Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16222 del 03/08/2016


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Cassazione civile sez. VI, 03/08/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 03/08/2016), n.16222

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento di competenza 15969-2015 proposto da:

N.D., ((OMISSIS)), elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZALE DELLE BELLE ARTI 8, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO

PELLICANO’, che la rappresenta e difende giusta procura a margine

del ricorso;

– ricorrente –

e contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, ((OMISSIS)),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati

ANTONIETTA CORETTI, VINCENZO TRIOLO, VINCENZO STUMPO giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– resistente con procura –

sulle conclusioni scritte del P.G., in persona del Dott. SERVELLO

GIANFRANCO, chiede che la CORTE DI CASSAZIONE, in camera di

consiglio, accolga il ricorso e dichiari la competenza del Tribunale

di Reggio Calabria in ordine al giudizio indicato in premessa;

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA 28/4/2015,

depositata il 28/4/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

9/6/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CATERINA MAROTTA.

Fatto

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO

1 – Con atto di pignoramento presso terzi notificato in data 5/11/2013, N.D. agiva esecutivamente nei confronti dell’I.N.P.S., Ente debitore, e della Banca Carime S.p.A., terzo pignorato, sulla base del titolo esecutivo costituito dalla sentenza della Corte di appello di Catanzaro, giudice del lavoro, e dell’atto di precetto regolarmente notificato per un credito di Euro 696,93 e contestualmente citava il terzo ed il debitore a comparire innanzi al Tribunale, giudice dell’esecuzione, di Catanzaro. All’udienza del 2/12/2013, fissata per la dichiarazione dell’obbligo del terzo e l’assegnazione delle somme pignorate, compariva l’I.N.P.S. e contestava l’esistenza e l’oggetto dell’obbligazione del terzo verso il debitore esecutato in particolare eccependo l’intervenuto pagamento. Il creditore contestava l’opposizione in quanto pretestuosa, infondata ed indimostrata. Alla successiva udienza del 4/2/2014 l’I.N.P.S. depositava attestazione di Poste Italiane S.p.A. di avvenuto storno della somma di Euro 658,88 posta in pagamento in favore di N.D.. Il creditore insisteva per l’assegnazione. Il giudice dell’esecuzione, con provvedimento notificato in data 11/4/2014, sospendeva la procedura esecutiva ed assegnava il termine perentorio di 60 giorni per l’instaurazione del giudizio di merito. Tale giudizio veniva riassunto dalla N. innanzi al Tribunale di Reggio Calabria, giudice del lavoro; quest’ultimo, con ordinanza resa all’udienza del 28/4/2015, accoglieva l’eccezione formulata dall’I.N.P.S. e dichiarava la propria incompetenza per territorio in favore del Tribunale di Catanzaro, giudice del lavoro, sul rilievo che il credito per il quale ha agito esecutivamente discende dalla sentenza n. 1534/2010 della Corte di appello di Catanzaro.

Avverso tale provvedimento N.D. propone ricorso per regolamento di competenza.

L’I.N.P.S. ha depositato procura in calce al ricorso notificato.

2 – Ritiene il Collegio di condividere in toto le conclusioni del Procuratore Generale.

Occorre premettere che, nel caso di specie, il diniego di competenza non è stato reso dal giudice dell’esecuzione ma dal giudice del lavoro (Tribunale di Reggio Calabria) adito in sede di opposizione all’esecuzione e, dunque, nella sua qualità di giudice della cognizione, con la conseguenza che il ricorso per regolamento di competenza è senz’altro ammissibile non essendo invocabili i precedenti di questa Corte (Cass. 23 ottobre 2015, n. 21665; Cass. 8 agosto 2014, n. 17845) intervenuti in fattispecie in cui veniva solo in discussione l’osservanza delle norme che attengono al regolare svolgimento del processo esecutivo.

Ciò precisato, va ricordato che, a norma dell’art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena, sicchè in ipotesi di opposizione agli atti esecutivi proposta avverso l’espropriazione presso terzi intrapresa per la riscossione coattiva di crediti previdenziali, la tutela giudiziaria esperibile deve realizzarsi con il rito previsto per le controversie individuali di lavoro (cfr. Cass. 30 dicembre 2014, n. 27527; Cass. 29 maggio 2014, n. 12055).

E’ stato, altresì, affermato che: “In tema di opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi, l’art. 618-bis c.p.c., comma 2, come modificato dalla L. n. 52 del 2006, nella parte in cui prevede che in caso di opposizioni proposte ad esecuzione già iniziata la competenza del giudice dell’esecuzione resta ferma solo ‘nei limiti dei provvedimenti assunti con ordinanzà, fa riferimento ai soli provvedimenti ordinatori e interinali (quali la sospensione dell’esecuzione), cosicchè, relativamente alla fase di merito, non sussiste più ostacolo all’operatività della regola dettata dal primo comma, secondo cui trovano applicazione le norme sulle controversie di lavoro (e previdenziali), ivi comprese quelle sulla competenza territoriale” – cfr. Cass. 30 luglio 2012, n. 13601; Cass. 11 febbraio 2010, n. 3230 -.

Nel caso di specie, correttamente la parte ricorrente (residente a Roccaforte del Greco e cioè nell’ambito della circondario del Tribunale di Reggio Calabria) aveva riassunto il giudizio di merito innanzi a tale Tribunale, giudice del lavoro, correttamente compiendo la scelta dell’individuazione del giudice competente ai sensi dell’art. 444 c.p.c., comma 1.

3 – In conclusione, il ricorso va accolto e va affermata la competenza territoriale del Tribunale di Reggio Calabria, giudice del lavoro.

4 – La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.

PQM

La Corte accoglie il ricorso e dichiara la competenza del Tribunale di Reggio Calabria; condanna l’I.N.P.S. al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 2.000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15% da distrarsi in favore dell’avv. Antonino Pellicanò, antistatario.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2016

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