Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16092 del 22/07/2011

Cassazione civile sez. trib., 22/07/2011, (ud. 15/04/2011, dep. 22/07/2011), n.16092

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – rel. Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 26240-2006 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12 presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

D.L.N.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 58/2005 della COMM. TRIB. REG. di BARI,

depositata il 16/06/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/04/2011 dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;

udito per il ricorrente l’Avvocato DETTORI BRUNO, che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAETA Pietro che ha concluso per l’accoglimento.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti di D.L.N. (che non ha resistito) e avverso la sentenza con la quale, in controversia concernente impugnazione del silenzio rifiuto su istanza di rimborso IVA relativa all’anno 1988, la C.T.R. Puglia, premesso che, in assenza di censure in proposito da parte dell’Ufficio, doveva ritenersi formato il giudicato interno sull’ammontare del capitale non rimborsato e sulla legittimità della debenza degli interessi successivi alla istanza di rimborso, ancorchè richiesti solo con memoria del 3 settembre 2003, rilevavano che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38 bis nella formulazione vigente alla data di richiesta del rimborso, prevedeva il potere del contribuente di ottenere il rimborso entro tre mesi dalla richiesta presentata in sede di dichiarazione annuale previo rilascio di idonea garanzia, senza possibilità di sospendere o comunque non provvedere al rimborso per ragioni diverse dalla mancata presentazione della garanzia. Aggiungevano i giudici d’appello che, avendo il contribuente presentato istanza di rimborso in sede di dichiarazione annuale il 15 febbraio 1989, l’amministrazione avrebbe dovuto provvedere entro il 16 maggio 1989 a comunicare al contribuente che tale somma era a sua disposizione previo rilascio di idonea cauzione, e, non avendo provveduto a tanto, da tale data occorreva calcolare gli interessi sulla suddetta somma, riconosciuta come dovuta dallo stesso ufficio IVA nelle dichiarazioni contenute nel verbale di liquidazione dell’Ufficio IVA di Bari in data 16.11.1994.

2. Col primo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 324 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57 l’Agenzia ricorrente sostiene che i giudici d’appello avrebbero errato nell’interpretare le censure proposte in appello dall’ufficio e quindi nel ritenere che si fosse formato il giudicato circa la spettanza e l’ammontare della residua sorte capitale, posto che in appello l’ufficio aveva espressamente dedotto che il mancato rimborso del capitale era dipeso dalla pendenza di due avvisi di irrogazione sanzioni, osservando che la definizione L. n. 289 del 2002, ex art. 16 peraltro di uno solo di essi, dispiegava effetti preclusivi al rimborso dell’eventuale differenza.

Col secondo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 324 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57 l’Agenzia ricorrente sostiene che i giudici d’appello avrebbero altresì errato nel ritenere che la statuizione in ordine agli interessi successivi al deposito della sentenza di primo grado non era stata contestata in sede di appello (con conseguente formazione di giudicato sulla relativa statuizione), posto che le censure dell’ufficio appellante avevano investito la domanda di interessi nella sua globalità. I due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente perchè prospettano medesime questioni in diritto. Essi sono infondati.

In particolare, non sussistono i denunciati errores in procedendo, in quanto i giudici d’appello hanno ritenuto che alcune statuizioni della sentenza di primo grado non fossero state oggetto di impugnazione e che pertanto sulle stesse si fosse formato il giudicato interno: la pretesa violazione della cosa giudicata in senso formale presuppone che si accerti che quelle statuizioni sono state invece tempestivamente impugnate e quindi che si accerti che i giudici d’appello hanno travisato ovvero mal interpretato il contenuto dell’atto d’appello.

Invero, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, l’interpretazione dell’atto impugnato e dell’atto di impugnazione al fine di individuare l’ambito censorio compete al giudice dell’impugnazione medesima (essendo, anzi, il primo dei suoi doveri) e il sindacato sulla correttezza di tale interpretazione può essere sollecitato solo con un’espressa censura, in sede di legittimità, che investa, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’attività ermeneutica del giudice suddetto, ovvero, rincorrendone i presupposti, col rimedio revocatorio, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4 (v. cass. n. 3248 del 2003 e n. 15118 del 2004), tuttavia la revocazione non può essere proposta dinanzi a questo giudice e la denuncia di vizio di motivazione non risulta proposta.

Col terzo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 1282 c.c. e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38 bis, comma 2 nonchè violazione dei principi generali in materia di contenzioso tributario, l’Agenzia ricorrente afferma che, se vero che il testo dell’art. 38 bis vigente alla data di presentazione della dichiarazione da parte del contribuente (15.2.89) non prevedeva alcuna sospensione del decorso degli interessi in relazione alla necessità di acquisire documentazione, è anche vero che alla data del 17.3.1990 -in cui l’Ufficio richiese al contribuente documentati chiarimenti- e nell’arco di tempo tra la data predetta e quella del 6.7.93 – in cui il contribuente diede corso alla richiesta dell’ufficio – era già in vigore il nuovo testo della norma citata, espressamente escludente, al secondo comma, la spettanza degli interessi per tutto il tempo intercorrente tra la data della notifica della richiesta di documenti e la data della loro consegna. La censura è fondata.

L’art. 38 bis citato, nel testo introdotto dal D.L. n. 90 del 1990, convertito nella L. n. 165 del 1990, prevede che nel calcolo degli interessi dovuti sulle somme da rimborsare non deve computarsi il periodo intercorrente tra la data di notifica della richiesta di documenti da parte dell’amministrazione e la data di consegna di detti documenti da parte del contribuente; tale disposizione, come tutte quelle contenute nell’articolo in esame, disciplina le modalità di rimborso del credito di imposta e pertanto deve ritenersi applicabile a tutte le ipotesi in cui, come nella specie, alla data della sua entrata in vigore l’amministrazione non abbia ancora provveduto al suddetto rimborso. Ne consegue che, nel periodo intercorrente tra la data (successiva alla entrata in vigore della modifica dell’art. 38 bis nei termini di cui sopra) in cui l’amministrazione chiese al contribuente il deposito di documentazione e la data in cui il contribuente ottemperò alla richiesta, non sono dovuti gli interessi, ferma restando ovviamente la debenza degli interessi maturati anteriormente alla data di notifica della richiesta di documenti e di quelli maturati successivamente alla consegna dei documenti richiesti.

3. Alla luce di quanto sopra esposto, il terzo motivo di ricorso deve essere accolto, mentre i primi due motivi devono essere rigettati. La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio ad altro giudice che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il terzo motivo di ricorso, rigettati gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese a diversa sezione della C.T.R. Puglia.

Così deciso in Roma, il 15 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA