Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16234 del 10/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/06/2021, (ud. 04/02/2021, dep. 10/06/2021), n.16234

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12395-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, Piazza Cavour

presso la cancelleria della Corte di Cassazione rappresentato e

difeso dall’avvocato PASQUALE RINALDI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3034/2017 della COMM. TRIB. REG. PUGLIA,

depositata il 17/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/02/2021 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI.

 

Fatto

RITENUTO

che:

Con avviso di rettifica e liquidazione emesso in data 20/3/2013 l’Agenzia dell’entrate chiese ad G.A. il pagamento di maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale, per l’accertato diverso valore di mercato di due fabbricati in corso di costruzione, di mq. 276, con annessa corte di pertinenza di mq. 130, e di una villetta sviluppantesi su due piani fuori terra, piano seminterrato adibito a cantina, con annessa corte scoperta e locale garage, ubicati in (OMISSIS) (FG), in relazione ad atto denominato “dazione in pagamento”, stipulato con la Di Cosmo Impresa di Costruzioni s.r.l., nel quale le parti contraenti si davano atto che la costruzione di detti fabbricati era stata eseguita a cura e spese della società, e quindi di proprietà di quest’ultima, per cui erano da intendersi oggetto di trasferimento soltanto i suoli edificabili sui cui insistevano i beni medesimi.

Il contribuente impugnò l’avviso eccependo, tra l’altro, che la pretesa impositiva era illegittima in quanto nell’atto notarile di dazione in pagamento non erano da ricomprendere i fabbricati, come reso palese dal contenuto della premessa del rogito, nella quale l’estinzione veniva riferita al diritto di credito scaturente dalla cessione della proprietà del suolo edificabile, al quale era stato convenzionalmente attribuito il valore di Euro 210.000,00, che l’ammontare del credito vantato per la costruzione di una villetta era stato stimato, sempre di comune accordo, in Euro 120.000,00, e che la società Di Cosmo Impresa di Costruzioni aveva corrisposto al G. la somma di Euro 90.000,00 estinguere ogni pendenza tra le parti.

La CTP di Foggia accolse il ricorso del contribuente e la CTR della Puglia respinse l’appello dell’Agenzia dell’entrate osservando che erroneamente l’ente impositore aveva qualificato compravendita l’atto in questione anzichè come atto di dazione in pagamento, come risulta dalla volontà manifestata dalle parti e dalle pattuizioni contenute nell’atto stesso, “il quale riferimento soltanto alla cessione del suolo edificabile su cui insistono le unità immobiliari”, dovendosi escludere i “fabbricati realizzati dall’impresa costruttrice (…) a sua cura e spese, che li ha successivamente rivenduti”, incassando “numerosi acconti, tutti in data antecedente la stipula del contratto de quo”.

Avverso tale sentenza l’Agenzia dell’entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, mentre il contribuente ha depositato controricorso.

La ricorrente ha depositato istanza di fissazione di udienza a seguito di diniego di definizione agevolata D.L. n. 119 del 2018, ex art. 6, non impugnato, come da allegata nota della Agenzia dell’entrate – Direzione Provinciale di Foggia.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo la ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36, dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e la conseguente nullità della sentenza impugnata per difetto di motivazione, essendo impossibile individuare le ragioni della decisione avuto riguardo, in particolare, alla affermata dimostrazione, da parte del contribuente, dei proprio assunti.

Con il secondo motivo deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 20,51,52, in quanto la CTR, a riprova della ritenuta cessione del suolo edificabile, appartenendo i fabbricati alla società costruttrice, ha considerato gli atti notarili di compravendita dei predetti fabbricati in favore di terzi, nonostante l’atto tassato risultasse stipulato antecedentemente, in data (OMISSIS), come attestato dal numero di repertorio progressivo.

La prima censura è infondata.

In tema di processo tributario è nulla, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61, nonchè dell’art. 118 disp. att. c.p.c., la sentenza della commissione tributaria completamente priva dell’illustrazione delle censure mosse dall’appellante alla decisione di primo grado e delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderle e che si sia limitata a motivare “per relationem” alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa, poichè, in tal modo, resta impossibile l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento della decisione (Cass. n. 24452 del 2018, Cass. n. 15884 del 2017).

Nel caso di specie, tuttavia, non può ritenersi che la CTR si sia limitata alla condivisione della motivazione del giudice di primo grado, avendo esplicitato il percorso logico giuridico seguito per pervenire alle proprie conclusioni, coincidenti con quelle della sentenza appellata, attraverso la valutazione – erronea per quanto si dirà appresso – di una serie di elementi fattuali (contenuto negoziale dell’atto, assunzione dei costi di costruzione, rivendita dei fabbricati a terzi, acquisizione da parte della società costruttrice di acconti dagli acquirenti dei fabbricati in epoca antecedente alla stipula dell’atto presentato alla registrazione) ritenuti decisivi circa il mero trasferimento del suolo edificabile.

La seconda censura è invece fondata e va accolta.

