Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16194 del 09/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/06/2021, (ud. 19/01/2021, dep. 09/06/2021), n.16194

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 3278-2020 proposto da:

F.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ROVERETO, 7,

presso lo studio dell’Avvocato VALERIO ANTIMO DI ROSA, rappresentata

e difesa dagli Avvocati EDMONDO GIULIANO, FILOMENA FASANO;

– ricorrente –

contro

GENERAL FOND SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE BRUNO BUOZZI 99, presso lo

studio dell’Avvocato GIOVANNI LAZZARA, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

SOC. COOPTRE IN LIQUIDAZIONE, Z.P., M.L.;

– intimate –

per regolamento di competenza avverso l’ordinanza n. R.G. 75333/2017

del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 10/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 19/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIAIME

GUIZZI STEFANO;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona del

SOS1 l’UTO PROCURATORE GENERALE DOTT. CELENTANO CARMELO che visto

l’art. 380-ter c.p.c. che chiede che la Corte di Cassazione in

Camera di Consiglio, dichiari inammissibile il regolamento di

competenza, con le conseguenze di legge.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che F.M. propone ricorso per regolamento necessario di competenza, avverso ordinanza emessa il 10 dicembre 2019 del Tribunale di Roma, con la quale il giudice monocratico – “esaminata l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata da parte convenuta” (ovvero, dalla stessa F.) – ritenuta la stessa “infondata”, l’ha “pertanto respinta”;

– che la ricorrente, in punto di fatto, riferisce di essere stata convenuta in giudizio, innanzi al Tribunale di Roma, unitamente alla società Cooptre in liquidazione, nonchè a Z.P. e M.L., assumendo l’attrice General Fond S.p.a. di aver sottoscritto convenzione, in data 2 settembre 2010, di ammissione a socio della predetta società Cooptre, sottoscrivendo una quota sociale di partecipazione pari a Euro 100.000,00 per aumentare il capitale sociale;

– che secondo l’attrice la società Cooptre non avrebbe ottemperato alle prescrizioni organizzative e di modalità di uso del fondo e, tantomeno, alla restituzione dello stesso alle scadenze, procedendo, infine, alla propria messa in liquidazione senza nemmeno convocare essa General Fond all’assemblea dei soci, che aveva deliberato lo scioglimento;

– che essendo stato garantito l’adempimento degli obblighi nascenti dalla suddetta convenzione – sempre secondo la prospettazione attorea, come ricostruita dalla F. – anche da alcuni soci, tra cui la F. medesima, la Z. e la M., le stesse venivano convenute in tale veste nel giudizio promosso contro la società in liquidazione;

– che risiedendo tutte le persone fisiche convenute in giudizio in Comuni siti nel circondario del Tribunale di Brescia, le predette eccepivano il difetto di competenza territoriale dell’adito giudicante capitolino, in ragione del fatto che, avuto riguardo al tenore della cd. “clausola di garanzia” dalle stesse sottoscritta, non sarebbe “assolutamente possibile parlare, nè di obbligazione certa, nè tantomeno di obbligazione liquida, non essendo l’an e il quantum della stessa determinato, nè determinabile”, donde l’impossibilità di affermare la competenza del giudice adito ax art. 1182 c.c., comma 3;

– che, nondimeno, l’eccezione sollevata veniva respinta dal Tribunale di Roma sul rilievo, tacciato dalla F. di contraddittorietà, che “parte istante ha dedotto un’obbligazione pecuniaria liquida, seppur da accertare”, giacchè non si vede “come faccia una obbligazione ad essere liquida e contemporaneamente da accertare” (senza, tra l’altro, che nemmeno si capisca se nel quantum o nell’an);

– che l’ordinanza impugnata avrebbe disatteso i principi enunciati dalla giurisprudenza di questa Corte a Sezioni Unite (è citata Cass. Sez. Un., sent. 13 settembre 2016, n. 17989);

– che, nella specie, l’obbligazione di “garanzia” non risulterebbe collegabile “ex se” ad alcun atto, se non previa indagine istruttoria, donde l’applicazione dell’ultimo comma (e non del comma 3) dell’art. 1182 c.c.;

– che su tali basi, dunque, la F. ha chiesto dichiararsi la competenza del Tribunale di Brescia;

– che ha resistito all’avversaria impugnazione la società General Fond, in primo luogo eccependone l’inammissibilità;

– che, sul punto, la controricorrente evidenzia, innanzitutto, come il regolamento di competenza risulti proposto avverso provvedimento privo del carattere della definitività, non essendo stata la sua adozione preceduta dall’invito alle parti di precisare le proprie, integrali, conclusioni, anche nel merito;

– che il mezzo, inoltre, sarebbe inammissibile, contravvenendo al disposto di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6);

– che la questione oggetto del regolamento sarebbe, in ogni caso, non fondata;

– che è intervenuto il giudizio il Procuratore Generale presso questa Corte, in persona di un suo sostituto, per chiedere che il ricorso sia dichiarato inammissibile, non già perchè il provvedimento sarebbe privo del carattere della definitività, ma perchè privo dei requisiti previsti dall’art. 366 c.p.c.;

– che la società General Fond ha presentato memoria per insistere nelle proprie argomentazioni.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il regolamento di competenza è inammissibile, per varie ragioni;

– che l’impugnazione proposta investe un provvedimento che presenta efficacia puramente interinale;

– che va data, infatti, continuità al principio – tra l’altro, affermato anche dalle Sezioni Unite di questa Corte – secondo cui, anche “dopo l’innovazione introdotta dalla novella di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, in relazione alla forma della decisione sulla competenza (da adottarsi, ora, con ordinanza anzichè con sentenza), il provvedimento del giudice adito (nella specie monocratico), che, nel disattendere la corrispondente eccezione, affermi la propria competenza e disponga la prosecuzione del giudizio innanzi a sè, è insuscettibile di impugnazione con il regolamento ex art. 42 c.p.c., ove non preceduto dalla rimessione della causa in decisione e dal previo invito alle parti a precisare le rispettive integrali conclusioni anche di merito, salvo che quel giudice, così procedendo e statuendo, lo abbia fatto conclamando, in termini di assoluta e oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità, l’idoneità della propria determinazione a risolvere definitivamente, davanti a sè, la suddetta questione” (Cass. Sez. Un., ord. 29 settembre 2014, n. 20449, Rv. 631956-01; in senso conforme, tra le altre, Cass. Sez. 6-3, ord. 20 gennaio 2017, n. 1615, Rv. 642736-01; Cass. Sez. 6-3, ord. 7 marzo 2018, n. 5354, Rv. 648235-01; Cass. Sez. 6-1, ord. 3 febbraio 2020, n. 2338, Rv. 656642-01), evenienza, quest’ultima, che ricorre però solo “quando risulti, in modo appunto inequivoco ed oggettivo, che egli, nell’esprimersi sulla questione di competenza, ha inteso fare luogo ad una valutazione che reputa non più discutibile ai sensi dell’art. 187 c.p.c., comma 3, e dell’art. 177 c.p.c., comma 1” (da ultimo, Cass. Sez. 6-3, ord. 7 giugno 2017, n. 14223, Rv. 644625-01), ovvero “che sia il giudice medesimo a qualificare come decisoria (e, dunque, definitiva davanti a sè) la declaratoria di competenza, e ciò solo se lo faccia in termini di assoluta oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità, come nel caso che conclami il convincimento (pur in sè erroneo) di poter decidere definitivamente la questione, senza preventivamente invitare le parti alla precisazione delle conclusioni (anche di merito) e senza assumere in decisione (potenzialmente) l’intera controversia” (Cass. Sez. 6-3, ord. 29 maggio 2019, n. 14740, non massimata);

– che quest’ultima ipotesi non ricorre nel caso di specie, essendosi il giudice limitato a disattendere l’eccezione di incompetenza in base al luogo di esecuzione dell’obbligazione, considerando il domicilio del creditore ex art. 1182 c.c., comma 3;

– che il regolamento, poi, è inammissibile anche per violazione dell’art. 366 c.p.c.;

– che a tale esito conduce, innanzitutto, la constatazione della carenza del requisito della sommaria esposizione dei fatti di causa di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3), “applicabile a tutte le impugnazioni promosse dinanzi a questa Suprema Corte”, donde l’inammissibilità dell’istanza di regolamento di competenza nel caso in cui il ricorso che la propone “non offra i minimi elementi indispensabili per la comprensione dei fatti di causa” (da ultimo, tra le tante, Cass. Sez. 6-3, ord. 9 luglio 2019, n. 18423, non massimata);

– che dovendo, infatti, l’incompetenza per territorio essere eccepita nella comparsa di risposta tempestivamente depositata, la ricorrente avrebbe dovuto indicare quando si sia costituita e, alla luce dell’onere del convenuto di contestare tutti i fori concorrenti, se la comparsa recasse effettivamente una simile contestazione;

– che, inoltre, sussiste violazione anche dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), che è requisito anche del ricorso per regolamento di competenza (da ultimo, Cass. Sez. 6-1, ord. 19 ottobre 2020, n. 22682, Rv. 659431-01), visto che il motivo non è illustrato in relazione al luogo in cui è sorta l’obbligazione, giacchè si dice che la clausola di garanzia è stata aggiunta al contratto, e che non recherebbe indicazione di data e luogo, ma non si comprende perchè il luogo di nascita dell’obbligazione dovrebbe essere Brescia e non Roma;

– che le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo in applicazione del principio secondo cui, in caso di regolamento di competenza, “il valore effettivo della causa deve essere considerato indeterminabile, non potendo trovare applicazione alcuno dei criteri previsti dal D.M. n. 55 del 2014, art. 5, del Ministero della Giustizia quando la questione oggetto del giudizio abbia rilievo meramente processuale” (Cass. Sez. 6-3, ord. 14 gennaio 2020, n. 504, Rv. 656577-01);

– che in ragione della declaratoria di inammissibilità del ricorso, va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, se dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, applicandosi tale norma anche con riferimento al regolamento di competenza, stante la sua natura impugnatoria (Cass. Sez. 6-Lav., ord. 22 maggio 2014, n. 11331, Rv. 630910-01).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il regolamento, condannando F.M. a rifondere alla società General Food S.p.a. le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, più spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, se dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2021

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