Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1620 del 23/01/2018


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 1620 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: ABETE LUIGI

SENTENZA
sul ricorso n. 20909 – 2011 R.G. proposto da:
MONACO LUCIANO – c.f. MNCLCN39T13G188G – rappresentato e difeso giusta
procura speciale a margine del ricorso dall’avvocato Mauro Finocchito ed
elettivamente domiciliato in Roma, al corso Rinascimento, n. 11, presso lo studio
dell’avvocato Giovanni Pellegrino.
RICORRENTE
contro
BELMONTE LUIGI – c.f. BLMLGU52T12G1880 – DE MARCO FRANCA – c.f.
DMRFNC57L56G188B – rappresentati e difesi giusta procura speciale a margine
del controricorso dall’avvocato Luca Bruni e dall’avvocato Giuseppe Negro ed
elettivamente domiciliati in Roma, alla Giulio Venticinque, n. 6, presso lo studio
dell’avvocato Laura Polimeno.
CONTRORICORRENTI
e

1

Data pubblicazione: 23/01/2018

A059″

CONDOMINIO RIVIERA degli HAETHEY – EX I.A.C.P.
INTIMATO
avverso la sentenza n. 464 dei 1.3/16.5.2011 della corte d’appello di Lecce,
udito il Pubblico Ministero, in persona del sostituto procuratore generale dott.
Gianfranco Servello, che ha concluso per il rigetto del ricorso,

consigliere dott. Luigi Abete,
udito l’avvocato Mauro Finocchito per il ricorrente,
udito l’avvocato Luca Bruni per i controricorrenti,
FATTI DI CAUSA

Con ricorso ex art. 703 cod. proc. civ. in data 9.2.2002 al tribunale di Lecce,
sezione distaccata di Maglie, il condominio Riviera degli Haethey – ex I.A.C.P. – di
Otranto esponeva:
che Luigi Belmonte, proprietario di una delle trentotto unità immobiliari
costituenti il complesso condominiale, articolato in cinque palazzine e con al
centro un ampio cortile, aveva domandato nel corso dell’assemblea condominiale
del 29.10.1992 autorizzazione ad allargare la porta di accesso del vano a piano
terra, destinato a deposito e con ingresso dal cortile, di proprietà sua e della
moglie, onde adibirlo a box auto;
che l’assemblea condominiale aveva autorizzato l’esecuzione delle opere di
ampliamento dell’accesso al vano, ma aveva negato l’autorizzazione alla
realizzazione di un passaggio carrabile;
che nondimeno Luigi Belmonte e Franca De Marco avevano dato attuazione al
proposito di destinare ad autorimessa il vano di loro proprietà ed all’uopo
avevano realizzato due “scivoli” in cemento onde eliminare di dislivello tra il

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udita la relazione della causa svolta all’udienza pubblica del 12 ottobre 2017 dal

piano del cortile ed il piano del vano, avevano sostituito “l’originario infisso con
un portone basculante in alluminio” (così ricorso, pag. 3) ed avevano affisso sulla
porta il cartello “lasciare libero lo spazio di manovra”;
che le opere nuove valevano ad alterare l’euritmia, l’estetica del complesso
condominiale e ad imporre una servitù di passaggio carrabile a carico del cortile

condomini.
Chiedeva che si facesse ordine ai condomini Luigi Belmonte e Franca De
Marco di eliminare le turbative in tal guisa arrecate.
Costituitosi, i coniugi Belmonte – De Marco instavano per il rigetto
dell’avversa domanda.
Disattesa l’invocata tutela interdittale, all’esito della fase a cognizione piena
con sentenza del 4.6.2007 il tribunale adito rigettava la domanda e condannava
il condominio alla rifusione a controparte delle spese di lite.
Interponeva appello il condomino Luciano Monaco.
Resistevano Luigi Belmonte e Franca De Marco.
Non si costituiva e veniva dichiarato contumace il condominio Riviera degli
Haethey ex I.A.C.P..
Con sentenza n. 464 dei 1.3/16.5.2011 la corte d’appello di Lecce rigettava il
gravame e condannava l’appellante a rimborsare agli appellati le spese del
grado.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso Luciano Monaco; ne ha chiesto
sulla scorta di tre motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione in ordine
alle spese.