La questione sottoposta alla Corte, in estrema sintesi, è se il valore dei manufatti realizzati dalla società Di Cosmo Impresa di Costruzioni su suolo di proprietà del contribuente potesse essere posto a base dell’atto impositivo impugnato, in applicazione dei principi dell’accessione, ovvero se, in ragione della disciplina convenzionale posta in essere dalle parti dell’atto denominato “dazione in pagamento”, si debbano ritenere gli stessi di esclusiva proprietà del costruttore e, quindi, estranei all’accertamento dell’Agenzia dell’entrate.

Alla cessione di un suolo, la presunzione di accessione al bene immobile trasferito dei manufatti sullo stesso insistenti, posta dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 24, è certamente una presunzione “iuris tantum”, che può essere vinta, però, esclusivamente dalla prova che il fatto materiale dell’incorporazione ha avuto luogo successivamente al negozio traslativo del diritto reale relativo al suolo, ovvero, se ha avuto luogo anteriormente, dalla prova che l’edificazione è stata preceduta o accompagnata da un altro negozio, contenuto in un atto scritto fornito di data certa, avente ad oggetto l’attribuzione da parte del cedente in favore del cessionario di un diritto di superficie sul suolo (Cass. n. 21585 del 2005, Cass. n. 10580 del 2007).

Ai fini del superamento della presunzione, non assume rilievo decisivo l’intenzione espressa nell’atto presentato alla registrazione, in quanto bisogna guardare, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, alla “intrinseca natura” ed agli “effetti giuridici” che l’atto medesimo è in grado di produrre, ben potendo non corrispondere al titolo ed alla forma apparente.

Neppure è decisivo, ai fini qui considerati, il fatto che la società Di Cosmo Impresa di Costruzioni si fosse resa esecutrice materiale delle costruzioni, su incarico del contribuente, proprietario del suolo, o che tale società avesse sopportato i costi di costruzione, circostanze non in grado di incidere sull’acquisto della proprietà (separata) della costruzione, in quanto, ai sensi dell’art. 934 c.c., le costruzioni realizzate con materiali propri su suolo altrui, in difetto di un’espressa disposizione di legge o di una specifica pattuizione, sono acquistate “ipso iure” dal proprietario del fondo al momento dell’incorporazione.

L’art. 934 c.c., infatti, disponendo che qualunque costruzione esistente sopra il suolo appartiene al proprietario di questo, salvo che risulti diversamente dalla legge o dal titolo, ha inteso riferirsi, quanto alle disposizioni contrarie contenute nella legge, in primo luogo alle disposizioni concernenti il diritto di superficie (art. 952 e ss.), in secondo luogo alle norme relative alle addizioni dell’enfiteuta (art. 975, comma 3), dell’usufruttuario (art. 986, comma 2), del possessore (art. 1150, comma 5) e del locatore (art. 1593), per le quali lo jus tollendi e quasi sempre la regola, se non ne venga nocumento alla cosa e, quanto alle eccezioni contenute nel titolo, alle costituzioni di diritti reali, fra i quali, oltre alla costituzione diretta di un diritto di superficie, e la cosidetta concessione ad aedificandum, con la quale il proprietario del suolo rinuncia a fare propria la costruzione che sorgerà su di esso.

Come ha avuto modo di evidenziare questa Corte, si tratta di accordi negoziali che, essendo relativi a diritti reali, o importando il trasferimento di proprietà immobiliari, devono risultare per atto scritto ad substantiam, come anche per iscritto deve risultare la rinuncia del proprietario al diritto di accessione, traducendosi sostanzialmente nella costituzione di un diritto di superficie (cfr. Cass. n. 2946 del 1966).

Ne discende che, contrariamente a quanto ritenuto dal Giudice di appello, va escluso rilievo decisivo alla “intestazione dell’atto medesimo”, ed alle “pattuizioni esplicitamente riportate nel medesimo atto”, che fanno riferimento soltanto alla cessione del suolo edificabile su cui insistono le unità immobiliari”, così come alla rivendita a terzi, da parte della società, dei fabbricati, dal momento che neppure i relativi rogiti, cronologicamente successivi a quello oggetto di causa, come attestato dal numero di repertorio (dato riportano nel ricorso per cassazione e non contestato).

Va dato rilievo, viceversa, alla circostanza che il contribuente non ha dedotto – e neppure provato – l’esistenza di alcun atto scritto traslativo o abdicativo di diritti reali, nei termini sopra ricordati, antecedente a quello stipulato il (OMISSIS) ed oggetto d’imposizione in quanto dall’Amministrazione finanziaria ritenuto idoneo a realizzare siffatti effetti giuridici.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa di merito decisa nel merito con il rigetto del ricorso originario del contribuente.

L’evoluzione della vicenda processuale giustifica la compensazione delle spese processuali dei gradi merito, mentre quella del presente giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e decidendo nel merito rigetta l’originario ricorso del contribuente. Compensa le spese di giudizio dei gradi di merito e condanna il controricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.500,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della V Sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 4 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2021

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