Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16237 del 03/08/2016


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Cassazione civile sez. VI, 03/08/2016, (ud. 08/03/2016, dep. 03/08/2016), n.16237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6057-2015 proposto da:

E.L., E.R., E.G.,

ES.RA., in proprio e quali eredi di D.A., elettivamente

domiciliate in ROMA, VIA ORAZIO 31, presso lo studio dell’avvocato

CALIENDO ANGELO, rappresentate e difese dall’avvocato GIUSEPPE

ROMANO giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

M.E., in qualità di erede di L.C.,

L.M., C.P., in qualità di erede di

L.N., R.G., in qualità di erede di L.A.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CHIALA 125/D, presso lo

studio dell’avvocato FEDELMASSIMO RICCIARDELLI, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato BRUNO RICCIARDELLI giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

M.R., M.A., M.S., M.M.,

C.L., C.A., C.I., C.C.,

CA.AN., LO.MI., R.V., R.C.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 80/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 10/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’08/03/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI

LOMBARDO;

udito l’Avvocato Innocenzo Calabrese (delega avvocato Romano)

difensore dei ricorrenti che si riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che:

– D’.Ad. convenne in giudizio L.M., L.N., Lo.Mi., L.C. e L.A., chiedendo che i convenuti fossero condannati all’arretramento fino alla distanza legale della costruzione da essi edificata sul fondo finitimo a quello di essa attrice nonchè al risarcimento del danno;

– nella resistenza dei convenuti, il Tribunale di Torre Annunziata rigettò le domande attoree;

– sul gravame proposto in via principale da E.R., E.G., Es.Ra. ed E.L. (quali eredi di D.A., nel frattempo deceduta) e in via incidentale da L.M. (in proprio e quale erede – unitamente a L.N., Lo.Mi. e L.C. – di L.A., deceduta nelle more del giudizio), la Corte di Appello di Napoli dichiarò inammissibile l’appello principale e inefficace ai sensi dell’art. 334 c.p.c., comma 2 l’appello incidentale tardivamente proposto;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorrono E.R., E.G., Es.Ra. ed E.L. sulla base di due motivi;

– resistono con controricorso M.E. (nella qualità di erede di L.C.), L.M., C.P. (quale erede di L.N.), R.G. (quale erede di L.A.);

– M.R., M.A., M.S. e M.M. (quali eredi di L.C.), C.L., C.A., C.I., C.C., Ca.An. e C.F. (quali eredi di L.N.), Lo.Mi., nonchè R.V., R.G. e R.C. (quali eredi di L.A.), ritualmente intimati, non hanno svolto attività difensiva.

Atteso che:

– il primo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli arti. 303-305 c.p.c., per avere la Corte territoriale dichiarato l’inammissibilità dell’appello per la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi di L.A. (a seguito della interruzione del procedimento per l’intervenuto decesso della stessa), senza considerare che esisteva agli atti il ricorso per riassunzione e il contestuale decreto di fissazione dell’udienza, con la relata di notifica eredi della L.) è manifestamente infondato, in quanto dalla relata del ricorso per riassunzione risulta soltanto la data di spedizione della notifica e non quella di ricevimento, cosicchè, in mancanza di prova della ricezione dell’atto di riassunzione da parte dei destinatari (prova non fornita neppure con la produzione di successivi atti), esattamente i giudici di appello hanno ritenuto l’onere di integrazione del contraddittorio non adempiuto;

– il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, con riferimento alla mancata pronuncia della Corte di Appello sulla istanza di rimessione in termine presentata dal procuratore delle eredi di D’.Ad. all’udienza del 15.11.2013) è manifestamente infondato, non ricorrendo nella dedotta omessa pronuncia un errore nella ricostruzione del fatto denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, bensì – semmai – una violazione della legge processuale non dedotta dai ricorrenti;

– il ricorso va, pertanto, rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 2.200,00 (duemiladuecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 8 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 agosto 2016

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