Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16033 del 27/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 27/06/2017, (ud. 19/05/2017, dep.27/06/2017),  n. 16033

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16744/2016 proposto da:

P.G.S., P.M., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la Cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato ALESSANDRA CALABRESE;

– ricorrenti –

contro

PO.LU., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARNABA

TORTOLINI 13, presso lo studio dell’avvocato MARIO ETTORE VERINO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO

BRIGHENTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 34/2016 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata l’11/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/05/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI

LOMBARDO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– con sentenza n. 1278 del 2009, la Corte di Appello di Venezia, in riforma della pronuncia di primo grado, rigettò – per quanto in questa sede ancora rileva – la domanda con la quale Po.Lu. aveva chiesto l’arretramento delle parti dell’edificio, di proprietà della convenuta L.B., costruite in violazione delle distanze legali;

– la pronuncia di appello fu cassata con rinvio da questa Suprema Corte con sentenza n. 1300 del 2013;

– con sentenza n. 34 del 2016, la Corte di Appello di Venezia, pronunciando quale giudice di rinvio, condannò L.B. all’arretramento delle parti del suo edificio poste a distanze, non legale, nonchè al risarcimento del danno;

– a seguito di questa pronuncia P.M. e P.G.S., quali eredi di L.B., hanno proposto “Ricorso in cassazione ex art. 363 c.p.c. e per correzione sentenza d’appello” (così letteralmente intitolato), indirizzato al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione;

– resiste con controricorso Po.Lu.;

– entrambe le parti hanno presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– il ricorso depositato dai P. va qualificato ricorso per cassazione, essendo stato notificato alla controparte e depositato presso la cancelleria di questa Corte ex art. 369 c.p.c.;

– ai fini della qualificazione dell’atto introduttivo come ricorso per cassazione non rileva il fatto che esso sia rivolto al Procuratore generale presso questa Corte per sollecitare la proposizione di ricorso nell’interesse della legge ai sensi dell’art. 363 c.p.c., in quanto il ricorrente, nel formulare le conclusioni, si rivolge comunque a questa Corte sollecitando il “rigetto delle domande di controparte” e la conferma della pronuncia della Corte di Appello di Venezia n. 1278/2009;

– il ricorso così proposto è inammissibile, sia perchè è privo di motivi formulati ai sensi dell’art. 360 c.p.c., sia perchè formula critiche alla sentenza di questa Suprema Corte n. 1300 del 2013, insuscettibile di essere impugnata, puntando a far rivivere la sentenza di appello già cassata;

– il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– ricorrono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, per il raddoppio del versamento del contributo unificato.

PQM

 

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 (tremila) per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 19 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA