Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16123 del 28/07/2020

Cassazione civile sez. I, 28/07/2020, (ud. 24/01/2020, dep. 28/07/2020), n.16123

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2383/2019 proposto da:

M.O., rappresentato e difeso dall’avv. Gianluca Vitale del foro

di Torino;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1022/2018 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 29/05/200;

udita la relazione della causa Svolta nella camera di consiglio del

24/01/2020 da Dott. ACIERNO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte d’Appello di Torino ha, rigettato, confermando la pronuncia di primo grado, la domanda volta al riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria proposta da M.O., cittadino (OMISSIS). A sostegno dell’impugnazione l’appellante aveva evidenziato come il (OMISSIS), nella situazione attuale fosse caratterizzato da una situazione di grave instabilità, tale da potersi qualificare di violenza indiscriminata e giustificare pienamente la condizione di vulnerabilità del richiedente.

La Corte d’Appello ha ritenuto il cittadino straniero non credibile in relazione alla vicenda narrata sia in relazione alla prima moglie che alla seconda moglie del padre che, dopo aver ucciso suo fratello, lo avrebbe segregato in casa. Non è infine risultata credibile neanche la tempistica dei suoi spostamenti prima di raggiungere la Libia e l’Italia. In relazione alla situazione generale del (OMISSIS) la Corte territoriale ne ha rilevato il passaggio verso un sistema più democratico ed una condizione di normalità, sulla base di una pluralità di fonti aggiornate.

Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione il cittadino straniero affidandosi a due motivi di ricorso. Non ha svolto difese la parte intimata.

Nel primo motivo viene censurato un vizio di ultra petizione per aver la Corte d’appello ritenuto rilevante, ai fini dell’esame della domanda di protezione umanitaria, la non credibilità della vicenda narrata dal richiedente.

Nel secondo motivo viene censurato il carente accertamento istruttorio officioso sulla situazione del (OMISSIS).

Le censure sono entrambe inammissibili. Premesso che la Corte d’Appello ha ritenuto applicabile il paradigma legislativo della protezione umanitaria costituito dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 il primo motivo contrasta un passaggio della pronuncia impugnata che non tocca la ratio decidendi, costituita dalla situazione generale del (OMISSIS), ritenuta non pericolosa, limitandosi a sottolineare anche l’inverosimiglianza della vicenda.

Il secondo motivo è inammissibile perchè con una esposizione, peraltro generica, mira a dare una valutazione della situazione del (OMISSIS), alternativa a quella insindacabilmente svolta dalla Corte d’appello, fondata su fonti plurali ed attuali.

All’inammissibilità del ricorso non segue statuizione sulle spese processuali in mancanza di difese della parte intimata.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento dell’ulteriore contributo D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 24 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2020

 

 

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