Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16058 del 09/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2021, (ud. 17/03/2021, dep. 09/06/2021), n.16058

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4554-2017 proposto da:

AUTOTRASPORTI E SPEDIZIONI BARONE SPA, elettivamente domiciliata in

ROMA, Piazza Cavour presso la cancelleria della Corte di Cassazione,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE CALABRO’;

– ricorrente –

contro

COMUNE PADOVA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VITTORIO

EMANUELE/718, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PECORILLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO CHIARELLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 844/2016 della COMM.TRIB.REG.VENETO,

depositata il 29/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/03/2021 dal Consigliere Dott. BALSAMO MILENA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 8444/06/2016 la Commissione Tributaria Regionale del Veneto ha respinto l’appello proposto dalla società Autotrasporti e Spedizioni Barone spa, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Padova (hinc: CTP) concernente l’opposizione avverso l’avviso di accertamento con cui il Comune di Padova richiedeva il pagamento dell’Ici per l’annualità 2008, sul rilievo che, trattandosi di immobili iscritti in catasto, sin dal 17.12.2007, e concessi in leasing il 22 gennaio 2008, la contribuente doveva considerarsi soggetto passivo ICI e avrebbe dovuto provvedere alla dichiarazione per l’anno di imposta 2008 ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 10 comma 4, così accogliendo l’appello principale e respingendo quello incidentale proposto dalla società.

Avverso detta decisione, propone ricorso per cassazione la società indicata in epigrafe svolgendo due motivi.

Resiste con controricorso l’amministrazione comunale di Padova.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Con il primo motivo di ricorso, la società contribuente deduce “la violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, comma 2, nel testo vigente ratione temporis”, il quale stabiliva D.Lgs. n. 446 del 1992, ex art. 58 che “Per gli immobili concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario. In caso di fabbricati di cui all’art. 5, comma 3, il locatario assume la qualità di soggetto passivo a decorrere dal primo gennaio dell’anno successivo a quello nel corso del quale è stato stipulato il contratto di locazione finanziaria”; per avere il decidente erroneamente interpretato il disposto dell’art. 5 cit. che fa riferimento agli immobili iscritti in catasto con attribuzione di rendita, sostenendo che l’immobile è stato accatastato con rendita in data 11.02.2008, dopo la consegna materiale del bene. Affermava altresì che la rendita non era stata attribuita nel 2007, in quanto solo con la Docfa dell’11.02.2008 l’immobile veniva accatastato con attribuzione di rendita integrando la fattispecie dell’iscrizione in catasto con inquadramento nella categoria D/8, con la conseguenza che alla data i dell’acquisizione dell’immobile essa poteva usufruire della disposizione che postergava la debenza Ici all’anno successivo.

Ciò trovando conferma nella Circolare ministeriale n. 109 del 18 maggio 1999 che corrobora l’interpretazione suggerita dalla ricorrente, con conseguente soggettività passiva Ici in capo alla società di leasing, mentre dal momento della consegna occorre far riferimento per individuare il “primo gennaio dell’anno successivo” stabilito dal citato D.Lgs. n. 446 del 1992, art. 58 in ordine al passaggio di soggettività passiva Ici dal locatore al locatario per i fabbricati a valore contabile.

3. Con la seconda censura si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, commi 1 e 2, ricorrendo nella specie una causa di non punibilità, atteso che l’eventuale violazione è conseguenza di errore sul fatto non determinato da dolo o colpa del contribuente; ravvisando le condizioni obiettive di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono, nonchè da indeterminatezza delle richieste di informazioni o dei modelli per la dichiarazione e per il pagamento.

4. La prima censura è destituita di fondamento.

Il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 3, dispone che” Peri fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, fino all’anno nel quale i medesimi sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione, secondo i criteri stabiliti nel penultimo periodo del D.L. 11 luglio 1992, n. 333, art. 7, comma 3, del convertito, con modificazioni, dalla L. 8 agosto 1992, n. 359, applicando i coefficienti indicati dalla medesima disposizione. Il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, nell’introdurre l’ICI, ha fissato per i contribuenti, negli art. 5 e 10, l’obbligo di dichiarare gli immobili e di pagare l’imposta calcolandone correttamente l’importo, previo accertamento dei presupposti, e quindi dell’iscrizione in catasto e dell’ammontare dell’eventuale rendita per ciascun cespite” (n. 24677 del 23/11/2011; 12320 del 15/06/2016).

Questa Corte ha ribadito che, in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), la tassazione di un’unità immobiliare classificabile nel gruppo D), interamente posseduta da un’impresa, già accatastata ma priva di rendita, può avvenire solo in base al criterio di calcolo indicato dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 3, con determinazione del valore contabile del bene alla data di inizio di ciascun anno solare, fino al momento dell’attribuzione della rendita, che ha valore costitutivo(Cass. n. 27062/2008; n. 6609 del 15/03/2013).

