Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16159 del 28/06/2017

Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 23/05/2017, dep.28/06/2017),  n. 16159

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Luigi – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 18431/2010 R.G. proposto da:

P.G., rappresentato e difeso, giusta procura speciale a

margine del ricorso, dall’avv. Mario Agazio Inzillo, elettivamente

domiciliato presso lo studio legale dell’avv. Francesco Precenzano,

in Roma, via Valadier, n. 39;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale sono domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardiaj, n. 270/01/09, depositata in data ZO maggio 2009.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 23 maggio

2017 dal Cons. Luciotti Lucio.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

– che con sentenza n. 270 del 20 maggio 2009 la Commissione tributaria regionale della Calabria rigettava l’appello proposto da P.G. avverso la sentenza di primo grado che aveva a sua volta rigettato il ricorso proposto dal predetto contribuente avverso l’avviso di accertamento di maggiori imposte ai fini IVA ed IRPEF dovute per l’anno di imposta 1999 sulla scorta del rilevato scostamento tra i redditi dichiarati dal contribuente e quelli invece risultanti dall’applicazione dei parametri presuntivi di reddito previsti dalla L. n. 549 del 1995, art. 3 e del DPCM 29 gennaio 1996, come modificato dal DPCM 27 marzo 1997;

– che i giudici di appello sostenevano “che il contribuente non ha fornito elementi di prova contraria atti a confutare validamente il reddito accertato in base ai parametri ed a consentire una più realistica ricostruzione del reddito”;

– che avverso tale statuizione ricorre per cassazione il contribuente sulla base di due motivi, cui non replica l’intimata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il primo motivo, con cui il contribuente lamenta che il giudice di merito sarebbe incorso nella violazione e falsa applicazione delle disposizioni in materia di prova presuntiva (artt. 2727 e 2729 c.c.) nonchè dell’art. 53 Cost., per avere attribuito ai risultati parametrici valore di presunzione legale relativa determinante l’automatica inversione dell’onere probatorio a carico del contribuente ed assegnato, quindi, all’atto impositivo “un automatismo che elude lo scopo precipuo dell’attività accertativa che è quella di giungere alla determinazione del reddito effettivo del contribuente”, è palesemente infondato e, sulla premessa che nel caso di specie l’avviso di accertamento impugnato ha fatto seguito al contraddittorio regolarmente instaurato ed effettuato con il contribuente, va rigettato alla stregua del principio reiteratamente affermato da questa Corte, secondo cui “la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sè considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale fase, infatti, quest’ultimo ha la facoltà di contestare l’applicazione dei parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l’ufficio – ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte – ad integrare la motivazione dell’atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento. Tuttavia, ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l’ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri” (ex multis, Cass. n. 17646 del 2014; id. Cass. Sez. U. n. 26635 del 2009, Cass. n. 12558 del 2010, n. 12428 e n. 23070 del 2012, n. 10047 del 2016);

– che con il secondo motivo il ricorrente deduce il vizio di omessa motivazione della sentenza impugnata in relazione ai fatti controversi e decisivi per il giudizio costituiti dall’eccepita inapplicabilità dell’accertamento con metodo parametrico al contribuente in quanto esercente una duplice attività (industria boschiva e movimento terra) in un comune montano con popolazione residente inferiore nell’anno oggetto di verifica a mille abitanti, e dall’inattendibilità dei risultati elaborati dall’Agenzia delle entrate senza tener conto che i beni strumentali erano obsoleti ed in parte interamente ammortizzati;

– che il motivo è infondato e va rigettato; invero, diversamente da quanto ritiene il ricorrente, la CTR, dopo aver dato atto, nella parte riepilogativa dello svolgimento del processo, delle questioni sollevate dal contribuente in sede amministrativa e, quindi, nel ricorso di primo grado, in motivazione ha sostenuto, dopo aver precisato che l’ufficio finanziario aveva vagliato e ritenuto infondate le giustificazioni addotte dal contribuente in sede di contraddittorio endoprocedimentale, che “il contribuente non ha fornito elementi di prova contraria atti a confutare validamente il reddito accertato in base ai parametri ed a consentire una più realistica ricostruzione del reddito”, e che neppure “ha portato elementi nuovi tali da poter riformare la decisione dei primi giudici”;

– che è noto che il giudice di merito è libero di attingere il proprio convincimento dagli elementi probatori che ritenga più attendibili ed idonee nella formazione dello stesso, essendo sufficiente, al fine della congruità della motivazione del relativo apprezzamento, che da questa risulti che il convincimento nell’accertamento dei fatti su cui giudicare si sia realizzato – come si è detto essere avvenuto nel caso di specie – attraverso una valutazione dei vari elementi probatori considerati nel loro complesso, pur senza una esplicita confutazione degli altri elementi non menzionati o non considerati; la valutazione degli elementi probatori, infatti, è attività istituzionalmente riservata al giudice di merito, non sindacabile in cassazione se non sotto il profilo della congruità della motivazione del relativo apprezzamento (Cass. n. 322 del 2003, n. 23286 del 2005, n. 9233 del 2006 e, più recentemente, n. 1414 del 2015), nella specie non dedotto, posto che è stata censurata l’omissione della motivazione e non la sua insufficienza;

– che, in estrema sintesi, il ricorso va rigettato per infondatezza dei motivi di ricorso (il secondo anche inammissibile);

– che nella specie non deve provvedersi sulle spese processuali stante la mancata costituzione in giudizio dell’intimata;

PQM

 

dichiara infondati i motivi di ricorso.

Così deciso in Roma, il 23 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giungo 2017

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