Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16186 del 03/08/2016


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Cassazione civile sez. trib., 03/08/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 03/08/2016), n.16186

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11781-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

RIMA FLUID SPA;

– intimato –

Nonchè da:

RIMA FLUID SPA, in persona dell’Amm.re Unico e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA ENNIO QUIRINO

VISCONTI 99, presso lo studio dell’avvocato BERARDINO IACOBUCCI,

rappresentato e difeso dall’avvocato AURELIO ARNESE giusta delega a

margine;

– controricorrente incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 57/2011 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di

TARANTO, depositata il 23/03/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2016 dal Consigliere Dott. VITTORIO RAGONESI;

udito per il controricorrente l’Avvocato GRIPPA per delega

dell’Avvocato ARNESE che ha chiesto l’accoglimento del ricorso

incidentale, rigetto ricorso principale;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CUOMO Luigi, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale,

assorbito l’incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate Ufficio di Taranto (OMISSIS), proponeva ricorso in appello innanzi alla Commissione regionale di Bari avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Taranto n. 338/07/05 del 24 maggio 2005, con il quale eccepiva: nullità della sentenza impugnata per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 in quanto la disapplicazione della L. n. 289 del 2002, art. 62 travalica i limiti del potere attribuito dalla legge alle Commissioni Tributarie;

la validità dello Statuto del Contribuente è pari a quella delle altre leggi con conseguente illegittimità della disapplicazione della L. n. 289 del 2002, art. 62 in quanto norma avente la stessa dignità legislativa dell’art. 3 dello Statuto del Contribuente;

legittimità del provvedimento di recupero del credito di imposta stante la espressa sanzione di decadenza dal beneficio in caso di mancata o incompleta comunicazione dei dati occorrenti alla ricognizione degli investimenti realizzati.

La Società Rima Fluid si costituiva in giudizio con controdeduzioni e appello incidentale con le quali chiedeva la conferma della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Taranto ribadendo le argomentazioni svolte nel giudizio di primo grado relativamente alla illegittimità della L. n. 289 del 2002, art. 62, comma 1 per violazione dello Statuto del Contribuente.

La società inoltre, in caso di accoglimento dell’appello dell’Ufficio, riproponeva i motivi già sollevati in primo grado e ritenuti assorbiti. La Commissione regionale, con sentenza n. 57 del 18.2.11 1) accoglieva parzialmente gli appelli e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava la legittimità dell’avviso in contestazione con esclusione della revoca del credito di imposta relativo all’anno 2001 per l’importo di Euro 504.898,00 in quanto spettante. Confermava invece la revoca del credito di imposta relativo all’anno 2002 per l’importo di Euro 93.001,59;

2); dichiarava interamente compensate le spese di giudizio.

Avverso la detta sentenza ricorre per cassazione l’Agenzia delle entrate sulla base di un unico motivo.

Ha resistito con controricorso la Rima Fluid spa che ha altresì proposto ricorso incidentale affidato a 4 motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 9 e comma 10, lett. a), (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3). sostenendo che aveva errato la C.T.R. nel ritenere che la preclusione degli accertamenti derivante dal condono tombale, di cui al c. 10 lett. a della norma in epigrafe, impedisca anche il recupero del credito di imposta eventualmente non spettante, non bastando a sostenere tale interpretazione la disposizione del comma 9 per cui “la definizione automatica, limitatamente a ciascuna annualità, rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione con riferimento alla spettanza di deduzioni e agevolazioni indicate dal contribuente o all’applicabilità di esclusioni”.

Tale previsione infatti sarebbe applicabile ad agevolazioni che determinino componenti negative di reddito (quale quella ex L. n. 383 del 2001, c.c. Tremonti bis), ma non a quelle che, come la presente L. n. 388 del 2000, ex art. 8 benchè fruibili tramite compensazione con l’imposta dovuta, siano commisurate a presupposti che non hanno alcuna relazione con la base imponibile, la cui definizione è scopo intrinseco ed unico del condono.

Con il primo motivo di ricorso incidentale la Rima Fluid spa prospetta l’inesistenza dell’atto di recupero del credito per inesistenza della notificazione perchè non era possibile individuare il soggetto agente e la sua qualifica.

Con il secondo motivo deduce la nullità dell’avviso di recupero in quanto intestato alla società ma in persona di soggetto privo di poteri di rappresentanza, cioè del Consigliere di Amministrazione V.I..

Con il terzo motivo lamenta la violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia circa la dedotta applicabilità delle cause di non punibilità previste dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, commi 2 e 5 bis.

