Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16082 del 28/06/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 16/03/2017, dep.28/06/2017),  n. 16082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19987/2011 proposto da:

A.G., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’Avvocato GIUSEPPE ZAMPINI;

– ricorrente –

contro

DIREZIONE PROVINCIALE (OMISSIS) DI TORINO, in persona del Direttore

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controcorrente –

avverso la sentenza n. 63/2010 della COMM. TRIB. REG. DEL PIEMONTE,

depositata il 14/06/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/03/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

A.G., dipendente della società Enel spa, in data 31 marzo 2002, alla età di anni 52, risolveva il rapporto di lavoro percependo, a titolo di incentivo all’esodo, la somma di Euro 36.151 che la società datrice di lavoro, in qualità di sostituto di imposta, assoggettava a ritenuta Irpef secondo l’aliquota ordinaria prevista per il trattamento di fine rapporto.

Con istanza del 12 dicembre 2006 il contribuente richiedeva il rimborso della eccedenza di imposta trattenuta, ritenendo applicabile anche agli uomini la riduzione del 50% della aliquota Irpef sulle somme per incentivazione all’esodo corrisposte in favore delle donne, con richiamo alla pronuncia della Corte di giustizia U.E. del 21.7.2005.

A seguito del silenzio rifiuto della Agenzia delle Entrate, A.G. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Torino che lo rigettava con sentenza n. 39 del 2008.

Il contribuente proponeva appello, rigettato dalla Commissione tributaria regionale con sentenza del 14.6.2016. Il giudice di appello rilevava che la richiesta di rimborso era stata presentata tardivamente, oltre il termine di decadenza di 48 mesi previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38.

Contro la sentenza di appello A.G. propone ricorso per cassazione formulando due motivi.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Contraddittoria pronuncia circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: la Commissione tributaria regionale, dopo avere rilevato l’erroneità della decisione adottata dal giudice di primo grado, non avrebbe dovuto confermarla.

A prescindere dall’erroneo inquadramento della dedotta censura di contraddittorietà tra motivazione della sentenza e dispositivo (assunta tra le ragioni di impugnazione per violazione di legge anzichè per contraddittorietà della motivazione a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), il motivo di ricorso è infondato. Deve ritenersi legittima la decisione del giudice di appello che, dopo aver rilevato l’erroneità della motivazione in diritto adottata dal giudice di primo grado, ne confermi la statuizione con motivazione diversa, attinente nel caso in esame alla fondatezza della eccezione dell’Ufficio circa la tardività della istanza di rimborso.

In senso conforme questa Corte ha affermato che la sentenza d’appello, anche se confermativa, si sostituisce totalmente alla sentenza di primo grado, onde il giudice d’appello ben può in dispositivo confermare la decisione impugnata ed in motivazione enunciare, a sostegno di tale statuizione, ragioni ed argomentazioni diverse da quelle addotte dal giudice di primo grado, senza che sia per questo configurabile una contraddittorietà tra il dispositivo e la motivazione della sentenza d’appello (Cass. n. 1604 del 2008; n. 3594 del 2014).

2. Violazione e falsa applicazione di norma circa un fatto controverso per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: ai fini della osservanza del termine di decadenza di 48 mesi, previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, occorreva considerare che esso decorre dalla data della sentenza della Corte di giustizia UE del 21.7.2005

Il motivo è infondato. Il termine di decadenza per il rimborso delle imposte sui redditi, previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, decorrente dalla “data del versamento” o da quella in cui “la ritenuta è stata operata”, opera anche nel caso in cui l’imposta sia stata pagata sulla base di una norma successivamente dichiarata in contrasto con il diritto dell’Unione europea da una sentenza della Corte di giustizia, atteso che l’efficacia retroattiva di detta pronuncia – come quella che assiste la declaratoria di illegittimità costituzionale incontra il limite dei rapporti esauriti, ipotizzabile allorchè sia maturata una causa di prescrizione o decadenza, trattandosi di istituti posti a presidio del principio della certezza del diritto e delle situazioni giuridiche. (Sez. U, Sentenza n. 13676 del 16/06/2014, Rv. 631442).

Si compensano le spese, considerato che il principio di diritto sopra indicato è stato affermato successivamente alla proposizione del presente ricorso.

PQM

Rigetta il ricorso. Compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 16 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

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