Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16035 del 02/08/2016


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Cassazione civile sez. III, 02/08/2016, (ud. 29/04/2016, dep. 02/08/2016), n.16035

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo G. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14324 – 2014 proposto da:

GESTION DES IMMEUBLES EUROPEENNE SARL in persona del suo

amministratore unico e legale rappresentante pro tempore

G.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO 24, presso lo studio

dell’avvocato GUIDO GUIDI BUFFARINI, che la rappresenta e difende

giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente-

contro

FALLIMENTO FINAGESTIM FINANZIARIA GESTIONI IMMOBILIARI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 6317/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 25/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/04/2016 dal Consigliere Dott. SCRIMA ANTONIETTA;

udito l’Avvocato GUIDO GUIDI BUFFARINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO ROSARIO GIOVANNI che ha concluso per l’accoglimento del 3

motivo di ricorso, rigetto degli altri.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Fallimento Finagestim Finanziaria Gestioni Immobiliari S.p.a. proponeva reclamo ex art. 630 c.p.c., avverso l’ordinanza di estinzione pronunciata dal G.E. in data 6 aprile 2011 nella procedura esecutiva immobiliare r.g.e. 760/2009 promossa dal medesimo Fallimento nei confronti della Gestion des Immeubles Europeenne S.a.r.l. a seguito della sentenza del Tribunale fallimentare di Roma che aveva dichiarato l’inefficacia dell’atto di compravendita stipulato tra la società in bonis e Argovia s.a.s. (ora Gestion des Immeubles Europeenne S.a.r.l.).

Con l’ordinanza impugnata, il G.E. aveva dichiarato l’estinzione del già indicato procedimento esecutivo in quanto nella certificazione ipotecaria in atti e in quella integrativa successiva il notaio aveva dichiarato di aver effettuato le visure non presso l’Agenzia del Territorio ma unicamente presso la Conservatoria dei RR.II..

Il Tribunale, in sede di reclamo ex art. 630 c.p.c., con sentenza del 17 maggio 2012, confermava il provvedimento del G.E., ritenendo che a fondamento del provvedimento di estinzione era stata riscontrata la mancanza della certificazione relativa alla visura catastale e, quindi, la mancanza dei presupposti per procedere alla vendita del bene.

Avverso tale decisione il Fallimento proponeva ricorso alla Corte di appello di Roma che, con sentenza del 25 novembre 2013, in riforma della decisione impugnata, revocava l’ordinanza del G.E. del 26 novembre 2012 di estinzione della procedura esecutiva iscritta al n. 760/2009, compensava le spese di quel grado ed assegnava il termine per la riassunzione della procedura.

Avverso la sentenza della Corte di merito Gestion des Immeubles Europeenne S.a.r.l. ha proposto ricorso per cassazione basato su tre motivi e illustrato da memoria.

L’intimato Fallimento non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si lamenta “violazione e falsa applicazione dell’art. 630 c.p.c., comma 3, art. 617 c.p.c., e art. 567 c.p.c., comma 3, nonchè dell’art. 130 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, in tema di irrituale mezzo di impugnazione dell’ordinanza di estinzione ex art. 567 c.p.c.”.

La ricorrente lamenta che la Corte di merito non abbia rilevato e dichiarato l’irritualità del mezzo di impugnazione proposto dal Fallimento nei confronti dell’ordinanza di estinzione. A suo avviso, infatti, il reclamo al Collegio previsto dall’art. 630 c.p.c., sarebbe “consentito solo nei casi in cui la declaratoria di estinzione discenda da una delle ipotesi previste dal codice (artt. 629, 630 e 631 c.p.c.) o dalle leggi speciali e non, quando, come nel caso di specie, consegua all’inefficacia del pignoramento e si configuri come mera conseguenza accessoria all’intervenuta improcedibilità del procedimento esecutivo”.