Con il quarto motivo deduce che, a seguito della tardiva pubblicazione del provvedimento del Direttore dell’Agenzia, il D.L. n. 253, art. 1, comma 1, lett. a) non aveva potuto produrre alcun effetto poichè nel frattempo abrogato dalla L. n. 289 del 2002, art. 62, comma 7; inoltre prospetta illegittimità costituzionale dell’art. 62, comma 1, lett. a) per contrasto con le disposizioni dello Statuto del Contribuente laddove fa salvi gli effetti non prodotti per violazione dell’art. 77 Cost;

Con il quinto motivo ribadisce la erroneità delle riprese effettuate dall’Ufficio.

Vanno preliminarmente esaminati i primi due motivi del ricorso incidentale che appaiono infondati risultando corretta l’affermazione della Commissione regionale secondo cui,avendo la notifica raggiunto lo scopo ed essendosi la società costituita, ogni eventuale vizio della notifica doveva ritenersi sanato.

In particolare, si osserva che, ormai considerata del tutto ammissibile per giurisprudenza costante la notifica di atti tributari a mezzo servizio postale (ex plurimis Cass. 15315/14), la sentenza impugnata ha rilevato l’avvenuta consegna del plico notificato al legale rappresentante della società, circostanza non contestata con il motivo dalla società contribuente.

In ogni caso, deve ritenersi che la mancata sottoscrizione dell’avviso da parte dell’ufficiale postale non determini la inesistenza dell’atto bensì la nullità conformemente a quanto ritenuto da questa Corte nel caso corrispondente di mancata sottoscrizione da parte del destinatario ove si è affermato che, in tema di accertamento tributario, la carenza del requisito della sottoscrizione dell’atto da parte del consegnatario, previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. b), non determina l’inesistenza della notifica, ma si traduce in difetto formale sanabile dal raggiungimento dello scopo.(Cass 11062/06; Cass 11078/92).

Venendo ora all’esame del ricorso principale,si osserva in proposito che questa Corte ha ripetutamente affermato che il condono L. 27 dicembre 2002, n. 289, ex art. 9 elide i debiti del contribuente verso l’erario, ma non opera sui suoi eventuali crediti fiscali, dovendo la previsione del nono comma del citato articolo secondo cui “la definizione automatica non modifica l’importo degli eventuali rimborsi e crediti derivanti dalle dichiarazioni presentate”, interpretarsi nel senso che tale definizione non sottrae all’ufficio il potere di contestare il credito esposto dal contribuente. (Cass 375/09; da ultimo ex plurimis v. 2597/14;Cass 20433/14; Cass 11429/15).

Recentemente tuttavia questa Corte ha espresso diverso orientamento, secondo cui il condono di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9 elide i debiti del contribuente verso l’erario, comportando la preclusione nei confronti del dichiarante e dei soggetti coobbligati di ogni accertamento tributario, con conseguente illegittimità di ogni attività accertatrice ivi compresa quella di recupero del credito d’imposta, ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 10. (Cass 3112/16).

Tale orientamento si basa sulla considerazione che il precedente orientamento si riferiva alla diversa ipotesi di un credito d’imposta IVA illegittimamente compensato a causa dell’inesistenza delle operazioni e non riguardava invece come nel presente un credito d’imposta generato da un’agevolazione che la legge espressamente prevede come condonabile (Cass. sez. trib. n. 18942 del 2010; Cass. sez. trib. n. 5586 del 2010).

Questo Collegio condivide, nel caso di specie, il citato più recente orientamento che porta ad affermare che il credito d’imposta in contestazione discende dall’agevolazione stabilita dalla L. n. 388 cit., art. 8 e, siccome, ai sensi della L. n. 289, art. 9, comma 9 anche le agevolazioni possono essere oggetto di definizione automatica, consegue che per le stesse deve valere la complementare regola contenuta alla L. n. 289 cit., art. 9, comma 10, della preclusione nei confronti del dichiarante e dei soggetti coobbligati, di ogni accertamento tributario.

Si osserva peraltro, che il presupposto indispensabile perchè ricorra la preclusione dell’accertamento da parte dell’Amministrazione è che la agevolazione sia stata effettivamente indicata nella richiesta di condono e risulti versato il relativo importo.

Nel caso di specie non risulta che il predetto accertamento sia stato effettuato dai giudici di merito.

La sentenza impugnata va pertanto cassata con assorbimento dei rimanenti motivi del ricorso incidentale e con rinvio alla Commissione tributaria di Bari, in diversa composizione, affinchè, in osservanza del principio di diritto dianzi affermato, verifichi l’esistenza dei presupposti necessari per la preclusione dell’accertamento da parte dell’Ufficio.

PQM

Rigetta i primi due motivi del ricorso incidentale, assorbiti gli altri, e, decidendo sul ricorso principale, cassa la sentenza impugnata nei termini di cui in motivazione e rinvia, anche per le spese del presente giudizio alla Commissione tributaria regionale di Bari, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2016

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