Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16150 del 09/06/2021

Cassazione civile sez. lav., 09/06/2021, (ud. 05/11/2020, dep. 09/06/2021), n.16150

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14611/2016 proposto da:

CONI SERVIZI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE QUATTRO

FONTANE 10, presso lo studio dell’avvocato LUCIO GHIA, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

A.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI RIENZO

28, presso lo studio dell’avvocato ANDREA CIRCI, rappresentata e

difeso dall’avvocato MARIA GABRIELLA DEL ROSSO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 22/2016 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 14/01/2015 R.G.N. 253/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/11/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte d’appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado che in accoglimento della domanda di A.G. aveva riconosciuto con decorrenza dal novembre 2003 il diritto della lavoratrice all’inquadramento nel superiore livello professionale Cl del c.c.n.l. applicabile e con decorrenza dal novembre 2008 il diritto all’inquadramento nel livello C2 c.c.n.l., condannando la datrice di lavoro Coni Servizi s.p.a. alle relative differenze retributive nei limiti della prescrizione quinquennale del credito;

2. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso Coni Servizi s.p.a. sulla base di sei motivi; la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso;

3. Coni Servizi s.p.a. ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis.1. c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente, deducendo violazione dell’art. 100 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c., censura la decisione di secondo grado per avere rilevato il difetto di interesse di Coni Servizi s.p.a., ad impugnare la statuizione di condanna generica alle differenze retributive emessa dal giudice di primo grado pur a fronte – si sostiene – di una domanda di condanna specifica formulata da controparte. Premesso che in caso di richiesta di condanna specifica la successiva limitazione della stessa all’an debeatur era consentita solo con il consenso dell’altra parte, osserva che l’interesse ad impugnare scaturiva dal fatto che controparte aveva omesso di allegare e provare le differenze reclamate di talchè la relativa domanda, ove esaminata, sarebbe stata sicuramente respinta;

2. con il secondo motivo di ricorso, deducendo violazione degli artt. 1362 c.c. e segg., nonchè vizio di ultra o extrapetizione e violazione degli artt. 112 e 278 c.p.c., censura la decisione di secondo grado per avere interpretato la originaria domanda come intesa alla condanna generica alle differenze retributive pretese dalla lavoratrice; tale interpretazione – sostiene – era frutto della violazione delle regole legali di ermeneutica avendo omesso il giudice di appello di conferire rilevanza alle espressioni utilizzate, alla volontà effettiva di parte attrice ed alla finalità perseguita con il ricorso proposto; tanto aveva determinato violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunziato nonchè dell’art. 278 c.p.c., che prescrive, in ipotesi di accertata sussistenza di un diritto ma del permanere della controversia in relazione al quantum della prestazione, la necessità dell’istanza di parte per la pronunzia di condanna generica;

3. con il terzo motivo di ricorso deduce violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronunzia su un motivo di appello e violazione degli artt. 434 e 437 c.p.c.. Premette di avere con l’atto di appello investito la statuizione di prime cure che condannava essa società al pagamento delle differenze retributive a decorrere dall’aprile 2007; in tal modo – sostiene – era stata disattesa la previsione del contratto collettivo (art. 50 c.c.n.l.) che limitava il diritto alla retribuzione corrispondente alle superiori mansioni al periodo di effettivo espletamento delle stesse; tale periodo era in concreto cessato alla data del 31.12.2004, in coincidenza con la ultimazione dell’incarico di segretario del comitato provinciale assegnato alla A.; in sede di gravame, in via subordinata, era stato inoltre dedotto che, comunque, il periodo oggetto di condanna avrebbe dovuto terminare alla data del 1.6.2011 nella quale la ricorrente era stata collocata in aspettativa ed assunta presso la FIGC, circostanza questa pacifica tra le parti;

4. con il quarto motivo di ricorso, svolto in via subordinata al precedente, deduce violazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 118 disp. att. c.p.c.; assume che ove dovesse ritenersi il rigetto implicito del motivo di appello incentrato sui limiti temporali di riconoscimento delle differenze retributive, la sentenza sarebbe nulla per totale carenza di motivazione sul punto;

