Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16146 del 09/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2021, (ud. 12/03/2021, dep. 09/06/2021), n.16146

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – rel. Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3759-2015 proposto da:

A.A., (C.F. (OMISSIS)), rapp. e dif., in virtù di procura

speciale a margine del ricorso, dall’Avv. PIETRO NODARO, presso il

cui studio è elett.te dom.to in ROMA, alla VIA XX SETTEMBRE, n. 3;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore

p.t., dom.to in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI, n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– resistente –

e contro

EQUITALIA SUD S.P.A., (succeduta a seguito di fusione per

incorporazione ad EQUITALIA GERIT S.P.A.), in persona del legale

rappresentante p.t., rapp. e dif., in virtù di procura speciale in

calce al controricorso, dall’Avv. BARBARA PAOLETTI, presso il cui

studio è elett.te dom.ta in ROMA, alla PIAZZA DELLA CANCELLERIA, n.

85;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4068/1/14 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 18/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/3/2021 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI.

 

Fatto

OSSERVATO

che la C.T.P. di Roma, con sentenza n. 143/60/13, dichiarò inammissibile l’impugnazione proposta da A.A. avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS);

che il contribuente appellò tale decisione innanzi alla C.T.R. del Lazio la quale, con sentenza n. 4068/1/14, depositata il 18.6.2014, rigettò il gravame, confermando la declaratoria di “irricevibilità” dell’originario ricorso per tardività e – per quanto in questa sede ancora rileva – rilevando, al fine di privare di efficacia la sottoscrizione apposta in calce alla relata di notifica della cartella impugnata ed apparentemente riconducibile all’ A. medesimo, (a) l’insufficienza del disconoscimento da questi operato ex art. 214 c.p.c., (b) l’inidonea della consulenza grafologica di parte prodotta, nonchè (c) la tardività della querela di falso proposta in sede di gravame;

che avverso tale sentenza l’ A. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi. Si è costituita, con controricorso, l’EQUITALIA, mentre l’AGENZIA DELLE ENTRATE Si è costituita ai soli fini della eventuale partecipazione alla discussione in pubblica udienza.

Diritto

CONSIDERATO

che, in via preliminare, va disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dall’EQUITALIA con riferimento ad entrambi i motivi, siccome privi di autosufficienza e, in specie, per non esser state specificate le disposizioni violate: che, fermo quanto si dirà più approfonditamente infra, a proposito di ciascun mezzo di gravame, osserva il Collegio come essi facciano espresso riferimento, nelle rispettive rubriche, alle norme disattese dalla C.T.R. ed al vizio cui la doglianza va ricondotta; ciò, peraltro, senza dimenticare come, a tutto volere, una tale indicazione neppure sarebbe necessaria, pacifico essendo il principio in virtù del quale, ai fini della ammissibilità del ricorso per cassazione, non è necessaria l’esatta indicazione delle norme di legge delle quali si lamenta l’inosservanza, essendo al contrario necessario che si faccia valere un vizio astrattamente idoneo ad inficiare la pronuncia (Cass., Sez. 3, 29.8.2013, n. 19882, Rv. 627575-01; Cass., Sez. 5, 6.10.2017, n. 23381, Rv. 645638-01), complessivamente evincibile sulla base delle argomentazioni giuridiche ed in fatto svolte dal ricorrente a fondamento della censura (arg. da Cass., Sez. 5, 23.5.2018, n. 12690, Rv. 648743-01);

che con il secondo motivo – da esaminare in via preliminare, per una chiara antecedenza logica – parte ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), della nullità della sentenza, per esser la C.T.R. incorsa nella violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 1, n. 4, nonchè per presentare la decisione gravata una motivazione apparente, giacchè i giudici di appello, da un lato, non avrebbero “minimamente valutato le censure formulate nel ricorso incardinato in secondo grado” e, dall’altro, sarebbero ricorsi ad “una motivazione per relationem alla sentenza pronunciata in prime cure, senza tuttavia esplicitare in alcun modo le ragioni del proprio convincimento”;

che il motivo è infondato;

che dalla lettura della decisione impugnata emerge chiaramente che la C.T.R. ha: (1) ritenuto l’originario ricorso proposto dal contribuente “irricevibile” per tardività, per essere stato proposto oltre il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento impugnata: termine che i giudici di appello hanno considerato decorrente dalla data di sottoscrizione dell’avviso di ricevimento della notifica della cartella medesima (cfr. p. 2, penultimo ed ultimo cpv. della motivazione); (2) condiviso il percorso argomentativo dei giudici di prime cure quanto alla ritenuta insufficienza di un mero disconoscimento ex art. 214 c.p.c., ovvero di una perizia grafologica per contestare l’autenticità di siffatta sottoscrizione (p. 3); (3) ritenuto tardiva la querela di falso proposta, in sede civile, dall’ A.;