2. Con il secondo motivo si deduce “nullità della sentenza e/o del procedimento per originaria inammissibilità della domanda per l’errato mezzo di impugnazione adottato nei confronti dell’ordinanza di estinzione ex art. 567 c.p.c.”.

Sostiene la ricorrente che la sentenza impugnata sarebbe “contraria alla legge e nulla”, perchè emessa all’esito di un procedimento irritualmente introdotto con il reclamo al collegio invece che con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..

3. I due motivi che precedono, che per connessione possono essere esaminati congiuntamente, sono entrambi infondati.

Ed invero, ritiene il Collegio che, anche alla luce della nuova formulazione dell’art. 567 c.p.c., l’ordinanza di estinzione del processo esecutivo di cui si discute in causa, in quanto relativa ad una fattispecie “tipica” di estinzione, correttamente è stata impugnata con il reclamo ex art. 630 c.p.c., e non con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..

4. Con il terzo motivo si lamenta “violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c., e art. 567 c.p.c., commi 2 e 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ed omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., n. 5, in tema di nuovi documenti e mancata attestazione delle risultanze catastali nel certificato notarile e inefficacia del pignoramento”.

La ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte di merito, facendo espresso riferimento alla certificazione prodotta in primo grado dal notaio, alla relazione integrativa redatta dallo stesso e alla documentazione a quest’ultima allegata, ha affermato che “deve ritenersi che l’atto di competenza del notaio (che assume natura di pubblica certificazione in ordine ai dati riportati) risulti redatto in conformità a quanto disposto dall’art. 567 c.p.c., in quanto contiene tutte le formalità desunte dai RR.II. e tutti i dati catastali inerenti agli immobili sottoposti ad esecuzione”. Sostiene la ricorrente che tale “ricostruzione” operata dalla Corte territoriale sarebbe assolutamente contraria sia all’espresso tenore letterale della seconda certificazione ipocatastale, redatta dal notaio in data 19 novembre 2010, che, a suo avviso, non conterrebbe quanto riportato in sentenza, sia alla previsione di cui all’art. 567 c.p.c., comma 2. Assume altresì la ricorrente che le precisazioni riportate in sentenza e i certificati catastali sarebbero riferibili non all’originaria seconda certificazione notarile sopra richiamata ma ad una successiva dichiarazione acquisita in sede di appello e resa dal medesimo notaio e, pertanto, a suo avviso, irrilevante e non utilizzabile in giudizio. Secondo la società ricorrente, sussisterebbe l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, in cui si sostanzierebbe il vizio motivazionale di cui al novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto i giudici di appello avrebbero “attributo alle certificazioni notarili in atti un significato ad esse non assegnabile nè desumibile aliunde, con ciò travisando il chiaro precetto normativo che impone si dia atto delle risultanze delle visure catastali con espressa dichiarazione scritta”.

4.1. Il motivo è inammissibile per un duplice ordine di considerazioni. Oltre infatti a lamentare, in sostanza, un vizio revocatorio, che non può essere fatto valere in questa sede, la società ricorrente neppure ha riportato nel mezzo all’esame il tenore letterale delle certificazioni notarili e delle dichiarazioni rese dal notaio cui fa espresso riferimento, almeno in relazione a quelle parti che sorreggono la censura, essendosi limitata a riportare una mera frase estrapolata da dette certificazioni (v. ricorso p. 10), così contravvenendo al principio di specificità del ricorso e a quanto previsto dall’art. 366 c.p.c., n. 6, (Cass., ord. 23/03/2010, n. 6937; Cass. 9/04/2013, n. 8569; Cass. 15/07/2015, n. 14784).

5. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

6. Non vi è luogo a provvedere per le spese del giudizio di cassazione nei confronti dell’intimato Fallimento, non avendo lo stesso svolto attività difensiva in questa sede.

7. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 – bis dello stesso art. 13, evidenziandosi che il presupposto dell’insorgenza di tale obbligo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (v. Cass. 13 maggio 2014, n. 10306).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 – bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 29 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 agosto 2016

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