Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16150 del 28/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 23/05/2017, dep.28/06/2017),  n. 16150

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 17328/2010 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi 12, presso 12, l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.G.M.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia, depositata il 12 maggio 2009.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 23 maggio

2017 dal Consigliere Dott. Giuseppe Tedesco.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia, la quale ha rigettato l’appello dell’Amministrazione finanziaria contro sentenza di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente in relazione a cartelle di pagamento, emesse a seguito di diniego del condono della L. 289 del 2002, ex art. 9-bis, per insufficienza del pagamento;

che il ricorso è proposto sulla base di quattro motivi, il primo dei quali deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere la Ctr dichiarato, in assenza di censura del contribuente, la nullità della cartella per la mancata indicazione del responsabile del procedimento;

che il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto non sono riportabb gli scritti difensivi del contribuente e tale omissione impedisce alla Corte di operare quel raffronto fra pronunzia e deduzione di parte essenziale per la verifica del dedotto error in procedendo (“L’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un error in procedendo, presuppone che la parte, nel rispetto del principio di autosufficienza, riporti, nel ricorso stesso, gli elementi ed i riferimenti atti ad individuare, nei suoi termini esatti e non genericamente, il vizio processuale, onde consentire alla Corte di effettuare, senza compiere generali verifiche degli atti, il controllo del corretto svolgersi dell’iter processuale” Cass. n. 19410/2015);

che il secondo motivo, connesso al precedente, censura la sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Ctr ritenuto l’invalidità della cartella di pagamento, in quanto priva della indicazione del responsabile del procedimento, pur dando atto che, nella specie, la cartella fu consegnata prima dell’1 giugno 2008 (data a decorrere dalla quale quella indicazione era stata imposta a pena di nullità);

che il motivo è palesemente fondato: questa Corte ha già numerose volte ribadito (a proposito di questione del tutto simile a quella ora in rassegna) la regola secondo cui “La cartella esattoriale che ometta di indicare il responsabile del procedimento, se riferita a ruoli consegnati agli agenti della riscossione in data anteriore al 1 giugno 2008, pur essendo in violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 2, lett. a), non è affetta nè da nullità, atteso che il D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, art. 36, comma 4-ter, convertito dalla L. 28 febbraio 2008, n. 31, ha previsto tale sanzione solo in relazione alle cartelle riferite ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1 giugno 2008, nè da annullabilità, perchè, essendo la disposizione di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7, priva di sanzione, e non incidendo direttamente la violazione in questione sui diritti costituzionali del destinatario, trova applicazione la L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 21 octies, il quale, allo scopo di sanare con efficacia retroattiva tutti gli eventuali vizi procedimentali non influenti sul diritto di difesa, prevede la non annullabilità del provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti, qualora, per la natura vincolata del provvedimento, come nel caso di cartella esattoriale, il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato” (Cass. 4516/2012);

ritenuto che il terzo motivo deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, là dove la Ctr ha ritenuto che la cartella di pagamento non fosse stata adeguatamente motivata;

che il motivo è fondato, essendo applicabile nella fattispecie, caratterizzata da cartella di pagamento emessa a seguito di condono non perfezionato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, il seguente principio di diritto: “La cartella con cui l’Amministrazione chieda il pagamento delle imposte, dichiarate dal contribuente e non versate, non necessita di specifica motivazione, non risultando a tale fine applicabile nè la L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3(il quale prevede siano messi a disposizione del contribuente gli atti di cui egli già non disponga), nè il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 25 (che prescrive il contenuto minimo della cartella), in quanto la pretesa tributaria scaturisce dalla pura e semplice obbligazione di pagamento delle imposte, determinate nella dichiarazione del contribuente. Spetta, eventualmente, a quest’ultimo, in relazione ai principi generali in tema di onere della prova, allegare e provare di avere effettuato in tutto o in parte i versamenti richiesti, in adempimento dell’obbligo in questione (Cass. n. 27140/2011; conf. Cass. n. 25329/2014);

