Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16112 del 28/06/2017

Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 20/04/2017, dep.28/06/2017),  n. 16112

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 638-2011 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA P.LE CLODIO 32,

presso lo studio dell’avvocato LIDIA SGOTTO CIABATTINI, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati ANDREA EUGENIO MARIO

ROMANO, CRISTIANO ROMANO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI MILANO (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 89/2009 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,

depositata il 23/06/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/04/2017 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. S.A. ricorre per cassazione su due motivi avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 89/01/09, depositata il 23.06.2009, che in controversia concernente l’impugnazione del silenzio rifiuto su istanze di rimborso dell’IRAP, ha riconosciuto la non spettanza del rimborso

2. L’Agenzia delle entrate replica con controricorso.

3. Il ricorso è stato fissato dinanzi all’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375c.p.c., u.c. e art. 380 bis c.p.c., comma 1, il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1. Il ricorso è stato proposto ai sensi dell’art. 327 c.p.c., comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 61 e art. 38, comma 3, poichè il ricorrente assume di non avere ricevuto la notifica dell’atto di appello.

1.2. Con i due motivi si denuncia la “violazione di legge in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – nullità della sentenza e del procedimento”.

1.3. Con il primo, sostiene il ricorrente che l’appello di controparte non lo ha mai raggiunto, nonostante il giudice di appello abbia statuito “l’appellante S., benchè ritualmente citato, non si costituiva” e che dagli atti del fascicolo non risulta che la notifica era avvenuta.

1.4. Con il secondo motivo, sostiene che dal fascicolo di appello risultava che l’Agenzia aveva tentato di notificare l’appello presso il suo domicilio, poichè, in quanto commercialista, aveva proposto personalmente il ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale; lamenta che l’Agenzia abbia ignorato che lui stesso aveva provveduto ad eleggere un altro domicilio nell’atto della notifica della sentenza e che, pertanto l’atto di appello avrebbe dovuto essere notificato in quest’ultimo domicilio (Via 25 c/o Avv. Andrea Romano).

Rimarca, comunque, che la raccomandata spedita dall’Agenzia al suo domicilio non era giunta a destinazione e, quindi, non si era perfezionata.

1.5. La controricorrente contesta le avverse deduzioni. Ribadisce la regolarità della notifica dell’atto di appello avvenuta a mezzo raccomandata con A/R presso il domicilio eletto dal contribuente in primo grado e perfezionatasi con la compiuta giacenza.

2.1. Occorre premettere che la sentenza impugnata, in quanto pubblicata in data 23.06.2009 – ossia nel periodo compreso tra il 2 marzo 2006 ed il 4 luglio 2009, intercettato dalla disciplina transitoria di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, comma 5 è soggetta al regime (successivamente abrogato) dell’art. 366-bis cod. proc. civ., che prevedeva la formulazione di un quesito di diritto o di un momento di sinesi a conclusione del motivo.

2.2. Nella fattispecie in esame, tale indicazione riassuntiva e sintetica, sia come quesito di diritto che come momento di sintesi (o quesito di fatto), manca del tutto, anche sotto l’aspetto strettamente grafico (cfr. Cass. n. 24313/2014); nè può assumersi che il contenuto di siffatto momento di sintesi finale, ove formalmente inesistente, debba essere ricavato dalla Corte di legittimità attraverso la lettura e l’autonoma interpretazione dell’illustrazione del motivo (Cass. n. 22591/2013), poichè ne resterebbe svilita – rispetto ad un sistema processuale che già prevedeva la redazione del motivo con l’indicazione della violazione denunciata – la portata innovativa dell’art. 366-bis cod. proc. civ., consistente proprio nell’imposizione della formulazione di motivi contenenti una sintesi autosufficiente della violazione censurata, funzionale anche alla formazione immediata e diretta del principio di diritto e, quindi, al miglior esercizio della funzione nomofilattica della Corte di legittimità (ex multis, Cass. n. 16481/2014 e n. 20409/2008).

2.3. Ne consegue che il ricorso va dichiarato inammissibile per la mancata formulazione dei prescritti quesiti.

3.1. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile e le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo.

PQM

 

dichiara inammissibile il ricorso;

condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità a favore della controricorrente, che liquida nel compenso di Euro 1.500,00=, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

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