Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1601 del 20/01/2017


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Cassazione civile, sez. II, 20/01/2017, (ud. 09/11/2016, dep.20/01/2017),  n. 1601

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7919-2012 proposto da:

SERRAIA SRL, (OMISSIS) – IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE IN CARICA,

TITOLARE DELL’OMONIMA IMPRESA D.D. C.F. (OMISSIS)

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo

studio dell’avvocato PAOLO PANARITI, che li rappresenta e difende

unitamente agli avvocati ANDREA PIZZINI, GIORGIO ROSANELLI;

– ricorrenti –

contro

M.C., C.F. (OMISSIS), M.P. C.F. (OMISSIS),

M.D. C.F. (OMISSIS), sia in proprio e quali eredi, pro

quota, di F.O. ved. V., M.O. C.F.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 2-B,

presso lo studio dell’avvocato MARCO SQUICQUERO, rappresentati e

difesi dagli avvocati FRANCESCO CIDDIO, LUIGI DE FINIS;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 34/2011 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,

depositata il 07/02/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/11/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato Ardizzi Alessandro con delega depositata in udienza

dell’Avv. Paolo Panariti difensore dei ricorrenti che si riporta

agli atti depositati;

udito l’Avv. Marco Squicquero con delega depositata in udienza

dell’Avv. De Finis Luigi difensore dei controricorrenti che si

riporta agli atti depositati;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – M.O., M.C., M.D., M.P. e F.O. convennero in giudizio la società Serraia s.r.l. e D.D. quale titolare della omonima impresa edile, chiedendo, per quanto qui ancora rileva, che i convenuti – esecutori della costruzione di un nuovo edificio sul lotto di terreno posto a confine con quello attoreo e a livello inferiore rispetto allo stesso – fossero condannati alla rimozione dei tiranti di ancoraggio da essi installati nel sottosuolo del fondo di proprietà degli attori (a sostegno di un muro di contenimento) nonchè al risarcimento dei danni.

Nella resistenza dei convenuti, il Tribunale di Trento condannò gli stessi alla rimozione dei micropali e dei tiranti installati ovvero alternativamente, a scelta degli attori, al risarcimento del danno liquidato in Euro 48 mila; rigettò le altre domande.

2. – Sul gravame proposto in via principale da ognuna delle tre parti, riuniti i giudizi, la Corte di Appello di Trento, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, condannò le convenute alla rimozione della sola prima fila di tiranti posti nel sottosuolo del terreno attoreo.

3. – Per la cassazione della sentenza di appello ricorrono la società Serraia s.r.l. e D.D. (quale titolare della omonima impresa edile) sulla base di quattro motivi.

Resistono con controricorso M.O., M.C., M.D., M.P., in proprio e quali eredi di F.O., nel frattempo deceduta.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Preliminarmente, va rigettata l’eccezione con la quale i resistenti hanno chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso e dei relativi motivi in ragione della loro genericità e non autosufficienza. Il ricorso, invero, contiene un’esposizione dei motivi e dei fatti di causa sufficientemente puntuale e completa, sicchè complessivamente risponde in modo idoneo al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.

2. – Superata l’eccezione di inammissibilità del ricorso, può passarsi all’esame dei motivi.

2.1. – Con i primi due motivi (proposti ex art. 360 c.p.c., n. 5), si lamenta che la Corte di Appello abbia illogicamente condannato essa convenuta alla rimozione della prima fila di tiranti, nonostante che tale rimozione sarebbe inutile perchè l’esecuzione di opere di sostegno del muro di contenimento renderebbe i tiranti inattivi e rimuovibili in ogni momento; si lamenta ancora che l’interesse ad edificare da parte degli attori non sarebbe attuale, cosicchè non deriverebbe loro pregiudizio dai detti tiranti.

Entrambe le censure sono infondate.

La Corte di Appello ha accertato che il muro di contenimento è attualmente privo di opere di sostegno ed è sostenuto dai tiranti infissi nel sottosuolo del fondo attoreo; ha accertato altresì che tali tiranti sono attualmente attivi e che non possono essere rimossi senza porre in pericolo la staticità del muro di contenimento, risultando così essi pregiudizievoli rispetto alle potènzialità edificatorie del fondo degli attori.