5. con il quinto motivo di ricorso deduce omesso esame di un fatto decisivo in quanto in relazione alla statuizione di condanna generica la sentenza impugnata non aveva considerato il fatto, pacifico, rappresentato dal periodo di aspettativa concessa alla A. e la instaurazione, a partire dal giugno 2011, di un nuovo rapporto di lavoro con la FIGC conseguendone la impossibilità di maturazione di differenze retributive a carico della società Coni Servizi a partire dalla data sopraindicata;

6. con il sesto motivo di ricorso, premesso di avere, nelle more della sentenza di primo grado, corrisposto alla ricorrente differenze retributive per complessivi Euro 23.203,41, come da documentazione prodotta, assume che in caso di annullamento della sentenza di secondo grado sussisteva il diritto alla relativa ripetizione;

7. il primo ed il secondo motivo di ricorso esaminati congiuntamente per connessione sono inammissibili;

7.1. la sentenza impugnata ha dichiarato inammissibile il motivo di appello con il quale Coni Servizi s.p.a. aveva censurato la sentenza di primo grado per avere reso una pronunzia di condanna generica a fronte di una richiesta di condanna specifica formulata dalla originaria ricorrente; la statuizione di inammissibilità è stata fondata sul difetto di interesse della società ad impugnare tale capo; il giudice di appello ha inoltre evidenziato che “comunque” la statuizione di condanna generica risultava conforme alle conclusioni del ricorso di primo grado in cui non era stato quantificato alcun petitum in termini monetari;

7.2. quest’ultima, autonoma, ratio decidendi non risulta validamente censurata con il secondo motivo di ricorso e tanto assorbe la necessità di esame del primo motivo per essere il capo impugnato divenuto definitivo;

7.3. qualora, infatti, sia denunziata, come nel caso di specie, la inesatta interpretazione della domanda sotto il profilo della non corretta individuazione del petitum e, quindi, un vizio riconducibile ad error in procedendo del giudice di merito (Cass. n. 11103/2020, n. 25259/2017, n. 12022/2003)11 giudice di legittimità non deve limitare la propria cognizione all’esame della sufficienza e logicità della motivazione con cui il giudice di merito ha vagliato la questione, ma è investito del potere di esaminare direttamente gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fonda, purchè la censura sia stata proposta dal ricorrente in conformità alle regole fissate al riguardo dal codice di rito ed oggi, quindi, in particolare, in conformità alle prescrizioni dettate dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 (cfr. tra le altre, Cass. Sez. Un. 8077/2012, n. 25308/2014 n. 8069/2016);

7.4. in relazione al caso di specie si rendeva, pertanto, necessaria la esposizione compiuta del contenuto del ricorso di primo grado onde consentire la identificazione nei suoi esatti termini del petitum sulla base dell’esame complessivo dell’atto (Cass. n. 11631/2018, n. 20727/2013, 15966/07); tale onere non è stato assolto dalla odierna ricorrente che si è limitata alla sola trascrizione, peraltro parziale, di una frase riferita alle conclusioni spiegate dalla ricorrente (v. ricorso, pag. 11) la quale, sia per essere slegata dal complessivo contesto espositivo della domanda, sia per il suo contenuto intrinseco che fa riferimento alla richiesta di pagamento tout court di differenze retributive a decorrere dal 1.8.2003, senza contenere alcuna specifica indicazione del concreto quantum a tale titolo richiesto, non si presta a sorreggere l’assunto di una domanda di condanna in forma specifica e non generica; quanto ora osservato assorbe il rilievo di inammissibilità, per difetto di pertinenza con le ragioni del decisum, della dedotta violazione dell’art. 278 c.p.c., concernente l’ipotesi di istanza di pronunzia di condanna generica con prosecuzione del processo per la liquidazione, situazione processuale neppure prospettata dall’odierna ricorrente;

8. il terzo motivo di ricorso è in parte infondato e in parte inammissibile;

