Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16226 del 09/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 09/07/2010, (ud. 26/05/2010, dep. 09/07/2010), n.16226

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – rel. Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE in persona del Ministro pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrenti –

contro

FILATURA STELLA SRL IN LIQUIDAZIONE, elettivamente domiciliato in

ROMA VIA UMBERTO BOCCIONI 4, presso lo studio dell’avvocato CASSIANO

ANTONIO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

TRAVERSI ALESSANDRO, giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 21/2001 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata il 04/11/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2010 dal Consigliere Dott. MARIAIDA PERSICO;

udito per il ricorrente l’Avvocato GIACOBBE, che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA Vincenzo che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La societa’ Filatura Stella per l’anno 1982 presentava la dichiarazione annuale IVA e contestualmente chiedeva il rimborso di L. 21.266.000 per Iva a credito; tale dichiarazione non era sottoscritta e solo successivamente, nelle more del contenzioso tributario, veniva regolarizzata ai sensi del D.L. n. 330 del 1994, art. 1, convertito in L. n. 473 del 1994. Conseguentemente l’ufficio provvedeva al rimborso del credito IVA e degli interessi mora tori che riconosceva a decorrere dalla regolarizzazione della domanda. La contribuente, ritenendo che gli interessi dovessero invece esserle riconosciuti a decorrere dall’iniziale domanda (e piu’ precisamente dal 90 giorno successivo alla presentazione della stessa), adiva la Commissione Tributaria Provinciale. Quest’ultima, resistendo l’ufficio, accoglieva il ricorso ritenendo che Il D.L. n. 330 del 1994, art. 1, cit. come convertito, sanasse la domanda con efficacia ex tunc. Contro la relativa sentenza proponeva appello l’Agenzia eccependo l’inesistenza giuridica di una domanda di rimborso non firmata e quindi l’inesistenza dell’obbligazione di rimborso prima della regolarizzazione della stessa; la contribuente resisteva. La Commissione Tributaria Regionale rigettava l’appello con la sentenza di cui in epigrafe.

Avverso tale ultima sentenza l’Agenzia delle entrate e l’Amministrazione dell’Economia e delle Finanze in data 24.5.2001 hanno proposto ricorso per cassazione articolato in un motivo unico.

La contribuente controdeduce.

Diritto

MOTIVAZIONE

Preliminarmente va dichiarata l’inammissibilita’ del ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per non essere stato lo stesso parte del giudizio di merito. Inoltre va dichiarata l’ammissibilita’ del ricorso proposto dall’Agenzia: deve infatti rilevarsi che la sentenza impugnata e’ stata depositata il 4.11.2004, che la stessa non e’ stata notificata e che quindi l’ultimo giorno per effettuare la notifica del ricorso, ai sensi dell’art. 327 c.p.c., era il 20.12.2005 .Tale termine, diversamente da quanto eccepito dalla contribuente, e’ stato rispettato essendo stata la notifica richiesta all’UNEP il giorno 20.12.05, ed eseguita dall’ufficiale giudiziario a mezzo del servizio postale con r/r spedita il 21.12.2005 e ricevuta il 28.12.2005, come si ricava – per la richiesta e la spedizione – dalle annotazioni apposte sull’originale del ricorso sulla prima e sull’ultima pagina, e dalla ricevuta di ritorno depositata per il ricevimento.

Con motivo unico l’Agenzia denuncia la violazione del D.L. n. 330 del 1994, art. 1, comma 9 ter come convertito; del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38 nonche’ degli artt. 1218 e 1219 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) per avere l’impugnata sentenza erroneamente attribuito efficacia giuridica alla dichiarazione IVA, con contestuale domanda di rimborso, (inizialmente non sottoscritta) non dal momento della sua regolarizzazione (ai sensi del citato D.L. n. 330 del 1994, art. 1) ma, ritenendo l’efficacia sanante ex tunc di tale ultima norma, fin dal momento della sua presentazione.

La censura e’ fondata potendo trovare applicazione il principio gia’ affermato da questa Corte (2463 del 2007), che si ritiene di condividere, secondo il quale: ” In tema di IVA, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 37 (nel testo, applicabile “ratione temporis”, anteriore alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, art. 11), la dichiarazione annuale priva della sottoscrizione del contribuente non e’ affetta da nullita’, ma la sua presentazione equivale alla mancata presentazione della dichiarazione stessa, consentendo all’Amministrazione di procedere ad accertamento induttivo, salvo che il contribuente non provveda alla sottoscrizione entro trenta giorni dal ricevimento dell’apposito invito dell’Ufficio: tale sottoscrizione, peraltro, non comportando la sanatoria del vizio, ma operando esclusivamente come causa impeditiva dell’accertamento, e’ efficace dal momento in cui sia stata effettivamente apposta, con la conseguenza che, qualora dalla dichiarazione emerga un credito d’imposta del quale sia stato chiesto il rimborso, il diritto del contribuente a percepire i relativi interessi decorre necessariamente dal momento in cui egli abbia provveduto a sottoscrivere la dichiarazione, rendendola cosi’ conforme alla previsione normativa” (Nello stesso senso anche Cass. n. 7890 del 2007; n. 14506 del 2001).

Ancora questa Corte ha affermato (Cass. n. 22018 del 2006) “Ai fini del rimborso dell’i.v.a., anche relativamente agli anni 1994 e 1995, conformemente al regime poi adottato nel 1997 e nel 1998 e collocato nella disposizioni generali relative alla dichiarazione (formula introdotta dal D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 11, comma 1, lett. c) a modifica del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 37, comma 1 e sostanzialmente riprodotta nel D.P.R. n. 322 del 1998, art. 8), la dichiarazione annuale recante il credito di imposta, nulla per mancanza di sottoscrizione, poteva essere sanata con la sottoscrizione tardiva, apposta entro trenta giorni dall’invito rivolto al contribuente dall’ufficio tributario competente. Il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, comma 2 nel testo (antecedente alla modifica apportata dal D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 14, comma 1, lett. b) modificato dalla L. n. 473 del 1994 (di conversione, del D.L. n. 330 del 1994), ha, infatti, efficacia non limitata all’accertamento induttivo, ma generale, ossia estesa a tutti i profili del rapporto tributario. Ne consegue che, in mancanza di sottoscrizione del contribuente, la richiesta di rimborso e’ priva di effetti”. (Nello stesso senso anche Cass. n 21673 del 2006) In effetti la normativa alla quale fare riferimento e’ costituita dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 37, comma 1 e art 38 bis e art. 55, comma 2, nella formulazione applicabile ratione temporis: i primi due – nel testo antecedente alle modifiche apportate con il D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 11, comma 1, lett. c) – stabilivano che “Le dichiarazioni previste dal presente decreto devono essere sottoscritte dal contribuente o da un suo rappresentante legale o negoziale” e che “i rimborsi previsti dall’art. 30 sono eseguiti su richiesta fatta in sede di dichiarazione annuale”; l’ultimo – nel testo come modificato dal D.L. n. 330 del 1994, art. 1, comma 9 ter – stabiliva che l’Ufficio IVA potesse procedere all’accertamento induttivo nei confronti dei contribuenti che avessero omesso la dichiarazione annuale anche nel caso in cui la dichiarazione presentata (fosse stata) priva di sottoscrizione e il contribuente non (avesse) provveduto, entro trenta giorni dal ricevimento definitivo da parte dell’ufficio dell’imposta sul valore aggiunto, alla sottoscrizione”.

Sulla base di tali norme puo’ affermarsi – come correttamente sostiene la contribuente nel controricorso – che la dichiarazione annuale IVA con contestuale domanda di rimborso del credito IVA, priva di sottoscrizione, non e’ affetta da nullita’, non essendo prevista una siffatta sanzione dalla normativa applicabile ratione temporis, ma e’ equiparata all’omessa presentazione della dichiarazione medesima, salvo che il contribuente non la sottoscriva entro trenta giorni dal ricevimento dell’apposito invito da parte dell’Ufficio. Escludere la nullita’ della dichiarazione IVA non sottoscritta non determina, peraltro, l’assoluta irrilevanza della mancata sottoscrizione: ed, infatti (Cass n. 10098 del 2005), la sottoscrizione “sopravvenuta” pur non potendo sanare una nullita’ che, come detto, non e’ normativamente sanzionata, opera tuttavia, oltre che come causa impeditiva del potere “speciale” di accertamento attribuito all’Ufficio dalla norma in esame, anche come dies a quo del diritto del contribuente a maturare eventuali interessi. Solo nel momento in cui la sottoscrizione, originariamente omessa e’ stata effettivamente apposta,rendendola cosi’ conforme alla previsione normativa, si verifica una sorta di “consolidamento” della dichiarazione “viziata” che la rende perfettamente equiparabile ad una dichiarazione esente dal vizio, cosi’ che solo da tale momento puo’ sorgere il diritto (eventuale) del contribuente a percepire i relativi interessi, non potendo certo lo stesso derivare da un ritardo nel rimborso non imputabile all’Ufficio.

Il ricorso va pertanto accolto e la sentenza impugnata va cassata; la causa, siccome non bisognevole di nessun ulteriore accertamento fattuale, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., deve essere decisa da questa Corte nel merito con il rigetto della domanda di primo grado della societa’ resistente.

Le spese dell’intero giudizio vanno integralmente compensate tra le parti ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, tenuto conto del periodo di formazione del principio sopra indicato in relazione alla data di presentazione del ricorso per cassazione.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze; accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso iniziale della contribuente; compensa integralmente tra le parti le spese processuali dell’intero giudizio.

Cosi’ deciso in Roma, il 26 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 luglio 2010

 

 

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