Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1611 del 23/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1611 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: DE MARINIS NICOLA

ORDINANZA
sul ricorso 21799-2015 proposto da:
FABRI VALENTINA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI VALERI 1, presso lo
studio dell’avvocato MAURO GERMANI, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente contro
AZIENDA USL ROMA C, in persona del legale rappresentante, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA CARNERA PRIMO 1 presso lo studio dell’avvocato BARBARA
BENTIVOGLIO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati GABRIELLA
MAZZOLI, MARIA CRISTINA TANDOI;

controricorrente
avverso la sentenza n. 1593/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il
09/03/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 05/12/2017 dal
Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS.

Data pubblicazione: 23/01/2018

RILEVATO

che, con sentenza del 9 marzo 2015, la Corte d’Appello di Roma,
investita del gravame della decisione di rigetto resa dal Tribunale di
Roma a fronte della domanda proposta da Valentina Fabri nei
confronti dell’Azienda ASL Roma C, avente ad oggetto la
declaratoria dell’illegittimità del licenziamento irrogatole con
applicazione del regime di tutela reale ex art. 18, I. n. 300/1970 o,

dell’indennità sostitutiva della reintegrazione o, in via ulteriormente
gradata, al risarcimento del danno conseguente alla nullità del
rapporto intercorso ex art. 36, c. 5, I. n. 133/2008, pure
quantificato in 15 mensilità, dichiarava inammissibile il ricorso in
appello;

che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa
ritenuto l’inconferenza delle censure prospettate dalla ricorrente in
sede di appello, a fronte della pronunzia del primo giudice di rigetto
della

richiesta

declaratoria

di

illegittimità

del

prospettato

licenziamento, motivata dall’incongruità della domanda stessa
rispetto alla fattispecie, data, viceversa, dalla cessazione del rapporto
per intervenuta scadenza del termine originariamente apposto;

che per la cassazione di tale decisione ricorre la Fabri, affidando
l’impugnazione ad un unico articolato motivo, cui resiste, con
controricorso, la Azienda USL Roma 2, succeduta medio tempore alla
ASL Roma C e all’uopo costituitasi;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.,
è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

che si è deliberato di adottare una motivazione semplificata.
CONSIDERATO

che, con l’unico motivo di ricorso, la ricorrente, senza formulare
alcuna specifica censura in ordine alla declaratoria di inammissibilità
del gravame pronunziata dalla Corte territoriale, ribadisce l’erroneità
ed incongruità del mancato accoglimento della domanda originaria,

Ric. 2015 n. 21799 sez. ML – ud. 05-12-2017

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in subordine, con condanna dell’Azienda al pagamento in suo favore

ormai cristallizzata nell’oggetto dato dalla declaratoria di illegittimità
del licenziamento con applicazione del relativo regime;
chew emerge evidente l’inammissibilità della presente impugnazione,
che prescinde del tutto dal dictum della Corte territoriale, per
diffondersi nell’illustrazione delle ragioni di illegittimità che inficiano
il contratto a termine in base al quale era stata assunta presso la
ASL, illegittimità da cui sarebbe scaturita la cessazione del rapporto,
a sua volta illegittima, ma illegittimità della quale non ha mai

introduttivo ad altra causa petendi ed altro petitum;
che, pertanto, condividendosi la proposta del relatore, il ricorso va
dichiarato inammissibile, le spese seguono la soccombenza e sono
liquidate come da dispositivo;
P. Q. M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente
al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che
liquida in euro 200,00 per esborsi ed euro 2.700,00 per compensi
oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso
art. 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 5.12.2017
Il Presidente
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chiesto l’accertamento, facendo riferimento sin dal ricorso

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