Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16154 del 03/08/2016


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Cassazione civile sez. trib., 03/08/2016, (ud. 02/03/2016, dep. 03/08/2016), n.16154

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12437-2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MB CONTRACT SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 24/2009 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,

depositata il 19/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/03/2016 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con ricorso affidato a due motivi l’Agenzia delle entrate impugna la sentenza n. 24/4/09 del 19.3.2009 con cui la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha confermato la decisione della Commissione tributaria provinciale di Milano, sostenendo che lo sgravio parziale disposto dall’Ufficio in corso di causa rendeva evidente l’illegittimità della cartella, la quale non poteva essere confermata in parte, ma richiedeva il suo annullamento integrale, con emissione di nuova cartella per le residue imposte dovute, stante il principio della divisione dei poteri, amministrativo e giurisdizionale.

La società intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo l’amministrazione ricorrente denunzia la “Violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, in combinato disposto al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, ponendo il quesito di diritto se, a fronte di uno sgravio parziale della cartella esattoriale impugnata dal contribuente, abbia errato la C.T.R. che, “pur avendo implicitamente riconosciuto la persistente debenza degli importi residui a carico” del contribuente, annulli la cartella esattoriale parzialmente sgravata “affermando che l’Ufficio è tenuto ad emanare una diversa cartella di pagamento peri suddetti importi residui”.

2. Con il secondo mezzo viene altresì denunziata la “Violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, in combinato disposto al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, ponendo il quesito di diritto se “sia possibile per il giudice tributario annullare integralmente la cartella esattoriale (pur dopo averne riconosciuto la parziale legittimità) sulla base del presupposto secondo cui al Giudice tributario sarebbe precluso l’accertamento sul rapporto, dovendosi limitare a giudicare solo della legittimità dell’atto impugnato”.

3. I motivi, che in quanto connessi possono essere esaminati congiuntamente, sono fondati.

4. Questa Corte ha già avuto occasione di affermare i principio per cui, in ipotesi di sgravio parziale, anche se eseguito in forza di sentenza che abbia ridotto la pretesa impositiva, non è indispensabile l’emissione di una nuova cartella “con importo rettificato” (Cass. nn. 22804/15 e 21222/06), a differenza del caso in cui si abbia il totale annullamento del debito tributario, che comporta la necessità di formazione di un nuovo ruolo (Cass. n. 356/00).

5. Inoltre, per giurisprudenza consolidata di questa Corte il processo tributario non è annoverabile tra quelli di “impugnazione- annullamento”, ma tra quelli di “impugnazione-merito”, in quanto non è diretto alla sola eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma alla pronuncia di una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente, che dell’accertamento dell’ufficio; di conseguenza, ove il giudice tributario ritenga invalido l’avviso di accertamento non per motivi formali (ossia per vizi di forma talmente gravi da impedire l’identificazione dei presupposti impositivi, e precludere l’esame del merito del rapporto tributario), ma di carattere sostanziale, non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, eventualmente ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte (Cass. nn. 6918/13, 13034/12, 11935/12, 15825/06, 11265/03).

6. Divergendo la sentenza impugnata dai suddetti principi, essa merita di essere cassata con rinvio al giudice d’appello che, in diversa composizione, esclusa l’illegittimità della cartella impugnata e la necessità di emissione di una nuova cartella a seguito dello sgravio parziale disposto dall’amministrazione finanziaria, provvederà a definire i limiti del rigetto parziale dell’impugnazione proposta del contribuente, nonchè a regolare le spese processuali, incluse quelle relative al giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Lombardia, che provvederà anche a regolare le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 2 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2016

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