Contrariamente a quanto assume parte ricorrente, la Corte territoriale non ha disposto l’esecuzione di opere alternative per il sostegno del muro (nè avrebbe potuto in assenza di domanda), essendosi limitata ad affermare – in un passaggio motivazionale – la necessità dell’esecuzione di tali opere (ovviamente da determinare in sede di esecuzione forzata) nel momento in cui i tiranti saranno rimossi.

Quanto alla sussistenza e all’attualità del pregiudizio, non sussiste la dedotta contraddittorietà della motivazione (secondo motivo), giacchè la Corte territoriale ha spiegato (pp. 23-28) che la presenza dei detti tiranti è di ostacolo all’edificazione del fondo attoreo, non potendo tali tiranti essere rimossi senza porre in pericolo la staticità del muro realizzato dai convenuti. Con ciò gli attori troverebbero ostacolo nella edificazione del loro fondo. E’ implicito, in tale motivazione, il rilievo della attuale perdita di valore commerciale del fondo e, quindi, di un pregiudizio attuale e concreto.

La motivazione della Corte territoriale sui punti oggetto dei primi due motivi è esente da vizi logici e giuridici, superando così il vaglio di legittimità di questa Corte.

2.2. – Col terzo motivo di ricorso, si deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 887 c.c., per avere la Corte di Appello addossato le spese di costruzione e di mantenimento del muro di contenimento al proprietario del fondo sottostante, piuttosto che agli attori, proprietari del fondo sovrastante.

La censura è priva di fondamento.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi, in tema di fondi a dislivello, il proprietario del fondo superiore è tenuto a costruire a proprie spese il muro di sostegno sul confine, quando tale costruzione si renda necessaria per contenere il franamento del terreno che arrechi pregiudizio al fondo inferiore; l’onere della costruzione del muro di sostegno ricade invece sul proprietario del fondo inferiore quando lo stesso abbia modificato lo stato del terreno con scavi e sbancamenti i quali abbiano reso indispensabile il muro di sostegno che, senza quelle opere, non sarebbe stato necessario (Sez. 2, Sentenza n. 9156 del 27/08/1991, Rv. 473654; Sez. 2, Sentenza n. 996 del 15/02/1979, Rv. 397193). In altre parole, la fattispecie prevista dall’art. 887 c.c. (a norma del quale nei fondi a dislivello negli abitati il proprietario del fondo superiore deve sopportare per intero le spese di costruzione e di manutenzione del muro di sostegno dalle fondamenta fino all’altezza del proprio suolo) presuppone che il dislivello tra i due fondi sia d’origine naturale; se il dislivello, invece, è stato causato dal proprietario del fondo inferiore, l’obbligo della costruzione e della manutenzione del muro di sostegno incombe su quest’ultimo, che risponde ex art. 2053 c.c. dei danni cagionati dalla sua rovina (Sez. 3, Sentenza n. 5762 del 17/03/2005, Rv. 581143; Sez. 2, Sentenza n. 4031 del 21/02/2007, Rv. 598215; Sez. 6 2, Ordinanza n. 8522 del 29/04/2016, Rv. 639516).

Nella specie, avendo i convenuti provveduto allo sbancamento del fondo inferiore, sono a loro carico le spese di costruzione e conservazione del muro di contenimento.

2.3. – Col quarto motivo, si deduce ancora la violazione e la falsa applicazione degli artt. 833 e 840 cpv. c.c., per avere la Corte territoriale ritenuto che gli attori potessero opporsi alle opere eseguite dai convenuti, pur non avendo interesse in tal senso.

La censura sottintende una critica circa l’accertamento in fatto compiuto dalla Corte territoriale in ordine all’esistenza del pregiudizio derivato agli attori dall’esecuzione delle opere dei convenuti. Avendo la Corte territoriale accertato la sussistenza di tale pregiudizio, non sussiste la denunciata violazione delle norma di cui agli artt. 833 e 840 c.c.; nè la ricorrente ha dedotto il vizio della motivazione sul punto.

3. – Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 4.200,00 (quattromiladuecento), di cui 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 9 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2017

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