Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1610 del 24/01/2020

Cassazione civile sez. un., 24/01/2020, (ud. 03/12/2019, dep. 24/01/2020), n.1610

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Primo Presidente f.f. –

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente di sez. –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. PERRINO Angel – Maria –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17370-2019 proposto da:

M.F., elettivamente domiciliatosi in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato DONATO MUSA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI

CASSAZIONE;

– intimati –

avverso l’ordinanza n. 53/2019 del CONSIGLIO SUPERIORE DELLA

MAGISTRATURA, depositata il 24/05/2019;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/12/2019 dal Consigliere ANGELINA-MARIA PERRINO;

udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale Dott.

GAETA PIETRO, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato Donato Musa.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Dott. M.F., già magistrato ordinario, è stato condannato alla sanzione della rimozione dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, con sentenza n. 43/10, depositata in data 15 marzo 2010, divenuta definitiva a seguito della pronuncia di Cass., sez. un., 31 maggio 2011, n. 11964.

In data 29 maggio 2018 egli ha proposto istanza di revisione della sentenza in questione, facendo leva sul fatto, a suo dire nuovo, perchè mai esaminato dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore, della propria incapacità all’epoca dei fatti, derivante dalla grave malattia (di “depressione maggiore”), che si era cominciata a manifestare da (OMISSIS), per poi progressivamente aggravarsi, sino a cronicizzarsi.

Con ordinanza n. 1 del 2019 la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha dichiarato inammissibile l’istanza e il Dott. M. l’ha impugnata sia dinanzi a queste sezioni unite, sia con ricorso per revocazione nuovamente dinanzi alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.

In particolare, il ricorso per revocazione è stato dichiarato inammissibile con ordinanza n. 53/19, in quanto si è ritenuto che l’istante abbia fatto leva su un errore di valutazione e non già su un errore di fatto e comunque si è aggiunto che la revisione delle sentenze disciplinari del Consiglio superiore della magistratura è possibile soltanto al cospetto di elementi di prova nuovi e tali da incidere su circostanze rilevanti e non marginali, che nel caso in esame si sono esclusi.

Contro questa ordinanza il Dott. M. propone ricorso per ottenerne la cassazione, che affida a un unico motivo, cui non v’è replica.

Nel frattempo l’impugnazione dell’ordinanza n. 1 del 2019 proposta dinanzi a queste sezioni unite è stata decisa con sentenza 8 luglio 2019, n. 18269, che l’ha respinta; sicchè il Dott. M., in vista dell’udienza fissata per la discussione del ricorso contro l’ordinanza d’inammissibilità della richiesta di revocazione, ha proposto istanza di ricusazione di tre consiglieri componenti il relativo collegio, i quali avevano altresì composto il collegio che aveva pronunciato la sentenza n. 18269/2019.

Il ricorso di ricusazione è stato dichiarato inammissibile da queste sezioni unite con ordinanza 15 ottobre 2019, n. 26022, per cui è stata rifissata la pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in correlazione con l’art. 111 Cost., comma 6, con l’art. 606 c.p.p., lett. e), con il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 25 con il suddetto D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, lett. g, h, I e ff, e con la L. n. 117 del 1988, art. 2, comma 3, là dove la sezione disciplinare ha escluso la sussistenza dell’errore di fatto posto a sostegno del ricorso per revocazione: e ciò perchè sebbene fra gli altri documenti sanitari fosse stata prodotta a corredo dell’istanza di revisione la cartella clinica rilasciata all’atto della dimissione dell’ospedale psichiatrico di (OMISSIS), in data (OMISSIS), in cui per la prima volta era formulata la diagnosi finale di “depressione maggiore episodio ricorrente”, la sezione disciplinare, nell’escludere la novità degli elementi di prova addotti, ha affermato di essere già in possesso di certificazione medica attestante lo stato di depressione. A tanto il ricorrente ha aggiunto che la sezione disciplinare, nonostante abbia dichiarato inammissibile l’istanza di revocazione, ha nuovamente esaminato nel merito l’istanza di revisione, incorrendo in contraddizione.

2.- Il ricorso è inammissibile, sia nel suo complesso, sia in relazione al motivo nel quale esso è articolato.

2.1.- Quanto al primo aspetto, va rilevato che, in base al D.Lgs. 24 febbraio 2006, n. 109, art. 24 “l’incolpato, il Ministro della giustizia e il Procuratore generale presso la Corte di cassazione possono proporre, contro i provvedimenti in materia di sospensione di cui agli artt. 21 e 22 e contro le sentenze della sezione disciplinare del Consiglio superiore della Magistratura, ricorso per cassazione, nei termini e con le forme previsti dal c.p.p.”.

Aggiunge l’art. 25, comma 8 cit. D.Lgs. n. che “contro la decisione che dichiara inammissibile l’istanza di revisione è ammesso ricorso alle sezioni unite civili della Corte di cassazione”.

2.2.- E’ quindi delineato un sistema completo e autosufficiente d’impugnazione della sentenza disciplinare, che mutua le forme del processo penale e al quale è estraneo lo strumento della revocazione contemplato dall’art. 395 c.p.c.

Nè questo strumento è recuperabile qualora sia stata dichiarata inammissibile l’istanza di revisione, poichè anche in questo caso il sistema contempla il rimedio, che è quello del ricorso alle sezioni unite civili della Corte di cassazione e che in concreto è stato esperito.

2.3.- Il ricorrente ha quindi esaurito il novero dei mezzi d’impugnazione a propria disposizione; sicchè s’impone l’esigenza di assicurare che il processo giunga a conclusione, ex art. 111 Cost., comma 2.

3.- In relazione al secondo aspetto, il motivo è comunque inammissibile nella propria conformazione, perchè verte su fatti irrilevanti.

3.1.- E ciò perchè queste sezioni unite, con la sentenza n. 18269 del 2019, hanno già escluso la decisività e, quindi, la rilevanza della documentazione sanitaria sulla quale il ricorrente insiste col motivo.

Con specifico riferimento giustappunto “all’ulteriore documentazione sanitaria depositata dinanzi alla Sezione disciplinare del CSM in questo giudizio, e che non sarebbe stata esaminata”, si è difatti stabilito che “essa appare priva di decisività, siccome vertente a comprovare il medesimo stato patologico già oggetto di valutazione nella sentenza n. 43/2010, trattandosi peraltro di certificati che, in quanto (in parte) preesistenti alla sentenza di condanna, avrebbero dovuto essere fatti valere in quella sede”.

3.2.- Se tale prova era ininfluente per ottenere la revisione della sentenza, a maggior ragione sotto il profilo logico lo sarebbe ai fini della revocazione dell’ordinanza che ha dichiarato inammissibile l’istanza di revisione, qualora tale strumento fosse ammissibile.

4.- Il ricorso è quindi inammissibile. Nulla per le spese, in mancanza di attività difensiva.

P.Q.M.

la Corte, a sezioni unite, dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2020

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