Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16078 del 28/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 18/01/2017, dep.28/06/2017),  n. 16078

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

ERVI s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

C.D. e M.M., elettivamente domiciliati in Roma, via

Cesare Beccaria n. 88, presso l’avv. Lorenza Dolfini, che li

rappresenta e difende unitamente all’avv. Alessandro Zanzi giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, Direzione centrale, AGENZIA DELLE ENTRATE,

Direzione provinciale di Varese, e MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE

FINANZE;

– intimati –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 165/50/11, depositata il 24 novembre 2011, ud.

18/1/2017.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18

gennaio 2017 dal Relatore Cons. Virgilio Biagio;

udito l’avv. Alessandro Zanzi per i ricorrenti;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. De

Renzis Luisa, il quale ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La ERVI s.r.l., C.D. e M.M., soci della medesima, propongono ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia indicata in epigrafe, con la quale, rigettando sia gli appelli principali della società e dei soci, sia quello incidentale dell’Ufficio, è stata confermata la parziale illegittimità degli avvisi di accertamento emessi, in relazione all’anno 2003, nei confronti della società, per IVA, IRPEG ed IRAP, e nei confronti dei soci, per IRPEF, in ragione della ristretta base familiare della compagine sociale.

In particolare, per quanto ancora rileva, il giudice d’appello ha ritenuto legittime le seguenti riprese: a) ricavi omessi da “conto finanziamento soci” per Euro 502.212,34; b) costi indeducibili per provvigioni agenti per Euro 13.085,38, per violazione del principio di competenza; c) costi indeducibili relativi ad anticipi di provvigioni per Euro 30.106,27.

Ha poi affermato che la posizione personale dei soci segue quanto deciso per la società, trattandosi degli unici due soci, coniugi, con conseguente presunzione di distribuzione degli utili accertati.

2. Gli intimati Agenzia delle entrate e Ministero dell’economia e delle finanze non si sono costituiti.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo attiene al recupero relativo a “ricavi omessi da conto finanziamento soci” per Euro. 502.212,34 – in narrativa sub a) -: i ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione” della sentenza in ordine alle “eccezioni (fondate su precisi riscontri documentali) sollevate dalle parti odierne ricorrenti sulla “assenza di motivazione degli accertamenti e sulla illogicità della quantificazione del rilievo””.

Lamentano, in sintesi, che la motivazione della sentenza impugnata – così come quella del giudice di primo grado – è apodittica e meramente apparente là dove è stato ritenuto che le contestate operazioni bancarie effettuate dall’amministratore della società costituivano ricavi, mentre si trattava di un utilizzo improprio del conto “finanziamento soci” attraverso movimentazioni finanziarie (presentazioni di ricevute bancarie fittizie) poste in essere al solo scopo di ottenere anticipazioni di denaro dalle banche.

Il motivo è inammissibile.

Il giudice d’appello ha affermato l’esistenza di “gravi irregolarità nella gestione contabile del c/finanziamento soci, tali da far ritenere fondatamente esistenti fatti gestionali non riportati nella contabilità ufficiale della verificata e finalizzati all’occultamento di ricavi. (…) Nel predetto conto veniva fatto transitare il pagamento di ricevute bancarie emesse senza alcun titolo, apparentemente senza rapporto sottostante tra società e “cliente addebitato”. Tale tipo di contabilizzazione, in presenza di gravi e ripetute irregolarità contabili emerse, rende inattendibile la contabilità nel suo complesso, tenuto conto che le giustificazioni della società non sono supportate di alcun valido riscontro probatorio”.

Si tratta di motivazione congrua ed esauriente, contenente un accertamento di fatto in ordine alle risultanze probatorie, ritenute inadeguate a sostenere l’assunto difensivo, a fronte della quale le censure svolte nel ricorso si rivelano generiche e prive di decisività, sostanzialmente tendenti ad una nuova valutazione delle prove, diversa da quella compiuta dal giudice di merito, e come tale inammissibile in questa sede.

2. Il secondo motivo concerne il rilievo di costi indeducibili per Euro 13.058,38 relativi a provvigioni e per Euro 30.106,27 relativi ad anticipi di provvigioni – in narrativa sub b) e c) -: è denunciata l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione “in ordine alle eccezioni sollevate dai contribuenti sul rispetto del principio di competenza temporale”.

La censura è inammissibile, risolvendosi anch’essa in doglianze del tutto generiche, inadeguate a contestare gli accertamenti e le valutazioni contenute in sentenza, là dove, da un lato, è stato affermato che le provvigioni fanno riferimento all’anno 2002, anzichè al 2003, e, dall’altro, quanto agli anticipi di provvigioni, che la società non ha fornito prova documentale a sostegno della propria tesi.

3. Col terzo motivo, infine, relativo alla posizione personale dei soci, è nuovamente dedotto il vizio di motivazione della sentenza, nella parte in cui la CTR ha ritenuto che, trattandosi di s.r.l. a ristrettissima base sociale (due soci, peraltro coniugi), opera la presunzione di distribuzione degli utili accertati, nella stessa sentenza, in capo alla società: la doglianza è manifestamente infondata, essendo la pronuncia conforme alla consolidata giurisprudenza di questa Corte sul punto (ex aliis, Cass. n. 25468 del 2015).

4. Il ricorso va, pertanto, rigettato.

5. Non v’è luogo a provvedere sulle spese.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 18 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA