Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16052 del 02/08/2016


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Cassazione civile sez. III, 02/08/2016, (ud. 28/06/2016, dep. 02/08/2016), n.16052

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al numero 26500 del ruolo generale dell’anno

2014, proposto da:

G.I., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentata e difesa, giusta

procura a margine del ricorso, dagli avvocati Pietro Marsili (C.F.:

MRS PTR 68E17 H5011-1) e Massimiliano Marsili (C.F.: MRS MSM 77E07

H501X);

– ricorrente –

nei confronti di:

L.J., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentata e difesa, giusta

procura a margine del controricorso, dall’avvocato Giuseppe Picone

(C.F.: PCN GPP 71D02 H501V);

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 3158/2014 pronunziata dalla Corte

di Appello di Roma in data 14 maggio 2014 e depositata in data 24

giugno 2014;

udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data

28 giugno 2016 dal consigliere Augusto Tatangelo;

uditi:

l’avvocato Alessandro Pace, per delega dell’avvocato Pietro Marsili;

per la ricorrente;

l’avvocato Giuseppe Picone, per la controricorrente;

il pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore generale

dott. Russo Rosario Giovanni, che ha concluso per la

improcedibilità del ricorso ai sensi dell’art. 369 c.p.c., in

subordine, inammissibilità ex art. 365 c.p.c. (Cass. n.

20468/2015); condanna aggravata alle spese; statuizione sul

contributo unificato.

Fatto

FATTI E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

G.I. agì in giudizio nei confronti di L.J. per ottenere la restituzione della somma di Euro 27.730,00, che assumeva di avere versato in eccedenza rispetto al canone pattuito per la locazione di un immobile. La locatrice, nel contestare la domanda della conduttrice, propose in via riconvenzionale azione per ottenere il pagamento di canoni ancora dovuti e il rimborso dell’imposta di registro.

La domanda principale fu dichiarata inammissibile dal Tribunale di Roma, in quanto proposta oltre il termine semestrale di cui alla L. n. 392 del 1978, art. 79; la conduttrice fu condannata al pagamento dell’importo residuo del canone per il periodo agosto 2008 – febbraio 2009 (Euro 1.000,00), oltre ad Euro 117,82 a titolo di rimborso dell’imposta di registro.

La Corte di Appello di Roma in parziale riforma della decisione di primo grado, ha rigettato nel merito la domanda di ripetizione di indebito, confermando per il resto la pronunzia appellata.

Ricorre la G., sulla base di tre motivi.

Resiste la L. con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è improcedibile.

La ricorrente, pur avendo dichiarato che la sentenza impugnata le è stata notificata in data 21 luglio 2014, non ne ha depositato la copia notificata, ma una semplice copia conforme, priva della relazione di notificazione.

E’ principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte quello per cui “la previsione – di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, – dell’onere di deposito a pena di improcedibilità, entro il termine di cui al primo comma della stessa norma, della copia della decisione impugnata con la relazione di notificazione, ove questa sia avvenuta, è funzionale al riscontro, da parte della Corte di cassazione – a tutela dell’esigenza pubblicistica (e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata formale – della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, il quale, una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è esercitabile soltanto con l’osservanza del cosiddetto termine breve; nell’ipotesi in cui il ricorrente, espressamente od implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza impugnata senza la relata di notificazione, il ricorso per cassazione dev’essere dichiarato improcedibile, restando possibile evitare la declaratoria di improcedibilità soltanto attraverso la produzione separata di una copia con la relata avvenuta nel rispetto dell’art. 372 c.p.c., comma 2, applicabile estensivamente, purchè entro il termine di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1 e dovendosi, invece, escludere ogni rilievo dell’eventuale non contestazione dell’osservanza del termine breve da parte del controricorrente” (Cass., Sez. U, Ordinanza n. 9005 del 16/04/2009, Rv. 607363; conf., ex multis: Sez. U, Ordinanza n. 9006 del 16/04/2009, Rv. 607365; Sez. 3, Ordinanza n. 20795 del 28/09/2009, Rv. 609357; Sez. 3, Sentenza n. 25296 del 01/12/2009, Rv. 610282; Sez. 3, Sentenza n. 9928 del 26/04/2010, Rv. 612496; Sez. 3, Sentenza n. 11376 del 11/05/2010, Rv. 613051; Sez. 1, Ordinanza n. 18416 del 06/08/2010, Rv. 614218; Sez. 3, Sentenza n. 19271 del 10/09/2010, Rv. 614288; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 25070 del 10/12/2010, Rv. 615089; Sez. 3, Sentenza n. 1443 del 27/01/2015, Rv. 634107).

Il rilievo dell’improcedibilità del ricorso ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, risulta pregiudiziale ed assorbente rispetto ad ogni altra questione (anche quella, sollevata dalla controricorrente, relativa all’ammissibilità del ricorso stesso per un preteso vizio nell’autentica della procura al difensore, atteso che il riscontro della improcedibilità del ricorso per cassazione precede quello dell’eventuale sua inammissibilità, come precisato proprio dalla richiamata Cass., Sez. U, Ordinanza n. 9005 del 2009).

Il ricorso è dunque dichiarato improcedibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 18, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

– dichiara improcedibile il ricorso;

– condanna la ricorrente a pagare le spese del presente giudizio in favore della controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 4.800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 28 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 agosto 2016

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