Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16221 del 29/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 29/07/2020, (ud. 30/06/2020, dep. 29/07/2020), n.16221

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – rel. Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31955-2019 proposto da:

I SETTE LAGHI SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE R.

MARGHERITA 42, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MUZI,

rappresentato e difeso dagli avvocati ROSSANA COLOMBO, ANGELO

RAVIZZOLI;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI AZZATE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL VIMINALE

43, presso lo studio dell’avvocato FABIO LORENZONI, rappresentato e

difeso dall’avvocato EMANUELE BOSCOLO;

– resistente con atto di costituzione –

avverso l’ordinanza n. 15481/2019 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 07/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/06/2020 dal Presidente e Relatore Dott. DOMENICO CHINDEMI.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

la Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza n. 15481/2019, relativa al ricorso RG 14117/17, pubblicata in data 7.6.2019, rigettava il ricorso proposto dalla società I Sette Laghi s.p.a. nei confronti del Comune di Alzate, avente ad oggetto l’impugnazione della sentenza della CTR della Lombardia n. 6821/24/16;

per mero errore materiale dopo l’epigrafe della sentenza è stato allegato il file del ricorso RG 23636/16 deciso da questa Corte con ordinanza n. 15480/2019 in data 7.6.2019 in luogo del file relativo al ricorso R.G.14117/17 come redatto e firmato sia dal relatore che dal Presidente del Collegio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Il procedimento di correzione degli errori materiali o di calcolo, previsto dagli artt. 287 e 288 c.p.c., è esperibile non solo per ovviare ad un difetto di corrispondenza tra l’ideazione del giudice e la sua materiale rappresentazione grafica, chiaramente rilevabile dal testo del provvedimento e, come tale, rilevabile “ictu oculi”, ma anche in funzione integrativa, in ragione della necessità di introdurre nel provvedimento una statuizione obbligatoria consequenziale a contenuto predeterminato, ovvero una statuizione obbligatoria di carattere accessorio, anche se a contenuto discrezionale (Cass. Sez. 3 – Ordinanza n. 4319 del 14/02/2019). Può Inoltre farsi ricorso a tale procedimento quando il giudice, nel redigere la sentenza e in conseguenza di Un mero errore di sostituzione del “file” informatico, abbia commesso uno scambio di provvedimenti nella fase di impaginazione, facendo seguire, ad un’epigrafe pertinente, la parte motiva “dell’ordinanza (“ritenuto che…considerato che”) afferente ed una diversa controversia concernente un procedimento registrato con altro numero, deciso nella stessa camera di consiglio del 18.4.2018 e pubblicato nei confronti delle parti effettive del relativo procedimento con ordinanza n. 15480/2019 in data 7.6.2019.

Che trattasi all’evidenza di un mero errore materiale nello scambio dei files informatici risulta anche: 1 dalla diversità della sentenza impugnata correttamente indicata nell’epigrafe del ricorso nella sentenza n. 6821/2016 della COMM. TRIB. REG. di MILANO, depositata il 14/12/2016, mentre nel file erroneamente allegato alla ordinanza viene indicata nella CTR dell’Abruzzo (pag. 3); 2. dal diverso oggetto indicato correttamente nell’epigrafe della sentenza “Tarsu, Tia Tares accertamento” rispetto a quello specificato nel file erroneamente allagato (“la controversia ha ad oggetto un diniego di rimborso riguardante somme ritenute versate in misura maggiore relative alla Tarsu per gli anni dal 2008 al 2013 applicata su aree di lavorazione pertinenziali ad uno stabilimento o spazi di manovra, ritenuti non idonei a produrre rifiuti solidi urbani”).

Trattasi, quindi, di un errore materiale, rilevabile ictu oculi già con il semplice raffronto dell’intero contenuto del provvedimento afferente ad una controversia che si è effettivamente svolta e conclusa con differenti parti e concernente un procedimento registrato con altro numero.

Non si tratta, dunque, di motivazione diversa rispetto a quella redatta dal relatore e condivisa dal Presidente, a seguito della decisione del Collegio, ma dell’errore nell’inserimento del relativo file nell’epigrafe della sentenza, che può essere emendata con la procedura di correzione di errore materiale sostituendo il file erroneamente inserito con quello depositato, senza alcuna variazione.