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condominiale, pregiudicandone il godimento quale parcheggio da parte degli altri

.9Luigi Belmonte e Franca De Marco hanno depositato controricorso; hanno
chiesto rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese.
Il condominio Riviera degli Haethey ex I.A.C.P. non ha svolto difese.
Il ricorrente ha depositato memoria in data 10.2.2016 ed ulteriore memoria
in data 6.10.2017.

memoria in data 4.10.2017.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., n. 3,
cod. proc. civ. la falsa applicazione degli artt. 822, 827, 1145, 3° co., cod. civ. e
22 legge 20.3.1865, n. 2248, All. F; ai sensi dell’art. 360, 1° co., n. 5, cod. proc.
civ. l’insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia relativo
alla natura ed alla portata del possesso in thesi esercitato dai non condomini.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., n.
4, cod. proc. civ. la violazione degli artt. 112 e 101 cod. proc. civ.; ai sensi
dell’art. 360, 1° co., n. 5, cod. proc. civ. l’insufficiente motivazione circa il fatto
controverso del possesso di fatto concretamente esercitato sul cortile.
Con il terzo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., n. 3,
cod. proc. civ. la violazione degli artt. 1120 e 1122 cod. civ.; la contraddittorietà
della motivazione circa il fatto decisivo dell’alterazione del decoro architettonico
anche in relazione alla sentenza n. 199/2011 della stessa corte d’appello di Lecce
sulla medesima questione giuridica.
Il ricorso è improcedibile ai sensi dell’art. 369, 2° co., n. 2, cod. proc. civ..
Questo Giudice del diritto spiega che la previsione – di cui all’art. 369, 2° co.,
n. 2, cod. proc. civ. – dell’onere di deposito a pena di improcedibilità, entro il

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I controricorrenti hanno depositato memoria in data 10.2.2016 ed ulteriore

termine di cui al 1° co. della stessa norma, della copia della decisione impugnata
con la relazione di notificazione, ove questa sia avvenuta, è funzionale al
riscontro, da parte della Corte di cassazione – a tutela dell’esigenza pubblicistica
(e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata
formale – della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, il quale,

l’osservanza del cosiddetto termine breve; che, nell’ipotesi in cui il ricorrente,
espressamente od implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata
notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della medesima senza la
relata di notificazione, il ricorso per cassazione deve essere, quindi, dichiarato
improcedibile; che tale previsione non integra alcuna lesione del precetto di cui
all’art. 24 Cost., poiché la disposizione dell’art. 369 cod. proc. civ. non limita il
diritto di difesa, ma impone di esercitarlo nel rispetto delle forme dettate dal
codice di rito (cfr. Cass. 11.5.2010, n. 11376; Cass. 27.1.2015, n. 1443).
Le sezioni unite di questa Corte, dal canto loro, hanno puntualizzato, con
statuizione n. 10648 del 2.5.2017, che in tema di giudizio di cassazione deve
escludersi la possibilità di applicazione della sanzione della improcedibilità, ex art.
369, 2° co., n. 2, cod. proc. civ., al ricorso contro una sentenza notificata di cui il
ricorrente non abbia depositato, unitamente al ricorso, la relata di notifica, ove
quest’ultima risulti comunque nella disponibilità del giudice perché prodotta dalla
parte controricorrente ovvero acquisita mediante l’istanza di trasmissione del
fascicolo di ufficio (trattasi della pronuncia delle sezioni unite in attesa della quale
era stato disposto rinvio a nuovo ruolo con ordinanza interlocutoria del
16.2/31.5.2016).
Su tale scorta si evidenzia quanto segue.

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una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è esercitabile soltanto con

.0Innanzitutto, che il ricorrente ha espressamente dichiarato che la sentenza n.
464/2011 della corte d’appello di Lecce gli è stata notificata in data 22 giugno
2011 (cfr. ricorso, pag. 1).
Altresì, che non è dato in alcun modo rinvenire agli atti copia autentica della
sentenza impugnata con la relazione di notificazione, specificamente ai sensi

ribadisce – nel termine, a pena di improcedibilità, di cui al 1° co. dell’art. 369
cod. proc. civ..
In questo quadro va rimarcato che a nulla rileva che i controricorrenti hanno
dato atto che la sentenza n. 464/2011 della corte salentina è stata notificata in
data 22.6.2011 (cfr. controricorso, pag. 2).
Ed invero al riguardo si osserva specificamente quanto segue.
In primo luogo che l’esigenza pubblicistica presidiata dalla comminatoria della
sanzione dell’improcedibilità importa e fa sì che per nulla ricade nella disponibilità
delle parti il riscontro, rigorosamente riservato a questa Corte, del tempestivo
esercizio del diritto di impugnazione.
In secondo luogo che in rapporto a tale specifica finalità, in dipendenza del
regime di assoluta indisponibilità che ne connota l’assolvimento, regime
postulante il materiale riscontro dell’ “adempimento” da parte di questo Giudice,
per nulla sono assimilabili, contrariamente all’assunto del ricorrente, l’ipotesi “del
deposito della sentenza con relata di notifica ad opera della parte resistente”
(così memoria del ricorrente depositata il 6.10.2017, pag. 2),

ipotesi

specificamente vagliata dalle sezioni unite di questa Corte con la pronuncia n.
10648/2017, e l’ipotesi dell’ “espressa indicazione in controricorso (…) della data
di notificazione della sentenza impugnata”

6

(così memoria del ricorrente

dell’art. 285 cod. proc. civ., debitamente depositata unitamente al ricorso – si

/

depositata il 6.10.2017, pag. 3), ipotesi che, viceversa, viene in rilievo nel caso
di specie.
In terzo luogo che la circostanza per cui “il ricorso in discussione è passato
indenne al vaglio preliminare della VI^ Sez. ed è giunto alla pubblica udienza”
(così memoria del ricorrente depositata il 6.10.2017, pag.

6), per nulla

Collegio di rilevare la ragione di improcedibilità de qua agitur ancorché “cinque
anni dopo il deposito del ricorso” (così memoria del ricorrente depositata il
6.10.2017, pag. 8).
In quarto luogo, in dipendenza

(si reitera)

del regime di assoluta

indisponibilità che connota l’assolvimento dell’onere di cui all’art. 369, 2° co., n.
2, cod. proc. civ., che è del tutto fuor di luogo far leva sul “principio del
raggiungimento dello scopo”, principio nella fattispecie da correlare, a giudizio
del ricorrente, alla pacifica tempestività del ricorso siccome indicata in
controricorso (cfr. memoria del ricorrente depositata il 6.10.2017, pagg. 10 II).
La dichiarazione di improcedibilità del ricorso giustifica la condanna del
ricorrente, Luciano Monaco, al rimborso in favore dei controricorrenti, Luigi
Belmonte e Franca De Marco, delle spese del presente giudizio di legittimità.
La liquidazione segue come da dispositivo.
I condominio Riviera degli Haethey ex I.A.C.P. non ha svolto difese.
Nonostante la declaratoria di improcedibilità del ricorso, pertanto, nessuna
statuizione nei suoi confronti va assunta in ordine alle spese.
P.Q.M.

pregiudica o menoma la potestas di questa Corte e, segnatamente, di questo

*La Corte dichiara l’improcedibilità del ricorso; condanna il ricorrente, Luciano
Monaco, a rimborsare a controricorrenti, Luigi Belmonte e Franca De Marco, le
spese del presente giudizio di legittimità, spese che si liquidano nel complesso in
euro 2.700,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle
spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge.

Suprema di Cassazione, il 12 ottobre 2017.
1sig ier estensore
Il co
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Il pres

nte

dotVMiceIManna

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma,

23 GEN. 2018

Così deciso in Roma nella camera di consiglio della II sez. civ. della Corte

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