che ciò posto, la sentenza incorre nella violazione di legge denunciata col motivo, poichè, nel momento in cui ha ritenuto che la “cartella esattoriale soddisfa solo in parte l’obbligo motivazionale, in quanto pur contenendo al descrizione degli imponibili accertati, motiva la pretesa fiscale affermando, genericamente, che trattasi di un condono non perfezionato”, ha configurato la necessità di un requisito motivazionale eccedente quello richiesto nel caso di specie, in relazione alla natura e ai presupposti del provvedimento:

ritenuto che il quarto motivo di ricorso pone la questione se il condono previsto dalla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, comma 1, si perfeziona con il pagamento dell’unica rata o della prima rata, di modo che l’omesso o ritardato versamento delle rate successive legittimerebbe l’applicazione delle sanzioni solo sulla rata non versata (secondo la tesi della contribuente) oppure se il mancato pagamento dell’importo dovuto, sia esso dipendente dall’omesso o tardivo versamento della prima (o dell’unica rata) o delle rate successive, escluda il perfezionamento delle condizioni necessarie per beneficiare dell’agevolazione (secondo la tesi dell’Agenzia delle Entrate);

che la tesi dell’Agenzia è certamente esatta, in quanto perfettamente in linea con la consolidata giurisprudenza di questa Suprema corte (Cass. n. 26683/2016; Cass. n. 379/2016);

che la sentenza ha assunto sul punto una posizione diversa in forza del rilievo che l’atto di diniego era stato motivato dall’amministrazione in modo laconico, “con un mero riferimento alla norma violata (L. n. 289 del 2002, art. 9 bis), senza esplicitare le ragioni giuridiche ostative alla definizione del condono in presenza del versamento di una sola rata; e ciò tanto più sussistendo altra norma parallela (art. 8 della stessa legge) per effetto della quale era consentito in presenza del versamento di 1^ rata non seguita dalle rate successive”;

che, insomma, la Ctr non nega che la norma vada intesa nel senso indicato dall’Agenzia delle Entrate, ma ha ritenuto di poter decidere diversamente sul rilievo che il diniego e le cartelle non avessero fatto adeguata chiarezza sulla fattispecie;

che, così ragionando, però la sentenza sovrappone due problematiche diverse, perchè la supposta carenza motivazionale avrebbe potuto al limite giustificare conseguenze negative sulla validità formale di tali atti, ma giammai avrebbe potuto legittimare l’applicazione della norma secondo un significato diverso da quello reale;

che la carenze ipotizzate dalla Ctr sono peraltro inesistenti non solo, come già chiarito, per la cartella di pagamento, ma anche per il diniego di condono: “in tema di condono fiscale, salvo che non sia espressamente previsto (come, ad esempio, nella L. n. 289 del 2002, art. 16, in tema di definizione delle liti pendenti), l’Ufficio non è tenuto ad adottare un provvedimento esplicito di diniego qualora ritenga l’istanza invalida ma può procedere, in forza dell’atto impositivo, all’iscrizione a ruolo e alla notifica della relativa cartella di pagamento, da intendersi come implicito diniego di ammissione al beneficio, senza che ciò pregiudichi il diritto di difesa del contribuente il quale, nel giudizio di impugnazione della cartella, può sempre far valere tutte le ragioni per le quali ritenga di avere diritto di accedere al condono (Cass. n. 14878/2016)”;

che si giustifica pertanto anche l’accoglimento di tale motivo;

che la sentenza va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Puglia in diversa composizione, che provvederà a nuovo esame attenendosi ai principi di cui sopra e tenendo comunque conto che le norme in tema di condono di cui alla L. n. 289 del 2002 non sono applicabili all’Iva, essendo incompatibili con il diritto dell’Unione europea, per cui quanto dovuto per tale imposta va comunque pagato per intero (Cass. n. 28205/2016; n. 24014/2016);

che demanda inoltre alla Ctr di provvedere anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso; accoglie gli altri motivi; rinvia alla Commissione tributaria regionale della Puglia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 23 magio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA