci l’omessa valutazione di prove documentali, per il principio di autosufficienza ha l’onere non solo di trascrivere il testo integrale, o la parte significativa del documento nel ricorso per cassazione, al fine di consentire il vaglio di decisività, ma anche di specificare gli argomenti, deduzioni o istanze che, in relazione alla pretesa fatta valere, siano state formulate nel giudizio di merito, pena l’irrilevanza giuridica della sola produzione, che non assicura il contraddittorio e non comporta, quindi, per il giudice alcun onere di esame, e ancora meno di considerazione dei documenti stessi ai fini della decisione” (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 13625 del 21/05/2019, Rv. 653996-01).

5. In conclusione, il ricorso della Alicar S.r.l. va respinto.

Alla decisione fa seguito la condanna della ricorrente alla rifusione, in favore dell’Agenzia delle Entrate, delle spese di questo giudizio di cassazione, le quali sono liquidate nella misura indicata nel dispositivo secondo i vigenti parametri.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente a rifondere all’Agenzia delle Entrate le spese di questo giudizio, che liquida in Euro 10.000,00 per compensi, oltre a spese prenotate a debito;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Quinta Sezione Civile, il 25 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2021

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