4.1 In particolare, in tema di ICI e con riferimento alla determinazione della base imponibile, il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 5, al comma 2, fornisce un criterio generale relativo all’ipotesi ordinaria di fabbricati iscritti in catasto e forniti di rendita catastale. Per le ipotesi in cui tali condizioni non si realizzano, dello stesso articolo, comma 3 fornisce un criterio specifico per i soli fabbricati classificabili nella categoria D, non iscritti in catasto, subordinandone però l’applicabilità alla presenza di due ulteriori requisiti, e cioè che essi: a) siano interamente posseduti da imprese; b) siano “distintamente contabilizzati”. Per tutte le altre ipotesi il successivo comma 4 fissa un criterio sussidiario, di carattere generale, fondato sulla rendita dei fabbricati similari, che, proprio in virtù della sua generalità, è applicabile anche ai fabbricati classificabili in cat. D “diversi da quelli indicati nel comma 3”, dovendosi intendere per tali quelli che non presentino gli ulteriori requisiti suindicati. D’altronde, l’assenza di un valore contabile autonomo di un fabbricato a destinazione speciale, nelle scritture dell’impresa che ne abbia il possesso, quale che ne sia la ragione e indipendentemente da qualsiasi profilo di illegittimità, determina la materiale impossibilità di applicazione del criterio di cui al comma 3 citato, non diversamente da quanto accade per l’applicazione del criterio generale di cui al comma 2, nel caso di immobile iscritto in catasto senza però attribuzione di rendita, imponendosi in entrambi i casi il ricorso all’ultimo criterio residuo, che è quello previsto dal comma 4. 9385 del 21/04/2009; 6609/2013; n. 10125 del 11/04/2019). In conclusione, contrariamente a quanto sostenitito dalla ricorrente, nel caso in cui, in cui non risulti proposta alcuna rendita catastale, il criterio utilizzabile per determinare la base imponibile è quello fondato sul valore di bilancio, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 3, e, solo in subordine, nel caso di omessa produzione della documentazione contabile richiesta dall’amministrazione comunale, il valore deve essere determinato con riferimento alla rendita di fabbricati similari già iscritti in catasto, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 4, abrogato dalla legge finanziaria n. 296 del 2006. Non potendo certamente l’assenza di rendita catastale escludere l’obbligo di corrispondere l’ICI.

A ciò si aggiunga che la CTR all’ultima pagina della sentenza afferma che l’immobile risulta iscritto in Catasto alla data del 17.12.2007 e non in attesa di rendita catastale.

5.Parimenti infondata è il secondo mezzo.

Questo Collegio osserva che questa Corte (cfr. Cass. n. 13076 del 24/06/2015; Cass. n. 4394 del 24/2/2014; Cass. n. 3113 del 12/2/2014; Cass. n. 24670 del 28/11/2007) è ripetutamente intervenuta a definire l’ambito di non debenza delle sanzioni enunciando i seguenti principi di diritto: per “incertezza normativa oggettiva tributaria” deve intendersi la situazione giuridica oggettiva, che si crea nella normazione per effetto dell’azione di tutti i formanti del diritto, tra cui in primo luogo, ma non esclusivamente, la produzione normativa, e che è caratterizzata dall’impossibilità, esistente in sè ed accertata dal giudice, d’individuare con sicurezza ed univocamente, al termine di un procedimento interpretativo metodicamente corretto, la norma giuridica sotto la quale effettuare la sussunzione di un caso di specie; l’incertezza normativa oggettiva costituisce una situazione diversa rispetto alla soggettiva ignoranza incolpevole del diritto come emerge dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 6 che distingue in modo netto le due figure dell’incertezza normativa oggettiva e dell’ignoranza (pur ricollegandovi i medesimi effetti) e perciò l’accertamento di essa è esclusivamente demandata al giudice e non può essere operato dalla amministrazione; l’incertezza normativa oggettiva non ha il suo fondamento nell’ignoranza giustificata, ma nell’impossibilità, abbandonato lo stato d’ignoranza, di pervenire comunque allo stato di conoscenza sicura della norma giuridica tributaria. L’essenza del fenomeno dell’incertezza normativa oggettiva si può rilevare attraverso una serie di fatti indice, che spetta al giudice accertare e valutare nel loro valore indicativo, e che sono stati individuati a titolo di esempio e, quindi, non esaustivamente: 1) nella difficoltà d’individuazione delle disposizioni normative, dovuta magari al difetto di esplicite previsioni di legge; 2) nella difficoltà di confezione della formula dichiarativa della norma giuridica; 3) nella difficoltà di determinazione del significato della formula dichiarativa individuata; 4) nella mancanza di informazioni amministrative o nella loro contraddittorietà; 5) nella mancanza di una prassi amministrativa o nell’adozione di prassi amministrative contrastanti; 6) nella mancanza di precedenti giurisprudenziali; 7) nella formazione di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, magari accompagnati dalla sollecitazione, da parte dei Giudici comuni, di un intervento chiarificatore della Corte costituzionale; 8) nel contrasto tra prassi amministrativa e orientamento giurisprudenziale; 9) nel contrasto tra opinioni dottrinali; 10) nell’adozione di norme di interpretazione autentica o meramente esplicative di norma implicita preesistente. Tali fatti indice devono essere accertati, esaminati ed inseriti in procedimenti interpretativi della formazione che siano metodicamente corretti e che portino inevitabilmente a risultati tra loro contrastanti ed incompatibili. Costituisce, quindi, causa di esenzione del contribuente dalla responsabilità amministrativa tributaria una condizione di inevitabile incertezza sul contenuto, sull’oggetto e sui destinatari della norma tributaria, ossia l’insicurezza ed equivocità del risultato conseguito attraverso la sua interpretazione”.

Ora va considerato che la situazione di obiettiva incertezza in ordine alla fattispecie che occupa non emerge nè dalla portata della norma nè da eventuali contrasti giurispudenziali, di guisa che va esclusa la fondatezza del ricorso anche sotto detto profilo, in assenza di incertezza relativa all’individuazione del sistema contabile o catastale.

5. Il ricorso va dunque respinto, con aggravio di spese.

PQM

La Corte:

– rigetta il ricorso;

Condanna la ricorrente alla refusione delle spese sostenute per il presente giudizio dal Comune di Padova che liquida in Euro 4.000,00, oltre rimborso forfettario ed accessori come per legge, oltre Euro 200 per spese;

– Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale della quinta sezione civile della Corte di cassazione tenuta da remoto, il 17 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2021

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