Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16022 del 28/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 28/07/2020, (ud. 05/03/2020, dep. 28/07/2020), n.16022

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2144-2019 proposto da:

COGEO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENRICO ALBANESE 61/C, presso

lo studio dell’avvocato FERNANDO AMOROSO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

B.F., G.L., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato LORENZO ISOPPO;

– controricorrenti –

contro

VERA SRL, CHIMIN SPA;

– intimate –

avverso la sentenza n. 792/2018 del TRIBUNALE di PARMA, depositata il

30/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/03/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La società Cogeo srl ha effettuato lavori edili sul terreno adiacente l’immobile abitato da G.L. e B.F..

Questi ultimi hanno lamentato danni consistenti, quanto alla G., in lesioni della struttura del suo immobile, e quanto al B., nel danneggiamento del computer, caduto per terra a causa delle vibrazioni indotte dai lavori.

I,a società si è difesa in giudizio negando ogni nesso di causalità tra i suoi lavori ed i danni lamentati.

Il Giudice di Pace ha effettuato una consulenza dai cui esiti si è in parte discostato, attribuendo le cause dei danni subiti dall’immobile ai lavori, ma negando risarcimento per il computer rotto, in difetto di prova.

Il giudice di appello ha confermato questa decisione.

Ricorre la società Cogeo srl con due motivi. V’è controricorso degli intimati e memoria della Cogeo srl.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La decisione impugnata, quanto alle rationes qui messe in discussione, conferma la valutazione del giudice di primo grado, e ritiene che ragionevolmente costui ha disatteso le conclusioni del CTU, sulla base di elementi che comunque emergevano in atti; quanto alla compensazione delle spese nei riguardi di B., soccombente per i danni al suo computer, ha confermato la valutazione di primo grado quanto alla reciproca soccombenza, ragione di compensazione.

1.- La prima delle due rationes è censurata dalla ricorrente per violazione dell’art. 116 c.p.c..

Secondo la ricorrente il giudice di merito avrebbe disatteso la CTU, dando rilievo in modo illegittimo al comportamento del CTP, che non avrebbe consegnato le specifiche delle macchine trivellatrici, da cui si poteva desumere la loro potenziale lesività.

Secondo la ricorrente l’art. 116 c.p.c. autorizza a trarre argomenti di prova dal comportamento delle parti, non da quello del CTP.

Cosi che il giudice di merito si è discostato illegittimamente dalla CTU.

1.1.- Il motivo è infondato.

Intanto esso non coglie esattamente la ratio decidendi. Il Giudice di merito non basa la sua critica alla cru sul comportamento del CTP, ma lo fa attraverso altri e diversi argomenti.

E’ intanto regola, e va premesso, che le valutazioni espresse dal consulente tecnico d’ufficio non hanno efficacia vincolante per il giudice e, tuttavia, egli può legittimamente disattenderle soltanto attraverso una valutazione critica, che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivata, dovendo il giudice indicare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del c.t.u. (Cass. 5148/ 2011; Cass. 17757/ 2014; Cass. 20125/ 2015; Cass. 30733/ 2017).

Il giudice di merito ha motivato le ragioni del dissenso, non solo con l’argomento della mancata consegna al CTU, da parte del CTP della società, delle specifiche tecniche delle macchine utilizzate per i lavori, da cui si sarebbe desunta la loro potenzialità lesiva, ma altresì attraverso dati emersi obiettivamente dal processo, non ultima la comparsa di crepe, prima inesistenti, manifestatesi dopo i lavori.

Cosi che il dissenso dalla CTU è motivato e non può essere censurato qui per ragioni di merito.

1.2.- Il secondo motivo censura violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. Secondo la ricorrente, il giudice di merito, avendo respinto la domanda di B. (per i danni al computer) avrebbe dovuto condannarlo alle spese e non compensarle.

Questo motivo è fondato. Non v’era soccombenza reciproca che potesse giustificare una compensazione, nè poteva ritenersi tale quella riferibile alla richiesta di responsabilità processuale aggravata atteso che il rigetto, in sede di gravame, della domanda, meramente accessoria, ex art. 96 c.p.c., a fronte dell’integrale accoglimento di quella di merito proposta dalla stessa parte, in riforma della sentenza di primo grado, non configura un’ipotesi di parziale e reciproca soccombenza, nè in primo grado nè in appello, sicchè non può giustificare la compensazione delle spese di lite ai sensi dell’art. 92 c.p.c. (Cass. 9532/ 2017; Cass. 11792/ 2018).

Il ricorso va pertanto accolto in questi termini.

P.Q.M.

La corte accoglie il secondo motivo. Dichiara inammissibile il primo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Parma in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 5 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2020

 

 

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