Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16073 del 28/07/2020

Cassazione civile sez. II, 28/07/2020, (ud. 09/01/2020, dep. 28/07/2020), n.16073

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARRATO Aldo – rel. Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

(art. 380-bis.1 c.p.c.)

sul ricorso (iscritto al N.R.G. 5826/16) proposto da:

S.A., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, in virtù

di procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv. Damiano Comito

ed elettivamente domiciliato presso il suo studio, in Roma, Viale

dei Parioli, 63;

– ricorrente –

contro

SPOLETINI AUTO, (P.I.: (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, in virtù di

procura speciale in calce al controricorso, dall’Avv. Alessandro

Orsini ed elettivamente domiciliata presso il suo studio, in Roma,

Viale G. Cesare, 78;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di Roma n. 7088/2015,

depositata il 21 dicembre 2015 (notificata il 22 dicembre 2015).

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Il sig. S.A., con atto di citazione ritualmente notificato, deduceva: di aver acquistato in data (OMISSIS) dalla concessionaria Spoletini Auto un’automobile usata tipo BMW 320D (targ. (OMISSIS)); – che il successivo (OMISSIS), mentre era alla guida di detta auto, percorrendo l’autostrada (OMISSIS), aveva perso il controllo del veicolo, cappottandosi con gravi danni alla vettura e riportando lesioni personali, a causa dello scoppio improvviso del pneumatico anteriore sinistro, il quale era da considerarsi determinato dallo stato di usura dello stesso; che, da quanto descritto, doveva evincersi l’inadempimento della indicata concessionaria venditrice ai sensi dell’art. 1494 c.c., per i vizi del mezzo venduto; tanto premesso, conveniva dinanzi al Tribunale di Roma l’anzidetta Spoletini Auto per ottenere il risarcimento dei danni materiali e non patrimoniali riconducibili al menzionato inadempimento. Nella costituzione della convenuta, l’adito Tribunale, con sentenza del 17 febbraio 2010, accoglieva la domanda e condannava la Spoletini Auto al risarcimento, in favore dell’attore, dei danni patrimoniali nella misura di Euro 10.043,00, e nell’ammontare di Euro 10.000,00 per i danni fisici e morali, oltre alle spese del giudizio.

Interposto appello da parte della soccombente convenuta, al quale resisteva l’appellato, la Corte di appello di Roma, con sentenza n. 7088/2015, accoglieva il gravame e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, rigettava la domanda risarcitoria formulata dal Sa.An., con la sua conseguente condanna alla rifusione delle spese del doppio grado di giudizio.

A fondamento dell’adottata decisione la Corte capitolina rilevava che l’acquirente del veicolo non aveva fornito la prova (come era suo onere) dell’esistenza del vizio intrinseco del mezzo con riferimento allo stato dei suoi pneumatici, ragion per cui la domanda risarcitoria non poteva essere accolta.

Il Sa. ha impugnato la sentenza di appello proponendo ricorso per cassazione, affidato ad un unico complesso motivo. L’intimata Spoletini Auto si è costituita con controricorso.

Il difensore del ricorrente ha anche depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il formulato motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5 – la violazione e falsa applicazione degli artt. 1490 e 1494 c.c., avuto riguardo all’individuazione del riparto dell’onere della prova come statuito nella sentenza di appello (sul presupposto che il giudice di secondo grado non aveva considerato che incombeva alla società concessionaria, quale venditrice, fornire la prova liberatoria circa l’insussistenza dei vizi riguardanti il veicolo oggetto di compravendita all’atto

della sua consegna), nonchè degli artt. 116 e 246 c.p.c., circa la non esclusa inattendibilità della deposizione del teste citato dalla predetta società, prospettando, altresì, che l’impugnata sentenza era, perciò, incorsa in un sostanziale ed insuperabile difetto di motivazione ovvero di congrua ed adeguata motivazione.

2. Rileva il collegio che il complesso motivo è, per un verso, infondato con riferimento alla denunciata violazione di legge relativa agli artt. 1490 e 1494 c.c. e, per altro verso, inammissibile con riguardo alla violazione concernente gli artt. 115 e 246 c.c..

