Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16086 del 28/06/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 16/03/2017, dep.28/06/2017),  n. 16086

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1962/2012 proposto da:

MEDIOFACTORING SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA GERMANICO

146, presso lo studio dell’avvocato ERNESTO MOCCI, rappresentato e

difeso dall’avvocato EUGENIO BRIGUGLIO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro 2017 tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE (OMISSIS) DI TORINO;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. 197/2010 della COMM. TRIB. PROV. del PIEMONTE,

depositata il 22/11/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/03/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La società Mediofactoring spa presentava istanza di rimborso di crediti Irpeg relativi agli anni di imposta 1993, 1994 e 1997, che aveva acquisito dalla società Olivetti spa. A seguito del silenzio rifiuto della Agenzia delle Entrate Mediofactoring proponeva distinti ricorsi alla Commissione tributaria provinciale di Torino che li accoglieva con le sentenza nn. 63 e 62, depositate il 27.11.2006, passate in giudicato per omessa impugnazione.

Poichè l’Agenzia delle Entrate non aveva dato esecuzione alle sentenza passate in giudicato, Mediofactoring spa proponeva distinti ricorsi per ottemperanza, accolti dalla Commissione tributaria provinciale di Torino con le sentenza n. 13 e 14, entrambe depositate il 4.2.2008; con esse il Collegio delegava il giudice relatore alla adozione dei necessari provvedimenti attuativi in caso di inadempimento da parte della Amministrazione finanziaria entro il termine prestabilito; le predette sentenze di ottemperanza passavano in giudicato in data 22.3.2009 per decorrenza del termine di impugnazione previsto dall’art. 327 c.p.c.. Nella fase esecutiva delle sentenze di ottemperanza la società Mediofactorin presentava istanza con la quale segnalava il mancato pagamento degli interessi ultradecennali di cui alla L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1, comma 139 e di una parte degli interessi per ritardato rimborso di imposte di cui al DP.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 44. Il Collegio, con ordinanze del 26.10.2009, disponeva una consulenza tecnica per il calcolo degli interessi ancora dovuti ed il consulente depositava relazione contenente il calcolo degli interessi spettanti a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 44. La società Mediofactoring depositava memoria con cui chiedeva il riconoscimento di un maggior importo a titolo di interessi ed insisteva per il riconoscimento degli “interessi ultradecennali”. Il Collegio, con ordinanza n. 32 del 8.2.2010, depositata il 22.2.2010, ordinava il pagamento di ulteriori interessi nella misura di Euro 214.918, la cui ulteriore debenza risultava dalla relazione dal consulente tecnico; rigettava la richiesta di pagamento di ulteriori interessi sui crediti di imposta ultradecennali introdotti dalla L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 139, trattandosi di domanda nuova, avanzata successivamente al deposito delle sentenze di ottemperanza, non essendo consentito al giudice dell’ottemperanza di travalicare i limiti posti dal giudicato; la predetta ordinanza diveniva definitiva per omessa impugnazione. Successivamente il Collegio, ricevuta la relazione del giudice delegato, con ordinanza n. 197 del 22.11.2010 dichiarava chiusi i procedimenti di ottemperanza a norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 70, comma 8.

Contro l’ordinanza di chiusura dei procedimenti di ottemperanza Mediofactoring spa propone ricorso per tre motivi, ciascuno articolato in sottomotivi. Deposita memoria.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso. Chiede di dichiarare inammissibile il ricorso perchè l’ordinanza impugnata non ha contenuto decisorio; chiede di dichiarare inammissibili i singoli motivi di ricorso perchè diretti ad ottenere un modificazione, non consentita, delle sentenze passate in giudicato che hanno deciso i giudizi di ottemperanza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Inosservanza delle norme sul procedimento ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 70, comma 10, con riferimento agli “interessi ultradecennali” di cui alla L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1, comma 139, nella parte in cui la Commissione tributaria provinciale ha negato la debenza di detti interessi.

2. Violazione della L. 24 dicembre 2007, art. 1, comma 139, in relazione all’art. 111 Cost., comma 7.

3. Inosservanza delle norme sul procedimento ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 70, comma 10, nella parte in cui la Commissione tributaria provinciale ha negato la debenza di una parte degli interessi per ritardato rimborso delle imposte pagate di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 44.

Il ricorso è inammissibile per inoppugnabilità della ordinanza oggetto di gravame. Secondo questa Corte l’ordinanza, emessa nel giudizio di ottemperanza a norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 70, comma 8, costituisce un provvedimento a carattere meramente ordinatorio, che si limita a dichiarare chiuso il procedimento, una volta preso atto dell’avvenuta esecuzione dei provvedimenti emessi con la sentenza che ha precedentemente pronunciato sull’istanza di ottemperanza, a norma dell’art. 70, comma 7, del medesimo D.Lgs. e di quelli eventualmente adottati nella successiva fase esecutiva; pertanto essa, di regola, non è impugnabile per difetto di contenuto decisorio, come si desume dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 70, comma 10, che limita la esperibilità del gravame (mediante ricorso per cassazione per “inosservanza sulle norme del procedimento”) alla sola sentenza emessa ai sensi del precedente comma 7. Tuttavia, qualora detto provvedimento assuma un contenuto decisorio e definitivo, contro di esso è proponibile ricorso straordinario per cassazione per violazione di legge a norma dell’art. 111 Cost., in applicazione del principio secondo cui ogni provvedimento giudiziario, ancorchè emesso in forma di ordinanza o di decreto, avente carattere decisorio e definitivo, può essere oggetto di ricorso ai sensi dell’art. 111 Cost. (Sez. 5, Sentenza n. 3435 del 21/02/2005, Rv. 579583-01; Sez. 5, Sentenza n. 11352 del 06/07/2012, Rv. 623302-01).

Dalla esposizione dei fatti di causa precedentemente riportata, risulta che l’ordinanza n. 197 del 22.11.2010 oggetto di ricorso per cassazione, è priva di contenuto decisorio, avendo carattere meramente riepilogativo delle vicende e dei provvedimenti adottati per l’attuazione delle sentenze di ottemperanza. In particolare il contenuto del giudicato al quale si è inteso dare attuazione è stato definito con le sentenze pronunciate all’esito dei giudizi di ottemperanza e con l’ordinanza del 8.2.2010 (non impugnata) che ha determinato gli ulteriori interessi dovuti nella misura stabilita con la consulenza tecnica d’ufficio, ed ha rigettato la richiesta di liquidazione di ulteriori interessi sui rimborsi di imposta richiesti da più di dieci anni a norma della L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 139, in quanto richiesta esorbitante dai limiti del giudicato al quale si doveva dare attuazione, intervenuto prima della entrata in vigore della norma sul riconoscimento dei richiesti interessi per crediti di imposta ultradecennali.

Spese regolate come da dispositivo.

PQM

 

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese liquidate in Euro settemila oltre eventuali spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 16 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

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