8.1. la Corte di appello, sulla base delle emergenze in atti, ha confermato la valutazione di prime cure circa la riconducibilità delle mansioni svolte dalla A. quale segretaria del comitato territoriale a quelle di livello C di cui al c.c.n.l. 2003/2004 e ribadito, in sintonia con il giudice di prime cure, che la espressa previsione di riconducibilità di tali mansioni al livello C) contenuta nel c.c.n.l. 2007 aveva valenza meramente ricognitiva e non innovativa rispetto alle precedente disciplina collettiva. Tanto premesso il giudice di appello, laddove ha confermato la sentenza di prime cure in punto di definitiva acquisizione al novembre 2003 del diritto al superiore inquadramento e quindi del diritto al relativo trattamento retributivo, ha implicitamente respinto, con statuizione coerente con il precetto inderogabile dell’art. 2103 c.c., nel testo vigente ratione temporis, l’assunto della società in ordine alla possibilità di limitare il trattamento retributivo connesso al superiore inquadramento al solo periodo di svolgimento delle superiori mansioni; tanto esclude la configurabilità della violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunziato;

8.2. la specifica questione relativa al venir meno del diritto alle differenze retributive a carico di Coni Servizi s.p.a., per effetto del collocamento in aspettativa e della assunzione presso la FIGC della A. non è stata specificamente trattata dal giudice di appello per cui, onde impedire una valutazione di novità della questione, era onere di parte ricorrente allegare l’avvenuta tempestiva deduzione di tale questione innanzi al giudice di merito ed inoltre, in ossequio al principio di specificità del ricorso per cassazione, indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo aveva fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito (Cass. n. 20694/2018, n. 15430/2018, n. 23675/2013), come viceversa non è avvenuto;

8.3. parte ricorrente non ha, infatti, osservato tali prescrizioni in quanto non ha allegato, prima ancora che dimostrato, che la questione del venir meno del diritto al trattamento retributivo a carico di Coni Servizi s.p.a. per effetto del collocamento in aspettativa e l’assunzione presso la FIGC, era stata ritualmente e tempestivamente dedotta fin dal primo grado del giudizio, dovendo ulteriormente rilevarsi la carenza di interesse ad impugnare in capo a Coni Servizi s.p.a. a fronte di una statuizione di condanna che in quanto limitata all’an debeatur non comportava alcun pregiudizio alla concreta determinazione del quantum nell’ambito della quale andava posto il problema della limitazione temporale del diritto alle differenze retributive per effetto del collocamento in aspettativa della A.;

9. il quarto motivo di ricorso, svolto in via subordinata al mancato accoglimento del motivo precedente, è infondato in quanto le ragioni del mancato accoglimento della censura fondata sull’art. 50 c.c.n.l. sono agevolmente percepibili stante l’incongruità logica e giuridica di una limitazione temporale del corrispondente trattamento retributivo una volta consolidatosi il diritto della lavoratrice al superiore inquadramento; analogamente, la conferma della correttezza della statuizione di condanna generica di primo grado assorbiva la necessità di motivazione sulla questione, afferente al quantum, connessa al collocamento in aspettativa della lavoratrice ed alla instaurazione di altro rapporto di lavoro con la FIGC;

10. il quinto motivo di ricorso presenta un duplice profilo di inammissibilità: per essere preclusa la deduzione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dalla esistenza cd. di doppia conforme ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., non avendo l’odierna ricorrente, sulla quale ricadeva il relativo onere, indicato le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. n. 20994/2019, n. 19001/2016, n. 5528/2014); per essere, comunque, la circostanza priva di decisività in presenza di una statuizione di condanna relativa all’an e non al quantum;

11. le deduzioni articolate con il sesto motivo, alla stregua di quanto rappresentato dalla ricorrente medesima, sono estranee al paradigma dei motivi di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, e si sostanziano in una istanza di restituzione formulata per l’ipotesi, nello specifico non ricorrente, di cassazione della decisione di secondo grado;

12. al rigetto del ricorso consegue il regolamento secondo soccombenza delle spese del giudizio di cassazione;

13. sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis (Cass. Sez. Un. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 3.500,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 5 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2021

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