Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1612 del 27/01/2014


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 1612 Anno 2014
Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA
Relatore: MASSERA MAURIZIO

SENTENZA

sul ricorso 19106-2012 proposto da:
DEVONA

RITA

DVNRT159R50D122D,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CARLO ALBERTO 18, presso lo
studio dell’avvocato COMEGNA CARMELO, che lo
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro

TEPEDINO GIUSEPPE TPDGPP69TO9G942Z,

elettivamente

domiciliato in ROMA, V.LE MAZZINI 145, presso lo
studio dell’avvocato GIUSEPPE TEPEDINO difensore di
sè medesimo unitamente

all’avvocato MARCO

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DE

Data pubblicazione: 27/01/2014

CRISTOFARO giusta delega in atti;
– controricorrente nonché contro

GULLO ALESSANDRO, INTESA SANPAOLO S.P.A.;
– intimati –

ROMA, depositata il 29/03/2012, R.G.N. 69963/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 03/12/2013 dal Consigliere Dott. MAURIZIO
MAS SERA;
udito l’Avvocato CARMELA COMEGNO;
udito l’Avvocato MARCO DE CRISTOFARO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PIERFELICE PRATIS che ha concluso per
il rigetto del ricorso;

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avverso la sentenza n. 6479/2012 del TRIBUNALE di

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

.1 – Rita Devona propose avanti al Tribunale di Roma opposizione
agli atti esecutivi avente ad oggetto l’ordinanza del giudice
dell’esecuzione che aveva rigettato l’istanza di sospensione
dell’esecuzione; nel contempo chiese che fosse dichiarata la

trasferimento per vizi attinenti alle modalità dell’offerta.
Contrastarono l’opposizione l’aggiudicatario Alessandro Gullo e
la creditrice Intesa San Paolo S.p.A. e intervenne in giudizio
Giuseppe Tepedino,

avente

causa dall’aggiudicatario,

per

sostenerne le ragioni e per chiedere che, in caso di
accoglimento dell’opposizione, fossa disposta la restituzione
delle somme incassate dalla procedura.
.2 – Con sentenza in data 27 – 29 marzo 2012 il Tribunale di
Roma dichiarò la carenza di interesse e, in ogni caso, rigettò
l’opposizione nel merito.
Il Tribunale osservò per quanto interessa: l’opposizione agli
atti esecutivi era stata proposta tardivamente; tuttavia.
all’eventuale nullità propria della fase della vendita potrebbe
effettivamente conseguire l’annullamento di tutti gli atti
consequenziali e può essere fatta valere impugnando il decreto
di trasferimento; l’esecutata era priva di interesse a far
valere la caducazione della vendita essendo inesistente un
diritto soggettivo autonomamente tutelabile, tanto più che la
partecipazione dell’aggiudicatario contestato aveva consentito

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nullità dell’aggiudicazione e del successivo decreto di

la realizzazione di un prezzo di vendita maggiore; in ogni caso
l’offerta era pienamente valida.
.3 – Avverso la suddetta sentenza la Devona ha proposto ricorso
per cassazione affidato a quattro motivi, illustrati con
successiva memoria.

Banca Intesa e Gullo non hanno espletato attività difensiva.
La trattazione del ricorso, originariamente chiamato all’udienza
del 10 luglio 2013, è stata rinviata per l’astensione dalle
udienza degli avvocati.
MOTIVI DELLA DECISIONE

.1.1 – Il ricorrente denuncia: violazione e falsa applicazione
di norme di diritto in riferimento, salvo altri, agli artt. 273,
274, 39, 40, 183, comma 6 c.p.c.; in relazione all’art. 616
c.p.c.; in relazione all’art. 100 c.p.c.; in relazione agli
artt. 576, 579, 580 e 581 c.p.c., in relazione all’art. 1424
c.c.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa
un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Quindi esplicita le seguenti doglianze:
.1.1 – Sulla mancata riunione dei giudizi e mancata concessione
del termine ex art. 183, comma 6 c.p.c.;
.1.2 – Sulla tardività dell’opposizione;
.1.3 – Sull’interesse ad agire;
.1.4 – Sulla legittimità della vendita.
.2 – Un tale modus procedenti rende il ricorso inammissibile a
causa della palese violazione dell’art. 366, n. 4 c.p.c.
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Il Tepedino ha resistito con controricorso e presentato memoria.

La norma indicata richiede che ogni singolo motivo di ricorso
contenga l’indicazione delle norme di diritto prese in
considerazione corredata dalla specificazione delle ragioni
dimostrative delle asserite loro violazione o falsa
applicazione.

(confronta, ex plurimis, Cass. n. 15263 del 2007) che, nel
ricorso per cassazione, il requisito della esposizione dei
motivi di impugnazione – nella quale la specificazione dei
motivi e l’indicazione espressa delle norme di diritto non
costituiscono requisiti autonomi, avendo la seconda la funzione
di chiarire il contenuto dei motivi – mira ad assicurare che il
ricorso consenta, senza il sussidio di altre fonti, l’immediata
e pronta individuazione delle questioni da risolvere, cosicché
devono ritenersi inammissibili quei motivi che non precisino in
alcuna maniera in che cosa consista la violazione di legge che
avrebbe portato alla pronuncia di merito che si sostiene errata,
o che si limitino ad una affermazione apodittica non seguita da
alcuna dimostrazione.
Più recentemente, questa stessa Sezione (Cass. Sez. III, n.
18421 del 2009) ha ribadito che il ricorso per cassazione
richiede, da un lato, per ogni motivo di ricorso, la rubrica del
motivo, con la puntuale indicazione delle ragioni per cui il
motivo medesimo – tra quelli espressamente previsti dall’art.
360 c.p.c. – è proposto; dall’altro, esige l’illustrazione del
singolo motivo, contenente l’esposizione degli argomenti
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Questa Corte ha già avuto ripetutamente occasione di affermare

invocati a sostegno della decisione assunta con la sentenza
impugnata, e l’analitica precisazione delle considerazioni che,
in relazione al motivo come espressamente indicato nella
rubrica, giustificano la cassazione della sentenza.
Non soddisfa i requisiti sopra indicati l’enunciazione di una

(nel rilevante numero di dodici) unitamente alla denuncia di
vizi di motivazione nella triplice configurazione della
omissione, insufficienza e contraddittorietà, riferite
unitariamente a tutte le censure successivamente esposte, di
modo che non è consentito individuare per ciascuna di esse il
vizio denunciato.
Tuttavia, per ragioni di completezza, si osserva quanto segue:
.2.1 – Il primo motivo, peraltro non autosufficiente, è
manifestamente

infondato poiché

il mancato

accoglimento

dell’istanza di riunione con altro giudizio (prima censura)
attacca un provvedimento di carattere ordinatorio, come tale
insuscettibile di gravame in sede di legittimità (Cass. Sez.
III, n. 12989 del 2010), mentre la negata concessione del
termine di cui al comma 6 dell’art. 183 c.p.c. resta irrilevante
atteso che la ricorrente non ha dimostrato di avere subito alcun
pregiudizio concreto.
Infatti è orientamento giurisprudenziale pacifico (confronta,
per tutte, Cass. Sez. III, n. 4340 del 2010) che, in materia di
impugnazioni civili, dai principi di economia processuale, di
ragionevole durata del processo e di interesse ad agire si
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serie di violazioni e/o false applicazioni di norme di diritto

desume quello per cui la denunzia di vizi dell’attività del
giudice che comportino la nullità della sentenza o del
procedimento, ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c. (nella specie
neppure denunciato poiché il ricorso contiene riferimenti solo
ai nn. 3 e 5 dell’art. 360 codice di rito), non tutela

soltanto l’eliminazione del pregiudizio del diritto di difesa
concretamente subito dalla parte che denuncia il vizio, con la
conseguenza che l’annullamento della sentenza impugnata si rende
necessario solo allorché nel successivo giudizio di rinvio il
ricorrente possa ottenere una pronuncia diversa e più favorevole
rispetto a quella cassata. Ne deriva che, ove la parte proponga
ricorso per cassazione deducendo la nullità della sentenza
impugnata essa ha l’onere di indicare in concreto quali
argomentazioni sarebbe stato necessario addurre per contrastare
quelle della controparte ovvero le istanze, le modifiche o le
deduzioni che si sarebbero volute presentare, nonché il
pregiudizio derivato da siffatta carenza di attività
processuale.
.2.2 – Il secondo motivo (tardività della opposizione) è
anch’esso privo di autosufficienza e, comunque, la stessa
ricorrente dimostra una evidente carenza d’interesse ammettendo
che “la questione potrebbe anche ritenersi superata in quanto
priva di interesse avendo comunque il primo giudice ritenuto
tempestiva la seconda opposizione, relativa al decreto di

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l’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma garantisce

trasferimento, con assorbimento della questione sollevata nella
prima”.
.2.3 – Il terzo motivo (sull’interesse ad agire) non contiene
argomentazioni idonee a contrastare la motivazione della
sentenza impugnata, la quale, dopo avere escluso la sussistenza

tutelabile, ha poi fatto leva sulla considerazione che “grazie
alla partecipazione dell’aggiudicatario contestato, la vendita
ha realizzato un prezzo maggiore di quanto avrebbe conseguito
per effetto del semplice rialzo”.
Il riferimento all’interesse pubblico da salvaguardare trova
insormontabile ostacolo in quanto riferito al precedente punto
2.1. sui limiti della tutela consentiti dall’ordinamento. E’
corretta l’affermazione della sentenza impugnata sulla necessità
di un interesse concreto.
.2.4 – Il quarto motivo (sulla legittimità della vendita) non
coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata, poiché essa
muove dall’interpretazione degli artt. 571 e 576 c.p.c., che non
sono inclusi tra quelli di cui la ricorrente ha denunciato
violazione e falsa applicazione.
.3 – Pertanto il ricorso è inammissibile.
Le spese del giudizio di cassazione seguono il criterio della
soccombenza. La liquidazione avviene come in dispositivo alla
stregua dei parametri di cui al D.M. 140/2012, sopravvenuto a
disciplinare i compensi professionali.
P.Q.M.

8

in capo alla ricorrente di un diritto soggettivo autonomamente

/

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in
complessivi C. 5.200,00, di cui C. 5.000,00 per compensi, oltre
accessori di legge.

Roma 3.12.2013.

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