Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16103 del 28/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 28/07/2020, (ud. 17/12/2019, dep. 28/07/2020), n.16103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11921-2018 proposto da:

F.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CUNFIDA 20,

presso lo studio dell’avvocato MONICA BATTAGLIA, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato MASSIMO GRATTAROLA;

– ricorrente –

contro

V.S.A. nella qualità di legale rappresentante pro

tempore dell’IMPRESA INDIVIDUALE WWW.INFORMALE.TV, elettivamente

domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE SANZIO 1, presso lo studio

dell’avvocato ALBERTO ROMANO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ROBERTO CAVALLO PERIN;

– controlicorrente –

avverso la sentenza n. 651/2017 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 14/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 17/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARCHESE

GABRIELLA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Tribunale di Alessandria rigettava la domanda di F.M. di riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con WWW.INFORMALE.TV di V.S., non essendo emersi, dall’istruttoria, elementi probatori univoci per la qualificazione del rapporto nei termini richiesti dal ricorrente;

la Corte di appello di Torino ha rigettato il gravame del lavoratore;

per quanto qui di rilievo, la Corte territoriale ha giudicato inammissibile il motivo di appello con cui era stata censurata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs n. 276 del 2003, artt. 61 e s.s. (per assenza di progetti specifici in relazione ai due contratti di collaborazione intercorsi tra le parti, con automatica conversione, ope legis, del rapporto in essere in rapporto di lavoro subordinato); a fondamento del decisum, la Corte di appello ha esaminato le conclusioni del ricorso proposto ex art. 414 c.p.c., con le quali si chiedeva di dichiarare l’intercorrenza di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti in causa (con condanna della convenuta al pagamento di differenze di retribuzione) e ha, poi, considerato che, tanto nella parte in fatto che in quella di diritto, l’atto introduttivo della lite non contenesse un richiamo al D.Lgs. n. 276 del 2003; ha, quindi, concluso nel senso che la domanda con cui, in appello, si invocava il sistema sanzionatorio di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69, configurasse una mutatio e non mera emendatio libelli;

per la cassazione della sentenza, ha proposto ricorso per cassazione F.A., articolato in cinque motivi;

ha resistito, con controricorso, V.A.S., nella qualità di titolare dell’impresa individuale WWW.INFORMALE.TV;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio;

la parte ricorrente, in data 16.12.2029, ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

con il primo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c. n. 4 – è dedotta nullità della sentenza per error in procedendo; la censura investe la statuizione di inammissibilità del motivo di appello relativo alla violazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 61 e 62; il ricorrente deduce, riportando passaggi del ricorso introduttivo, come, con lo stesso, avesse prospettato, in relazione alle intercorse collaborazioni, l’inesistenza dei progetti sicchè era irrilevante l’esplicito richiamo delle norme di legge, in applicazione del principio jura novit curia;

con il secondo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 163 c.p.c. per avere la Corte di merito, erroneamente interpretando la domanda sulla base delle sole conclusioni del ricorso introduttivo e non del suo intero contenuto, omesso di pronunciare sulla richiesta di accertamento della subordinazione derivante dall’inesistenza di progetto nel contratto di collaborazione coordinata e continuativa stipulato tra le parti;

con il terzo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4- è dedotta violazione dell’art. 112 c.p.c., per non aver pronunciato la Corte di merito sull’intera domanda proposta;

i tre motivi, intimamente connessi, vanno congiuntamente esaminati;

essi, nel complesso, pongono questione di interpretazione della domanda introduttiva del giudizio ed, in via di derivazione, di omissione di pronuncia;

premesso che, in tema di interpretazione della domanda giudiziale, il sindacato di legittimità è limitato esclusivamente al controllo della giuridica correttezza del procedimento ermeneutico posto in essere dal Giudice di merito ed alla verifica della logicità del suo esito (Cass. n. 20727 del 2013; Cass. n. 22893 del 2008; Cass. n. 2217 del 2007; Cass. n. 3538 del 2005), il risultato interpretativo cui è pervenuta la Corte di merito si presta alle valutazioni che seguono;

nella sostanza, la Corte di appello ha ritenuto che integrasse mutatio libelli la domanda, in appello, di riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato quale effetto della “conversione” ai sensi e per gli effetti del D.Lgs n. 276 del 2003, artt. 61 e 69;

a fondamento del decisum, ha osservato che:

a) le conclusioni del ricorso ex art. 414 c.p.c. si limitavano alla richiesta di accertamento, tra le parti, di un rapporto di lavoro subordinato (così testualmente sono riportate, nella sentenza impugnata, le conclusioni del ricorso di primo grado: “voglia il Giudice del lavoro (….)dichiarare che tra F.M. e V.S. (…) è intercorso rapporto di lavoro subordinato (…)”);

b) nell’intero corpo del ricorso introduttivo mancavano riferimenti alla disciplina di cui al D.Lgs n. 276 del 2003;

osserva il Collegio come il delineato ragionamento sia doppiamente viziato:

in primo luogo, perchè non considera che il petitum (“accertamento di un rapporto di lavoro subordinato”), formulato nelle conclusioni del ricorso introduttivo della lite, è coerente sia con una domanda di accertamento dello svolgimento della prestazione lavorativa con modalità tipiche della subordinazione sia con quella (id est: con una domanda) di “conversione” di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa instaurato senza l’individuazione di uno specifico progetto;

in secondo luogo, perchè sottovaluta la portata delle vicende di fatto rappresentate dal ricorrente nell’atto introduttivo della lite, che, invece, ai fini dell’indagine diretta all’individuazione del contenuto delle domande sottoposte alla sua cognizione, devono costituire il principale criterio di orientamento; a tale riguardo, deve essere osservato come, al punto 2. del ricorso proposto ai sensi dell’art. 414 c.p.c. (e, in parte qua, trascritto ex art. 366 c.p.c., n. 6 e art. 369 c.p.c., n. 4), il ricorrente abbia dedotto di aver stipulato, il 20.8.2012, un contratto denominato di “collaborazione commerciale”, per poi ulteriormente specificare, al punto 8, che il ” contratto non (potesse) ritenersi a progetto perchè nessun progetto era ivi indicato”; in tal modo, ha rappresentato circostanze senz’altro compatibili con la domanda di accertamento di un rapporto di lavoro subordinato, quale effetto della disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 61 e 69, ratione temporis applicabile;

alla stregua di quanto precede, vanno, dunque, accolti i primi tre motivi di ricorso;

resta, invece, assorbito il quarto motivo di ricorso che riguarda l’applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 61 e 69 mentre è inammissibile il quinto motivo con cui – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 -, denunciandosi l’omesso esame di un fatto storico, oggetto di discussione e decisivo ai fini di una diversa soluzione della controversia, si pretende una rivalutazione degli elementi di giudizio, non consentito in questa sede di legittimità;

in conclusione, in accoglimento dei primi tre motivi di ricorso, dichiarato inammissibile il quinto motivo ed assorbito il quarto motivo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte di appello di Torino che, in diversa composizione, nel procedere ad un nuovo esame della fattispecie concreta, dovrà attenersi ai principi sopra espressi;

la Corte di rinvio provvederà, inoltre, alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo, il secondo ed il terzo motivo, dichiara inammissibile il quinto ed assorbito il quarto; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d’appello di Torino, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in merito alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 17 dicembre 2019.

Depositato in cancelleria il 28 luglio 2020

 

 

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