Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16230 del 09/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 09/07/2010, (ud. 26/05/2010, dep. 09/07/2010), n.16230

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

SANCIVI DI CIVIDINI SANTINO & C. SNC IN LIQUIDAZIONE in persona

del

Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIALE

GIULIO CESARE 14 SC. A INT. 4, presso lo studio dell’avvocato PAFUNDI

GABRIELE, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato FELLI

ENRICO, giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 154/2005 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

BRESCIA, depositata il 26/09/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2010 dal Consigliere Dott. PARMEGGIANI Carlo;

udito per il ricorrente l’Avvocato PAFUNDI, che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA Vincenzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

In data 6-9-2000 erano notificati alla societa’ Sancivi s.n.c. di Cividini Santino & c. due avvisi di accertamento e rettifica con i quali erano accertati per l’anno 1995 un debito di imposta di L. 189.600.000, e per il 1996 di L.. 305.946.000, oltre sanzioni ed interessi, in relazione ad un verbale di constatazione della G.di F. da cui emergeva la indebita detrazione di costi relativi ad operazioni inesistenti documentati da fatture emesse da Mar.Co s.r.L..

Sosteneva l’Ufficio che tale ultima societa’ si interponeva fittiziamente tra imprenditori del settore edile (tra cui la Sancivi s.n.c.) reali destinatari di prestazioni, e prestatori di opera non conosciuti al fisco.

Gli avvisi erano impugnati dalla societa’ innanzi la Commissione Tributaria Provinciale di Bergamo, che riuniva i ricorsi e li accoglieva, annullando gli avvisi medesimi.

Proponeva appello la Agenzia delle Entrate ufficio di Romano di Lombardia, e la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, sezione staccata di Brescia, con sentenza n. 154/66/05 in data 14 febbraio 2005, depositata in data 26 settembre 2005, accoglieva il gravame, riformando la decisione impugnata.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione la societa’, con due motivi.

La Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la societa’ deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 e degli artt. 2727 e 2729 c.c. nonche’ vizio di omessa od insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia.

Rileva che la CTR ha motivato la decisione affermando che l’Ufficio aveva effettuato le rettifiche di cui agli avvisi impugnati sia sulla base” di riscontri documentali emersi dalla attivita’ istruttoria sia su di una serie di “elementi gravi precisi e concordanti” tratti dal P.V.C, a carico della Sancivi s.n.c. e da un verbale di verifica generale redatto a carico della Mar.CO s.r.L, dai quali si puo’ ragionevolmente presumere che quest’ultima societa’ si sia interposta fittiziamente tra imprenditori del settore edile, reali destinatari di prestazioni, e prestatori d’opera ignoti al fisco” omettendo del tutto di precisare quali fossero i riscontri documentali e gli elementi “gravi, precisi e concordanti” su cui la decisione e’ fondata. La assoluta carenza espositiva delle prove a carico del contribuente, in fattispecie il cui l’onere della prova grava sulla Amministrazione, determina quindi, ad avviso della societa’, la nullita’ della decisione impugnata.

Con il secondo motivo, deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. con vizio di omessa ed insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia.

Espone che la CTR ha ritenuto che “la mera eventuale correttezza e regolarita’ formale della documentazione contabile ed amministrativa della societa’ appellata (peraltro neppure congruamente provata) non puo’ essere considerata esimente in tutta evidenza, e quindi portare a determinazioni differenti da quelle cui nella fattispecie e’ intervenuto l’Ufficio, atteso che cio’ che rileva e’ il diverso dato della correttezza sostanziale, cui sono appunto finalizzati i controlli”. Ad avviso della societa’ tale affermazione viola i principi di cui all’art 2697 c.c. in quanto nella specie l’onere della prova grava sulla Amministrazione ed in mancanza di tali elementi non puo’ essere misconosciuta la regolarita’ della documentazione contabile della contribuente, ribaltando sulla medesima l’onere di cui sopra. I due motivi attengono entrambi alla motivazione della sentenza impugnata e possono essere esaminati congiuntamente. Occorre premettere che al giudice di merito, spetta, in via esclusiva, il compito di individuare la fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne la attendibilita’ e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicita’ dei fatti sottesi, dando cosi’ liberamente prevalenza all’uno od all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge.

In tale ambito discrezionale, non costituisce violazione del principio dell’onere della prova valutare come poco o per nulla rilevante un elemento probatorio fornito dalla parte non in primo luogo onerata, negando a priori una forza “esimente” (ovvero la capacita’ di opporre all’apparato di parte opposta fatti con valore modificativo ed estintivo dei medesimi, ex art 2697 c.c., comma 2) con argomentazioni logicamente corrette, quali la constatazione che coloro i quali utilizzano fatture per prestazioni inesistenti curano per prima cosa la regolarita’ formale della contabilita’ e degli strumenti di pagamento, se’ da costituire tale particolarita’ una connotazione tipica della fattispecie considerata di evasione fiscale.

Tale corretta osservazione, tuttavia, costituisce premessa della illustrazione degli elementi di prova esposti dalla parte in via principale onerata, (nella specie l’Ufficio) essendo evidente che un mancato assolvimento dell’onere sulla medesima spettante comporta la irrilevanza della stessa argomentazione, priva dell’oggetto con cui confrontarsi. Nella specie, tale enunciazione manca completamente.

Corrisponde infatti al vero il rilievo della ricorrente secondo cui la CTR non ha in alcun modo spiegato ed illustrato gli elementi (ritenuti determinanti) di ordine documentale ed indiziario forniti dall’Ufficio su cui la decisione dichiara di essere fondata.

Occorre rammentare il principio assodato di questa Corte secondo cui ricorre il vizio di omessa motivazione, nella duplice manifestazione di difetto assoluto o motivazione apparente quando il giudice di merito apoditticamente neghi che sia stata data la prova di un fatto, ovvero che, al contrario, affermi che tale prova sia stata fornita, omettendo un qualsiasi riferimento sia al mezzo di prova che ha avuto a specifico oggetto la circostanza in questione, sia al relativo risultato (v. Cass. n. 871 del 2009). Nel caso in questione si e’ verificata la seconda ipotesi, con impossibilita’ di comprendere l’iter logico – giuridico su cui si fonda la sentenza impugnata.

Questa deve quindi essere cassata e rinviata per nuovo esame a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che provvedera’ anche sulle spese di questa fase di legittimita’.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che provvedera’ anche sulle spese di questa fase di legittimita’.

Cosi’ deciso in Roma, il 26 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 luglio 2010

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