Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16207 del 09/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 09/07/2010, (ud. 19/05/2010, dep. 09/07/2010), n.16207

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ALONZO Michele – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 34413/2006 proposto da:

ORLANDI SPA in persona del Presidente del C.d.A. e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA G.

PUCCINI 9, presso lo studio dell’avvocato TARDELLA Gianmarco, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PERRONE LEONARDO, con

procura speciale notarile del Not. Dr. ADOLFO BRIGHINA in GALLARATE,

rep. n. 34315 del 07/12/2006;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI PONTE BUGGIANESE (PT) in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA LUNG.RE FLAMINIO 46, presso lo

studio dell’avvocato GREZ GIAN MARCO, rappresentato e difeso

dall’avvocato CHIERRONI Vittorio, giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 181/2005 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata l’08/11/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

19/05/2010 dal Consigliere Dott. SALVATORE BOGNANNI;

udito per il ricorrente l’Avvocato TARDELLA, che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il resistente l’Avvocato CHIERRONI, che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia concerne l’impugnativa di due avvisi di accertamento del Comune di Ponte Buggianese relativi all’ICI per le annualità dal 1993 al 1994, contestati dalla contribuente società Orlandi spa, che lamentava, tra l’altro, la carenza di adeguata motivazione e la pertinenzialità del terreno edificabile annesso al complesso industriale acquistato in un’asta fallimentare.

Il ricorso era rigettato in prime cure. La decisione era confermata in appello, perchè gli atti impositivi scaturivano sulla base della edificabilità e non pertinenzialità della vasta area in questione, con la sentenza in epigrafe, avverso la quale la società Orlandi ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi.

Il Comune ha resistito con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 2, 5 e 11, artt. 817, 818 e 2697 c.c., oltre che omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360, nn. 3 e 5 del codice di rito, in quanto il giudice di merito non considerava che il terreno edificabile costituiva pertinenza del complesso industriale, che era stato acquistato unitariamente, e perciò non andava denunziato e tassato separatamente. L’onere della prova che esso non costituisse pertinenza gravava sull’ente im- positore, che però non lo aveva assolto. Persino a seguito dell’attribuzione della rendita per tutto il complesso immobiliare l’ufficio del catasto aveva considerato il terreno inglobato nel medesimo come un tutt’uno nella categoria (OMISSIS), e si era proceduto al frazionamento dell’area in questione solo in un secondo momento, con la successiva sua cessione nel 2002.

Il motivo è infondato.

La CTR riteneva che il terreno edificabile non costituisse pertinenza dei fabbricati industriali, attesa la sua vastità e la differenza rispetto ad altre aree annesse, adibite a parcheggio, viali e verde;

nè l’appellante aveva fornito la prova del suo assunto.

L’osservazione è esatta.

Invero il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, il quale esclude l’autonoma tassabilità delle aree pertinenziali, fonda l’attribuzione della qualità di pertinenza sul criterio fattuale, e cioè sulla destinazione effettiva e concreta della cosa al servizio o ornamento di un’altra, secondo la relativa definizione contenuta nell’art. 817 cod. civ.. Ne deriva che, per qualificare come pertinenza di un fabbricato un’area edificabile, come nella specie in esame, è necessario che intervenga un’oggettiva e funzionale modificazione dello stato dei luoghi che sterilizzi in concreto è stabilmente lo “jus aedificandi” e che non si risolva, quindi, in un mero collegamento materiale, rimovibile “ad libitum”. Nè può avere rilievo il fatto che tutto il compendio fosse stato acquistato con un unico atto di cessione, o che esso fosse munito di una sola rendita in catasto, avendo essa soltanto carattere formale (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 25127 del 30/11/2009, n. 6501 del 2005).

Su tali punti perciò la sentenza impugnata risulta motivata in modo adeguato, oltre che giuridicamente e logicamente corretto.

2) Col secondo mezzo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 5, 11 e 14, nonchè omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360, nn. 3 e 5 del codice di rito, giacchè il giudice di appello non indicava le ragioni, in virtù delle quali riteneva che il cespite non fosse stato denunciato, dal momento che invece era ricompreso nel compendio immobiliare complessivo; semmai si poteva trattare di omessa indicazione del bene, ma non di omissione di denunzia.

La censura non ha pregio.

Il giudice di secondo grado osservava che l’area edificabile non era stata denunziata, e quindi l’addebito contestato dall’ente era corretto.

L’assunto, ancorchè sintetico, è esatto.

Infatti l’omessa indicazione, nella dichiarazione (come nella denunzia di variazione) di cui al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 10, comma 4, anche di un solo cespite immobiliare soggetto ad autonoma imposizione, costituisce omessa dichiarazione (o denunzia) dello stesso cespite, ed è punibile, ai sensi del comma 1 dell’art. 14 dello stesso D.Lgs., a titolo di “omessa presentazione della dichiarazione o denuncia”, e non già, ai sensi del comma 2 della stessa norma, quale “dichiarazione o denuncia … infedeli”. Infatti la dichiarazione ICI non è diretta a determinare il complessivo coacervo patrimoniale, unitariamente considerato a fini di una unica soggezione ad imposizione fiscale, sicchè la fattispecie di “omessa denunzia” da parte della Orlandi è equiparata, a livello sanzionatorio, a quella di “omessa dichiarazione” delle già sussistenti, ovvero sopravvenute, “modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta”, trattandosi appunto di un’area edificabile estesa addirittura mq.

10.000 (V. pure Cass. Sentenza n. 932 del 16/01/2009).

3) Col terzo motivo la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 112 cod. proc. civ., D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 1, 3, 4 e 5 e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, nonchè omessa motivazione, con riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 (e 5), poichè il giudice di appello ometteva di delibare la questione della doppia imposizione che si verificherebbe ove l’area di che trattasi venisse tassata separatamente rispetto al coacervo immobiliare.

La doglianza non va condivisa.

La CTR osservava che quel terreno non era stato oggetto di dichiarazione, e quindi andava tassato col criterio delle aree fabbricabili, per cui il relativo tributo non era stato corrisposto.

L’assunto è esatto.

L’imposta corrisposta dalla Orlando riguardava il complesso immobiliare unitariamente considerato, mentre invece il terreno edificabile, che non era pertinenza, andava dichiarato separatamente e quindi tassato autonomamente secondo il criterio previsto per esso.

Ne discende che il ricorso deve essere rigettato.

Quanto alle spese del giudizio, esse seguono la soccombenza, e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso, e condanna la ricorrente al rimborso delle spese a favore del controricorrente, che liquida in complessivi Euro 2.200,00 (duemiladuecento/00), di cui Euro 2.000,00 per onorario, oltre a quelle generali ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 luglio 2010

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