Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16073 del 09/06/2021

Cassazione civile sez. II, 09/06/2021, (ud. 14/01/2021, dep. 09/06/2021), n.16073

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26158/019 proposto da:

I.J., ammesso al patrocinio a spese dello Stato e

rappresentato e difeso dall’avvocato Barbara Romoli,con studio in

Perugia via Antonietti 68;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 433/2019 della Corte d’appello di Perugia,

depositata il 25/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/01/2021 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– I.J., cittadino nigeriano, ha impugnato per cassazione la sentenza della Corte d’appello di Perugia che ha respinto il gravame proposto contro l’ordinanza del tribunale perugino che confermava il diniego della protezione internazionale e di quella umanitaria;

-a sostegno delle domande il ricorrente ha riferito di aver dovuto lasciare il paese di origine a causa del cultismo (OMISSIS) di cui il fratello era uno dei maggiori esponenti; poichè alla morte di quest’ultimo egli avrebbe dovuto subentrargli nel movimento e poichè egli si era rifiutato, alcuni affiliati erano andati a cercarlo minacciandolo con pistole ed ammonendolo che se non fosse entrato a far parte del movimento lo avrebbero sgozzato;

– a causa di tali minacce si era allontanato dalla propria città ed aveva trovato riparo in Libia dove restava fino a che non veniva minacciato con pistole, e a causa di ciò decideva di partire alla volta dell’Italia;

– la cassazione della sentenza della corte perugina è chiesta sulla base di tre motivi;

– non ha svolto attività difensiva l’intimato Ministero dell’interno.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 10, 13, 27, nonchè della direttiva 2013/32 UE per non avere proceduto all’assunzione delle prove richieste sia al tribunale che reiterate in appello;

– la censura è inammissibile per difetto di specificità, atteso che il ricorrente non ha indicato quali prove avrebbe articolato in primo grado e reiterato in appello;

– con il secondo motivo si denuncia la violazione della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 1, lett. d), per il mancato riconoscimento dello status di rifugiato;

– il mezzo è inammissibile perchè non attinge la motivazione con cui la corte territoriale ha escluso la sussistenza di una persecuzione riconducibile alle ipotesi disciplinate dalla Convenzione di Ginevra; inoltre la censura non inficia la decisione di escludere il rifugio sull’assunto che non era ravvisabile la mancanza di protezione da parte delle Autorità dello Stato di provenienza e degli altri soggetti indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, dal momento che nessuna prova di un’eventuale richiesta di tutela a fronte delle minacce subite dagli affiliati al (OMISSIS) era stata articolata o fornita dal richiedente asilo;

– con il terzo motivo si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per mancato riconoscimento dei seri motivi per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– il motivo è inammissibile perchè il ricorrente non specifica quale sarebbe la speciale e personale condizione di vulnerabilità allegata a sostegno della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– atteso l’esito sfavorevole di tutti i motivi, il ricorso è inammissibile;

– nulla va disposto sulle spese di lite atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 14 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2021

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