Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16144 del 22/07/2011

Cassazione civile sez. III, 22/07/2011, (ud. 09/06/2011, dep. 22/07/2011), n.16144

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.D. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA MAGLIANA 256, presso lo studio dell’avvocato CANANZI

PASQUALE, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

CANANZI RAFFAELE, ERNESTO SANTELLI, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

ALLIANZ SPA (già Riunione Adriatica di Sicurtà Spa) in persona dei

procuratori, FONDAZIONE IRCCS ISTITUTO NEUROLOGICO “CARLO BESTA”,

L.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PANAMA 88,

presso lo studio dell’avvocato SPADAFORA GIORGIO, che li rappresenta

e difende, giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 35/2009 della CORTE D’APPELLO di MILANO del

17/09/08, depositata il 09/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;

udito l’Avvocato Manganiello Antonio (delega avv. Giorgio Spadafora)

difensore dei controricorrenti che si riporta ai motivi;

è presente il P.G. in persona del Dott. COSTANTINO FUCCI che

aderisce alla relazione.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. – E’ chiesta la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano in data 9.1.2009 in materia di risarcimento danni da responsabilità professionale.

Ai ricorsi proposti contro sentenze o provvedimenti pubblicati, una volta entrato in vigore il D.Lgs. 15 febbraio 2006, n. 40, recante modifiche al c.p.c. in materia di ricorso per cassazione, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al Capo 1^.

Secondo l’art. 366-bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto – i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena di inammissibilità, nel modo lì descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360, n. 1), 2), 3) e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre, nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5), l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.

Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio e dichiarato inammissibile.

Il quesito, al quale si chiede che la Corte di cassazione risponda con l’enunciazione di un corrispondente principio di diritto che risolva il caso in esame, infatti, deve essere formulato, sia per il vizio di motivazione, sia per la violazione di norme di diritto, in modo tale da collegare il vizio denunciato alla fattispecie concreta (v. S.U. 11.3.2008 n. 6420 che ha statuito l’inammissibilità – a norma dell’art. 366 – bis cod. proc. civ. – del motivo di ricorso per cassazione il cui quesito di diritto si risolva in un’enunciazione di carattere generale e astratto, priva di qualunque indicazione sul tipo della controversia e sulla sua riconducibilità alla fattispecie in esame, tale da non consentire alcuna risposta utile a definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non potendosi desumere il quesito dal contenuto del motivo o integrare il primo con il secondo, pena la sostanziale abrogazione del suddetto articolo).

Nella specie, il ricorrente propone tre motivi di violazione di norme di diritto (artt. 350, 356 e 74 disp. att. c.p.c.; artt. 2702 e 2705 c.c.; artt. 345, 350 e 356 c.p.c., ma i quesiti di diritto non rispondono ai requisiti richiesti dall’art. 366 bis c.p.c., posto che si tratta di quesiti generici, senza alcun riferimento al caso concreto; non consentendo, quindi, alla Corte di Legittimità di enunciare un principio di diritto che dia soluzione al caso concreto.

Sotto il profilo del vizio di motivazione, poi, cui sembra riferirsi il secondo motivo, questo non contiene una specifica parte destinata alla chiara indicazione del fatto controverso ed all’illustrazione delle ragioni che rendono inidonea la motivazione (perchè insufficiente, contraddittoria od omessa) a giustificare la decisione (S.U. 16.11.2007 n. 23730).

Da ultimo, deve anche evidenziarsi il mancato rispetto degli oneri previsti, rispettivamente, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, applicabili nella specie.

In ordine al primo, difetta la indicazione specifica degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso; in ordine al secondo, non risultano depositati, a pena di improcedibilità, assieme al ricorso, gli atti processuali ed i documenti sui quali il ricorso si fonda”.

La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti.

Non sono state presentate conclusioni scritte, ma i resistenti sono stati ascoltati in camera di consiglio.

I resistenti hanno anche presentato memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione.

Conclusivamente, il ricorso è dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in dispositivo, sono poste a carico del ricorrente.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese che liquida in complessivi Euro 1.800,00, di cui Euro 1.600,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione terza civile della Corte suprema di cassazione, il 9 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2011

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