che, pertanto, non solo la motivazione non risulta essere apparente ma, a ben vedere, la C.T.R. neppure doveva confrontarsi con il merito dei motivi di appello proposti dal contribuente, essendosi spogliata della potestas iudicandi proprio attraverso la conferma della statuizione, in rito, di irricevibilità dell’originario ricorso (arg. da Cass., Sez. 3, 20.8.2015, n. 17004, Rv. 636624-01);

che, con il primo motivo, la difesa dell’ A. si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), della nullità della decisione impugnata per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, nonchè dell’art. 221 c.p.c., per avere la C.T.R. erroneamente ritenuto tardiva la querela di falso proposta dal contribuente avverso l’avviso di ricevimento della comunicazione di avvenuto deposito della cartella impugnata presso la casa comunale e contestualmente altrettanto erroneamente disatteso la richiesta di sospensione del processo formulata in conseguenza dell’avvenuta proposizione di detta querela di falso innanzi al Tribunale di Roma;

che il motivo è fondato;

che risulta dal ricorso (ai fini della specificità del motivo, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), che effettivamente la difesa del contribuente ebbe ad evidenziare ai giudici di appello, nel corso dell’udienza del 27.5.2014, di avere proposto querela di falso avverso l’avviso di ricevimento della notifica di cui si è detto, al fine di fare dichiarare l’apocrifia della sottoscrizione apposta sullo stesso (cfr. p. 6, cpv.); risulta, altresì, trascritto in ricorso il testo dell’atto di citazione del giudizio ex art. 221 c.p.c., proposto in via principale innanzi al Tribunale capitolino (cfr. pp. 6-10);

che, ai sensi dell’art. 221 c.p.c., comma 1, la querela di falso può essere proposta, tanto in via principale, quanto in via incidentale, in ogni stato e grado del giudizio, finchè la verità del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato; prosegue il successivo art. 355 c.p.c., chiarendo che, se nel giudizio d’appello è proposta querela di falso, il giudice, quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione della causa, sospende con ordinanza il giudizio, e fissa alle parti un termine perentorio entro il quale debbono riassumere la causa di falso davanti al tribunale;

che, dunque, – contrariamente all’assunto della C.T.R. – deve escludersi che la presentazione della querela di falso, nelle more dello svolgimento del giudizio di appello innanzi alla C.T.R., possa determinarne ex se l’inammissibilità per tardività;

che, piuttosto, in materia di querela di falso, il giudice tributario è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, a sospendere il giudizio fino al passaggio in giudicato della decisione in ordine alla querela stessa (o fino a quando non si sia altrimenti definito il relativo giudizio), trattandosi di accertamento pregiudiziale riservato ad altra giurisdizione, del quale non può conoscere neppure incidenter tantum: pur dovendosi precisare che, anche nel processo tributario, il giudice non deve semplicemente prendere atto della avvenuta presentazione della querela e sospendere automaticamente il giudizio, ma è tenuto a verificare la pertinenza di tale iniziativa processuale in relazione al documento impugnato ed alla sua rilevanza ai fini della decisione. Cfr. Cass., Sez. 6-5, 30.11.2017, n. 28671, Rv. 646429-01);

che, di fronte alla proposizione della querela, dunque, la C.T.R. avrebbe dovuto limitarsi a compiere il giudizio di rilevanza e pertinenza ai fini della decisione (considerando, a tale proposito, che il destinatario che intenda contestare l’avvenuta esecuzione della notificazione, affermando di non aver mai ricevuto l’atto e, in particolare, di non aver mai apposto la propria firma sull’avviso, ha proprio l’onere di impugnarlo a mezzo della querela di falso. Cfr., in termini, Cass., Sez. 1, 22.11.2006, n. 24852, Rv. 593225-01 nonchè, anche più recentemente, per l’affermazione del principio, Cass., Sez. 6-5, 21.2.2020, n. 4556, Rv. 657324-01 e Cass., Sez. 6-5, 5.12.2017, n. 29022, Rv. 646433-01, avuto riguardo alla notifica della cartella di pagamento mediante invio diretto, da parte del concessionario, di raccomandata con avviso di ricevimento) e – nella ricorrenza dei presupposti – sospendere il giudizio a quo, in attesa della definizione del giudizio di falso proposto innanzi al Tribunale ordinario;

Ritenuto, dunque, che il ricorso debba essere accolto nei limiti di cui in motivazione; per l’effetto, la decisione impugnata va cassata e la causa rinviata alla C.T.R. del Lazio, in diversa composizione, affinchè, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini la controversia e liquidi, altresì, le spese del giudizio di legittimità.

PQM

Accoglie il 1 motivo di ricorso, nei limiti di cui in motivazione, infondato il 2. Per l’effetto, cassa la decisione impugnata rinvia e la causa alla C.T.R. del Lazio, in diversa composizione, affinchè, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini la controversia e liquidi, altresì, le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 12 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2021

 

 

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