Questa Corte non ignora l’orientamento che in caso “scambio di intestazione della sentenza” o di file, ha ritenuto sussistere un vizio che attiene alla formazione della volontà e al processo di manifestazione della stessa, posto che la parte relativa allo svolgimento del processo, alla motivazione della sentenza e il dispositivo sono gli unici elementi idonei a individuare il dictum, le ragioni del decidere e le parti cui inequivocabilmente la sentenza si rivolge (Cass., Sez. 1, sentenza n. 2815 /2016; Cass. sez. 2. sentenza n. 12035/2011); al riguardo, pur condividendosi tale affermazione, si rileva, che lo scamicio di file informatici, non può certamente dirsi conseguenza di una inesatta valutazione giuridica o di un vizio di motivazione e, come tale, costituisce un errore rilevabile ictu acuii facilmente rilevabile ed emendabile. E’ l’errore nell’espressione e noi nel pensiero, dovuto a disattenzione o svista, che può dare ingresso al procedimento di correzione, sicchè – anche secondo a migliore dottrina – esulano dal campo di applicazione di questo procedimento i vizi che attengono alla formazione della volontà e al processo di manifestazione della stessa, rimanendo spazio solo per quanto è involontario o si riferisce ad elementi che sono sottratti a qualunque forma di valutazione (come, ad es., la mera sostituzione di files conseguente ad errore senza alcuna modifica degli stessi, come attestarle ed attestato, nel caso di specie, dal Presidente del Collegio e dal relatore).

Tale attività non ha nei fatti comportato un mutamento di contenuto della sentenza, poichè l’errore rilevante ed emendato era in realtà riferibile al diverso file inserito, e non al contenuto della sentenza, che è rimasto immutato.

Va, conseguentemente, disposta la correzione della sentenza con l’inserimento, dopo l’epigrafe della sentenza, del file originario in luogo di quello erroneamente inserito e il cui contenuto viene di seguito riportato:

“RITENUTO CHE:

la controversia ha ad oggetto un avviso di accertamento riguardante la Tarsu per l’anno 2008 applicata ad aree sulle quali insisteva un campeggio dotato di strutture fisse di cui la società contribuente aveva omesso la dichiarazione; in particolare, l’atto impugnato traeva origine da un sopralluogo all’esito del quale era stato accertato che la superficie utilizzata e occupata da strutture fisse collegate ai servizi essenziali e destinate alla presenza stanziale dee li occupanti e, dunque, idonea a produrre rifiuti, era di gran lunga superiore alla superficie di mq 8000 originariamente dichiarata dalla parte contribuente e relativa alle sole parti comuni del campeggio;

– la C.T.R. lombarda, confermando la sentenza della commissione tributaria provinciale, ha respinto l’appello della società contribuente; per quello che rileva ai fini del presente giudizio, la pronuncia impugnata è fondata sulle seguenti considerazioni: il presupposto della Tarsu è l’occupazione di uno o più spazi adibiti a qualsiasi uso, ubicati sul territorio del comune, ove il servizio di smaltimento dei rifiuti è reso continuativamente, tenuto conto della potenziale capacità di produrre rifiuti da parte dei soggetti occupanti di spazi medesimi; l’accertamento della superficie occupata è stato effettuato dai tecnici comunali all’esito di un sopralluogo; l’avviso di accertamento è diretto alla individuazione esatta delle aree destinate a piazzuole in uso esclusivo degli utilizzatori e il presupposto impositivo è l’unità immobiliare occupata dagli stessi utilizzatori; non essendoci la prova dell’occupazione delle piazzole da parte degli utilizzatori specifici, risulta debitrice la parte contribuente, proprietaria dell’area utilizzata.

– avverso la sentenza ricorre la parte contribuente, mentre il comune propone controricorso; entrambe le parti depositano memoria.

CONSIDERATO CHE:

1. La parte contribuente propone due motivi di ricorso. Con il primo, lamenta la violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, 71 e 76, del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 3, e del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, comma 1, nonchè della L. n. 241 del 1990, art. 3, e della L. n. 212 del 2000, art. 7, degli artt. 2697 e 2729 c.c.; in particolare, censura che la sentenza impugnata non si sia pronunciata sulla carenza di motivazione dell’avviso di accertamento. Si ritiene, inoltre, che nell’avviso impugnato il comune avrebbe dovuto chiarire

la differenziazione tra spazi collettivi e spazi esclusivi degli assegnatari. Si lamenta, inoltre, l’assenza di legittimazione passiva della società contribuente, in quanto gli unici tenuti al pagamento del tributo sarebbero gli utilizzatori di tali strutture fisse.

2. Con il secondo motivo la parte contribuente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa e insufficiente motivazione, nonchè la violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 1, 71 e 76, del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 3, e del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, comma 1, nonchè della L. n. 241 del 1990, art. 3, e della L. n. 212 del 2000, art. 7, degli artt. 2697 e 2725 c.c.; sotto altro profilo si duole dell’omesso esame, della principale doglianza consistente nel difetto assoluto di motivazione dell’avviso, superato dai giudici di merito per effetto di una cognizione del rapporto ritenuta inammissibile.

2.1. I motivi, stante la loro stretta connessione, meritano di essere trattati congiuntamente e sono infondati per le ragioni di seguito esposte.

2.2. Con riferimento all’avviso di accertamento, la sentenza impugnata ha rilevato che i giudici di prime; cure hanno basato il proprio convincimento su un sopralluogo effettuato in contraddittorio con la parte contribuente. La sentenza ha escluso, pertanto, una lesione del diritto di difesa della parte contribuente. Dagli atti di causa come esposti e, in parte, riprodotti negli atti introduttivi del presente giudizio emerge che: nel corso dell’accertamento era stato verificato che la superficie utile ai fini dell’applicazione della tassa per cui è causa era di metri quadri 15.388,34 e che lo spazio destinato all’insediamento di strutture mobili era stato interamente occupato da strutture fisse stabilmente collegate ai servizi essenziali; l’importo corrisposto dalla parte contribuente per l’anno d’imposta 2008 era stato calcolato sulla base di una superficie dichiarata di soli metri quadri 8000, a fronte di un’estensione complessiva del campeggio di circa metri quadri 53.000, occupata dalle circa 400 case di abitazione. Tali circostanze, da ritenere essenziali ai fini dello svolgimento di un’adeguata difesa, non risultano smentite e risultano conosciute dalla parte contribuente sin dal sopralluogo. E’ da escludere, pertanto, una violazione delle norme di cui agli motivi di doglianza.

2.3. Non può trovare accoglimento la censura relativa alla necessità che tributo sia pagato dagli effettivi detentori degli immobili, inquanto, per un verso, non risulta se essa sia stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio ed in ogni caso manca l’indicazione degli atti nei quali la stessa era contenuta; per altro verso, essa appare del tutto generica.

2.4. Nè, infine, si configura un vizio di motivazione. Sia pure sinteticamente, infatti, la sentenza impugnata fa riferimento alle eccezioni sollevate dalla parte contribuente e agli elementi probatori utilizzati ai fini decisori, in particolare agli esiti del sopralluogo posto a base dell’avviso di accertamento impugnato.

2.5. Ne consegue il rigetto del ricorso.

2.6. Le spese dei gradi di merito vanno compensate, mentre quelle del presente giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la società contribuente a pagare in favore del comune di Azzate le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di Euro 4000,00 per compensi, oltre rimborso e spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, il 18 aprile 2018.”

Nessuna pronuncia va emessa sulle spese in mancanza di costituzione delle parti.

P.Q.M.

La Corte dispone che nella ordinanza n. 15481/2019 pubblicata in data 7.6.2019, dopo l’epigrafe del ricorso sia inserita, in sostituzione della orinaria motivazione, la motivazione sopra riportata.

Dispone, altresì, che la correzione sia annotata, a cura della Cancelleria, sull’originale della predetta ordinanza, riportando l’integrale contenuto della correzione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della quinta sezione civile della Corte suprema di Cassazione, effettuata da remoto, il 30 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2020

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