Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16100 del 28/06/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 06/04/2017, dep.28/06/2017),  n. 16100

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10443/2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

L.G., P.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 49/2009 della COMM. TRIB. REG. della CAMPANIA,

depositata il 02/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/04/2017 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. La Commissione Tributaria Regionale della Campania con la sentenza n. 49/15/09, depositata il 02.03.2009 e non notificata, rigettando l’appello dell’Agenzia delle entrate, ha confermato la decisione di primo grado che aveva annullato l’avviso di accertamento emesso nei confronti di L.G. a rettifica del suo reddito da partecipazione nella società L. e C. SAS di L.G., di cui quest’ultimo era socio al 50%, dichiarato per l’anno 1996, imputatogli per trasparenza ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5, sulla scorta dell’avviso di accertamento emesso per la società.

2. Il giudice di appello ha fondato la sua statuizione sulla considerazione che l’Ufficio aveva utilizzato lo strumento parametrico senza riscontri contabili e documentali, senza considerare il settore di attività del contribuente e senza aver dato al ricorrente la possibilità di esprimere osservazioni; ha affermato che l’Ufficio avrebbe dovuto applicare i parametri tenendo conto delle reali capacità di reddito del soggetto accertato e rilevato che, nel caso di specie, non era priva di rilievo la circostanza che l’attività di ambulante avesse avuto un calo progressivo tanto da indurre il contribuente a cambiare attività.

3. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione su tre motivi nei confronti di L.G. ed P.A., senza chiarire a quale titolo quest’ultima sia stata evocata in giudizio, atteso che dalla sentenza impugnata non ne emerge la partecipazione al giudizio di secondo grado.

4. Le parti private sono rimaste intimate.

5. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis c.p.c., comma 1, il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1.1. Preliminarmente deve essere esaminata d’ufficio la questione della corretta instaurazione del contraddittorio in presenza di un litisconsorzio necessario ex art. 102 c.p.c. e della conseguente nullità della sentenza di appello.

1.2. Dall’esame degli atti e del ricorso risulta che il giudizio si è svolto ad esclusiva iniziativa e nei soli confronti del socio al 50% L.G., senza che risulti essere stato integrato il contraddittorio nei confronti dell’altro socio e della società, con conseguente nullità della pronuncia.

1.3. Osserva, al riguardo, la Corte che l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi della società di persone e di quelle dei singoli soci – e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed a prescindere dalla percezione degli stessi (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5) comporta, in linea di principio, la configurabilità di un litisconsorzio necessario tra tutti i soggetti (società e tutti i soci) ai quali il suddetto accertamento si riferisce.

Ed invero, qualora sia proposto ricorso tributario anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società, la controversia – salvo il caso in cui i soci prospettino questioni personali – non ha ad oggetto una singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato. Per il che, il giudice investito dal ricorso proposto da uno (o da alcuni) soltanto dei soggetti interessati deve procedere all’integrazione del contraddittorio, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, pena la nullità assoluta del giudizio celebratosi senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento (cfr. Cass. SS.UU. n. 14815/08, Cass. nn. 2907/10, 23096/2012).

1.4. Pertanto la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, non rilevata nei precedenti gradi di giudizio impone, in sede di legittimità, l’annullamento – anche d’ufficio – delle pronunce emesse a contraddittorio non integro, ed il conseguente rinvio della causa al giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 383 c.p.c., u.c. (Cass. 8825/07, 5063/10).

1.5. I tre motivi, con i quali si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., in combinato disposto con il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 45 e 63 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), la violazione e falsa applicazione della L. n. 549 del 1995, art. 3, comma 184, D.P.C.M. 29 gennaio 1996, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, nonchè dell’art. 2967 c.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) in merito alla legittimità dell’accertamento parametrico, atteso il mancato assolvimento dell’onere probatorio su di lui gravante da parte del contribuente in sede contenziosa, ed il correlato vizio motivazionale per insufficienza (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), sono assorbiti in ragione della declaratoria di nullità del giudizio.

2.1. Conclusivamente pronunciando sul ricorso, va dichiarata la nullità dell’intero giudizio per difetto di litisconsorzio necessario e va cassata la sentenza con rimessione degli atti alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli.

Le spese dell’intero giudizio si compensano.

PQM

 

– pronunciando sul ricorso, dichiara la nullità dell’intero giudizio per difetto di litisconsorzio necessario;

– cassa la sentenza impugnata;

– dispone la rimessione degli atti alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli per la decisione, previa integrazione del contraddittorio;

– compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

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