Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16103 del 28/06/2017

Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 06/04/2017, dep.28/06/2017),  n. 16103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10654/2010 proposto da:

T.R., elettivamente domiciliata in ROMA VIA DELLA GIULIANA

66, presso lo studio dell’avvocato PIETRO PATERNO’ RADDUSA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PIERGIORGIO

FINOCCHIARO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI CATANIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 176/2009 della COMM. TRIB. REG. della SICILIA

SEZ. DIST. di CATANIA, depositata il 30/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/04/2017 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. Con la sentenza n. 178/34/09, depositata il 30.03.2009 e non notificata, la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, sezione dist. di Catania, in riforma della pronuncia di primo grado, su appello dell’Ufficio, ha riconosciuto la legittimità dell’avviso di accertamento analitico emesso ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), nei confronti di T.R. per IRPEF e SSN riguardo all’anno di imposta 1997.

2. Il secondo giudice ha ritenuto legittimo l’accertamento perchè fondato su violazioni degli obblighi relativi alla contabilità e su molteplici violazioni sostanziali e formali in tema di IVA e di imposte sul reddito, rispetto alle quali “le eccezioni mosse dalla contribuente compresa la censura sulla applicata media ponderata -sono irrilevanti ed inconsistenti” (fol. 4 della sent.) e che quest’ultima era circostanza secondaria.

3. Il ricorso per cassazione, proposto dalla parte privata su quattro motivi, e corredato da memoria ex art. 378 c.p.c., è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis c.p.c., comma 1, il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

L’Agenzia ha replicato con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1.1. In via pregiudiziale, rileva la Corte che il ricorso proposto nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze deve essere dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione passiva del Ministero, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 300 del 1999, che ha determinato la successione a titolo particolare nel diritto controverso dell’Agenzia delle entrate (Cass. n. 24245/2004, n. 6591/2008).

2.1. Con il primo motivo si denuncia la omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza (art. 360 c.p.c., comma1, n. 5), per non avere offerto la CTR alcuna ragione sufficiente a giustificare la natura di presunzioni gravi, precise e concordanti agli elementi posti alla base dell’accertamento effettuato dall’Ufficio ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d).

Il motivo non è corredato dal prescritto momento di sintesi.

2.2. Con il secondo motivo si denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) sintetizzato nel seguente quesito “Se è illegittima la sentenza per omessa pronuncia nell’ipotesi in cui il giudice di secondo grado accolga l’appello senza pronunciarsi sulle singole eccezioni formulate dalla parte resistente”.

2.3. Con il terzo motivo si denuncia la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) sintetizzato nel seguente quesito “Se è illegittimo l’avviso di accertamento per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, in caso di mancata allegazione del processo verbale di constatazione richiamato”.

2.4. Con il quarto motivo si denuncia la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) sintetizzato nel seguente quesito “Se l’avviso di accertamento è illegittimo per violazione del principio di autonomia dei periodi di imposta nel caso in cui risulti fondato sulla presunzione di produzione della media giornaliera degli incassi determinata con riferimento ad li un anno diverso rispetto a quello accertato”.

3.1. Occorre premettere che la sentenza impugnata, in quanto pubblicata in data 30.03.2009 – ossia nel periodo compreso tra il 2 marzo 2006 ed il 4 luglio 2009, intercettato dalla disciplina transitoria di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, comma 5 – è soggetta al regime (successivamente abrogato) dell’art. 366-bis c.p.c., il quale è stato fatto oggetto di approfondita ed ormai consolidata lettura ermeneutica ad opera di questa Corte.

3.2. In particolare, i motivi riconducibili all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, devono essere corredati – sempre a pena di inammissibilità da appositi “quesiti di diritto” contenenti: a) una sintesi degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito; b) l’indicazione della regola di diritto da questi applicata; c) la diversa regola di diritto ritenuta da applicare; il tutto in modo tale che il giudice di legittimità, nel rispondere al quesito, possa formulare una regula iuris suscettibile di applicazione anche in diversi casi (Cass. SSUU, nn. 2658 e 28536 del 2008, n. 18759 del 2009; Cass. n. 22704 del 2010, n. 21164 del 2013, nn. 11177 e 17958 del 2014, 16690 del 2016). Dovendo infatti assolvere la funzione di integrare il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale, i quesiti in questione debbono mettere la Corte in grado di comprendere – attraverso la loro semplice lettura – la prospettazione dell’errore asseritamente compiuto dal giudice di merito, nonchè della regola che si assume, in sua vece, applicabile.

3.3. Quanto ai motivi riconducibili all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, va formulato – a pena di inammissibilità – il c.d. “momento di sintesi” (o “quesito di fatto”), consistente in un apposito passaggio espositivo distinto ed autonomo rispetto allo svolgimento del motivo ossia un quid pluris rispetto all’illustrazione del mezzo (Cass. SSUU n. 12339 del 2010; Cass. n. 8897 e n. 4309 del 2008; n. 21194 del 2014) – finalizzato ad individuare, chiaramente e sinteticamente, il fatto controverso e decisivo per il giudizio in riferimento al quale la motivazione si assume omessa, insufficiente o contraddittoria, con specifica segnalazione delle ragioni per le quali la motivazione risulta inidonea a giustificare la decisione (ex plurimis, Cass. SSUU n. 20603 del 2007 e n. 11652 del 2008; Cass. n. 27680 del 2009).

3.4. Nella fattispecie in esame, tale indicazione riassuntiva e sintetica come momento di sintesi (primo motivo) del ricorso manca del tutto, anche sotto l’aspetto strettamente grafico (cfr. Cass. n. 24313 del 2014); nè può assumersi che il contenuto di siffatto momento di sintesi finale, ove formalmente inesistente, debba essere ricavato dalla Corte di legittimità attraverso la lettura e l’autonoma interpretazione dell’illustrazione del motivo (Cass. n. 22591 del 2013), poichè ne resterebbe svilita – rispetto ad un sistema processuale che già prevedeva la redazione del motivo con l’indicazione della violazione denunciata – la portata innovativa dell’art. 366-bis c.p.c., consistente proprio nell’imposizione della formulazione di motivi contenenti una sintesi autosufficiente della violazione censurata, funzionale anche alla formazione immediata e diretta del principio di diritto e, quindi, al miglior esercizio della funzione nomofilattica della Corte di legittimità (ex multis, Cass. n. 16481 del 2014 e n. 20409 del 2008).

3.5. Anche i quesiti di diritto, pur formulati per gli altri motivi, sono inammissibili perchè si risolvono in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo (Cass. SS.UU. 21672 del 23/09/2013).

4.1. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile. Le spese seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo.

PQM

 

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità a favore dell’Agenzia delle Entrate che liquida nel compenso di Euro. 2.500,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 6 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

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