Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16083 del 28/06/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 16/03/2017, dep.28/06/2017),  n. 16083

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20717/2011 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA VIA PASCARELLA CESARE

23, presso lo studio dell’avvocato ANDREA ANTONELLI, rappresentato e

difeso dall’avvocato FURIO STRADELLA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE;

– intimato –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI TRIESTE, in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 135/2010 della COMM. TRIB. REG. del FRIULI

VENEZIA GIULIA, depositata il 29/10/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/03/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate, dopo l’invio di questionari e l’instaurazione di un contraddittorio preventivo con C.M., esercente l’attività di trasporto con taxi, procedeva alla ricostruzione induttiva del reddito del contribuente sulla base del numero dei chilometri percorsi, del prezzo medio desunto dal tariffario del comune, previa decurtazione del 30% dei ricavi in ragione delle corse effettuate a vuoto. All’esito emetteva, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d) e D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies, tre avvisi di accertamento relativi agli anni di imposta 1999, 2000 e 2001, accertando maggiori imponibili e quindi maggiori imposte Irpef ed Irap, oltre interessi e sanzioni.

C.M. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Trieste che lo rigettava con sentenza n. 57 del 2007. Proponeva appello alla Commissione tributaria regionale che lo rigettava con sentenza del 28 ottobre 2010. In particolare il giudice di appello confermava la decisione del giudice di primo grado circa l’insussistenza dei presupposti per operare una riduzione al 50% (rispetto a quella riconosciuta dall’Ufficio del 30%) dei chilometri da imputare alla percorrenza relativa all’attività di tassista, rigettando pertanto la richiesta dell’appellante di aumentare la percentuale dei chilometri da scomputare “dovendosi tenere conto anche dei chilometri percorsi ad uso personale, familiare e tempo libero”.

Contro la sentenza di appello C. propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

L’Agenzia delle Entrate si costituisce ai fini della eventuale partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: gli avvisi di accertamento si fondano su presunzione prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza; la ricostruzione del reddito effettuata dall’Ufficio contrasta con il divieto delle presunzioni di secondo grado.

Il motivo è inammissibile nella parte in cui contesta la sussistenza dei requisiti di gravità, precisione e concordanza delle prove presuntive poste a fondamento della pretesa impositiva, svolgendo censure di merito attinenti direttamente alla fondatezza dell’atto impugnato e non alla legittimità della sentenza impugnata.

2. Violazione dell’art. 2697 c.c., in relazione al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 59, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 61, comma 3 e D.L. n. 333 del 1991, art. 62 sexies, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: l’accertamento è illegittimo perchè l’Ufficio si è sottratto all’onere della prova, facendone indebitamente gravare l’onere sul contribuente.

Il motivo è ugualmente inammissibile perchè censura direttamente una presunta illegittimità degli atti impositivi (per mancanza di prova della sussistenza di “gravi incongruenze”) anzichè la sentenza impugnata.

3. Violazione ed errata applicazione di legge ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; violazione del principio di promiscuità considerato inapplicabile agli esercenti individuali che si servono di autovetture adibite parzialmente ad uso pubblico, principio introdotto dal D.L. n. 69 del 1989, art. 26, comma 11, che ha modificato del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 67, comma 10, successivamente trasfuso del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 121 bis, che, per le autovetture ad uso promiscuo, prevede la deducibilità dei costi nella misura del 50%.

Il motivo è infondato. Del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 121 bis, vigente ratione temporis, (soppresso a decorrere dal 1.1.2004 e sostituito dal vigente del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 164), consente la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto nella misura del 50% qualora essi siano utilizzati non esclusivamente come beni strumentali dell’impresa, vale a dire siano utilizzati anche per fini personale ed extralavorativi, come consentito ai veicoli adibiti al servizio di piazza per il trasporto di persone dal D.Lgs. n. 422 del 1997, art. 6. La disposizione è estranea al procedimento di determinazione analitico induttivo dei maggiori ricavi a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d) e D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies, convertito nella L. n. 427 del 1993, atteso che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la citata percentuale di deducibilità dei costi relativi al mezzo di trasporto non si traduce nella presunzione assoluta secondo cui il chilometraggio riferibile all’ attività di taxista deve essere obbligatoriamente ridotto nella medesima misura del 50%. L’Ufficio ha proceduto alla determinazione induttiva dei maggiori ricavi sulla base della stima dei chilometri di percorrenza specificamente inerenti allo svolgimento della attività di tassista, riconoscendo una riduzione del 30% a titolo di percorrenza chilometrica extralavorativa, percentuale che, secondo il competente giudice di merito, è stata correttamente e motivatamente applicata dall’Ufficio, e “non trova controdeduzioni adeguata di alcun tipo nell’atto di appello”.

Spese regolate come da dispositivo.

PQM

 

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al rimborso delle spese in favore della Agenzia delle Entrate, liquidate in Euro milleseicento oltre eventuali spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 16 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

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