Quanto alla prospettata violazione di legge, infatti, va osservato che la Corte capitolina ha applicato correttamente i principi riguardanti la distribuzione dell’onere della prova circa l’azione risarcitoria riconducibile all’art. 1494 c.c., ed ha riformato la sentenza di prima grado respingendo la domanda risarcitoria avendo ritenuto – nel legittimo esercizio del suo prudente apprezzamento sulla base degli acquisiti elementi istruttori e, quindi, sulla scorta di una insindacabile valutazione di merito – che l’acquirente (odierno ricorrente) non avesse sufficientemente fornito la prova in ordine alla dimostrazione che il vizio intrinseco del veicolo riguardante i suoi pneumatici fosse effettivamente ascrivibile alla venditrice, la quale aveva, invece, dato la prova di aver consegnato al compratore il veicolo privo di vizi.

A tal proposito il giudice di appello ha correttamente applicato il principio già prevalentemente affermato nella giurisprudenza di questa Corte (v., ad es., Cass. n. 20110/2013 e Cass. n. 21927/2017), poi recepito in via definitiva con la sopravvenuta sentenza n. 11748/2019 delle Sezioni unite, secondo cui, in tema di inadempimento del contratto di compravendita, è sufficiente che il compratore alleghi l’inesatto adempimento, ovvero denunci la presenza di vizi che rendano la cosa inidonea all’uso al quale è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore, mentre è a carico del venditore, quale debitore di un’obbligazione di risultato ed in forza del principio della riferibilità o vicinanza della prova, l’onere di dimostrare, anche attraverso presunzioni, di aver consegnato una cosa conforme alle caratteristiche del tipo ordinariamente prodotto, ovvero la regolarità del processo di fabbricazione o di realizzazione del bene, con la conseguenza che, ove detta prova sia stata fornita, spetta al compratore di dimostrare l’esistenza di un vizio o di un difetto intrinseco della cosa ascrivibile al venditore.

Sulla base di questa esatta premessa in punto di diritto la Corte territoriale ne ha tratto la logica conseguenza del mancato accoglimento della pretesa risarcitoria del S., poichè – a fronte del riscontro offerto dalla venditrice di aver consegnato un’automobile conforme alle caratteristiche del tipo ordinario destinata a circolare regolarmente – l’originario attore non era riuscito ad assolvere adeguatamente all’onere su di lui incombente circa l’esistenza del vizio intrinseco del veicolo riguardante lo stato usurato e pericoloso dei suoi pneumatici, non potendosi, peraltro, escludere che il sinistro dedotto in giudizio potesse essere stato causato anche dall’asfalto reso viscido dalla pioggia.

La censura è, invece, propriamente inammissibile con riguardo sia alla dedotta violazione dell’art. 115 c.p.c., in ordine al mero apprezzamento degli esiti delle prove orali da parte del giudice di merito che alla contestazione dell’attendibilità della indicata deposizione resa dal teste citato dalla Spoletini Auto.

Infatti, in tema di ricorso per cassazione, una questione di violazione o di falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. (cfr., ad es., Cass. n. 27000/2016 e Cass. n. 1229/2019) non può porsi per un’erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma, rispettivamente, solo allorchè si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione (evenienze, queste, tutte non configuratesi nel caso di specie).

Per altro verso, è pacifico che il giudizio sulla capacità a testimoniare, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., sull’attendibilità dei testi e sulla rilevanza delle deposizioni involge apprezzamenti di fatto, ed è conseguentemente rimesso al giudice del merito, il quale è tenuto ad indicare in modo congruo e logico (come avvenuto nella fattispecie) le ragioni del proprio convincimento in ordine al contenuto di tali deposizioni e alla qualità di chi le ha rese, non anche relativamente al mero rapporto esistente tra il teste escusso e la parte che l’ha indicato.

Non ricorre, poi, all’evidenza (proprio per effetto del richiamato percorso logico-giuridico seguito dalla Corte capitolina) la supposta mancanza di motivazione.

3. In definitiva, per le ragioni complessivamente svolte, il ricorso deve essere respinto.

Sussistono giusti motivi, in virtù dell’obiettiva controvertibilità della questione di diritto prospettata con il formulato ricorso (tanto è vero che sono successivamente allo stesso intervenute le Sezioni unite di questa Corte per risolverla in via definitiva), per disporre la compensazione totale delle spese del presente giudizio di cassazione.

Infine, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa per intero tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, con vincolo solidale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 9 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2020

 

 

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