Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16007 del 21/07/2011

Cassazione civile sez. VI, 21/07/2011, (ud. 16/06/2011, dep. 21/07/2011), n.16007

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

EVOLUZIONA SRL (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANIENE 14, presso

lo studio dell’avvocato FUSCO CARLO, rappresentata e difesa

dall’avvocato PIETRO CARLESCHI giusta procura ad litem a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

EMERSON NETWORK POWER SRL (OMISSIS), (di seguito indicata per

brevità come “Emerson”), in persona del suo Amministratore Delegato,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DI VILLA MASSIMO 57, presso

lo STUDIO ASSOCIATO A BAKER & MCKENZIE, rappresentata e difesa

dagli

avvocati CAMILLI CLAUDIO, GIAMPAOLI BRUNO giusta procura a margine

della comparsa di risposta;

– resistente –

contro

F.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati BRACCO ENRICO, ALBANESE MARCO giusta delega in

calce alla memoria di costituzione;

– resistente –

e contro

ZUCCHETTI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1744/2010 del TRIBUNALE di BRESCIA, depositata

il 03/06/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA;

è solo presente l’Avvocato Carlo Fusco, (delega avvocato Pietro

Benedetto Carleschi), difensore della ricorrente che deposita nota

spese;

è solo presente l’Avvocato Bracco Enrico, difensore del resistente

F.;

è presente il P.G. in persona del Dott. IGNAZIO PATRONE.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

quanto segue:

p. 1. La s.r.l. Evoluziona ha proposto istanza di regolamento di competenza avverso la sentenza del 3 giugno 2010, con la quale il Tribunale di Brescia ha dichiarato la propria incompetenza territoriale e la competenza per territorio alternativa del Tribunale di Imperia o di quello di Padova, sulla controversia da essa istante introdotta nei confronti della s.r.l. Emerson Network Power e della s.p.a. Zucchetti, nonchè di F.G.: a) per sentir dichiarare in via principale la risoluzione di due contratti, l’uno di natura preliminare e l’altro avente ad oggetto la gestione dei servizi di amministrazione del personale della Emerson, a suo dire conclusi con le due società convenute, con consequenziale condanna della Emerson al risarcimento dei danni sofferti; b) in via gradata la risoluzione del contratto preliminare, con condanna della Emerson al risarcimento dei danni da responsabilità precontrattuale; c) in via subordinata, per il caso di rigetto delle domande sub a) e b), condannare la Emerson alla conclusione del contratto definitivo, nonchè a darvi esecuzione, con condanna della Emerson al pagamento del corrispettivo previsto negli accordi contrattuali e al risarcimento del danno; in via subordinata gradata, per il caso di rigetto delle altre domande, accertarsi e dichiararsi la responsabilità solidale o alternativa della Emerson e del F. (presentatosi come legale rappresentante della stessa) in relazione alle vicende sottese ai detti rapporti negoziali, ai sensi degli artt. 1338 e 1398 c.c..

1.1. L’incompetenza è stata dichiarata dal Tribunale in accoglimento delle eccezioni di incompetenza formulate dalla Emerson e del F..

p. 2. All’istanza hanno resistito con separate memorie la Emerson e il F..

p. 3. Essendo stata disposta la trattazione con il procedimento ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c., il Pubblico Ministero ha depositato le Sue conclusioni scritte, che sono state notificate alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

4. Hanno depositato memoria la ricorrente e la Emerson. Considerato quanto segue:

p. 1. Nelle Sue conclusioni il Pubblico Ministero ha chiesto la declaratoria di improcedibilità del ricorso per inosservanza dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, sotto il profilo che la ricorrente non avrebbe depositato i contratti e gli atti processuali sui quali l’istanza di regolamento di competenza si fonda.

Il Collegio ritiene che il ricorso sia affetto da una causa di inammissibilità per inosservanza dell’art. 366 c.p.c., n. 6.

1.1. Il primo, secondo e terzo motivo dell’istanza sono inammissibili ai sensi di tale norma, in quanto si fondano sul contenuto di documenti, rappresentati dai contratti, da corrispondenza telematica che vengono indicati con dei riferimenti numerici (preceduti dall’espressione “doc. n.”) senza però precisare a che cosa tali riferimenti si dovrebbero relazionare (salvo per i documenti 11 e 12, indicati come “di parte attrice” senza ulteriori specificazioni ed il documento indicato a pagina 30 del ricorso nella mail del 18 settembre 2008, che si indica come doc,. n. 1 della difesa F.) e senza precisare comunque se e dove i documenti sarebbero stati prodotti in questa sede (siccome effettivamente impone la norma richiamata dal Pubblico Ministro a fini di procedibilità), in modo da poter essere esaminati dalla Corte.

E’ da rilevare, in particolare, che in chiusura del ricorso viene indicato come prodotto il “fascicolo di parte”, ma, anche supponendo – il che già supporrebbe il superamento di una mancanza di indicazione specifica ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6 – che esso si identifichi nel fascicolo di parte davanti al giudice di merito, le indicazioni numeriche contenute nell’illustrazione del ricorso non risultano riferite in alcun modo ad esso, sì che risulta manifesta l’inosservanza del requisito di ammissibilità in questione, essendo demandato alla Corte, in evidente violazione dell’onere del ricorrente, sotteso alla citata norma e con il rischio di possibili sviste ed ulteriore violazione del contraddittorio delle controparti, di ricercare se le dette indicazioni trovino un qualche riscontro nel fascicolo prodotto e dove.

Risulta, dunque, inosservata la norma dell’art. 366 n. 6 c.p.c. nei sensi in cui è interpretata dalla consolidata giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte (si vedano le sentenze delle SS.UU. n. 28547 del 2008 e n. 7161 del 2010, fra tante).

Detta norma è applicabile anche al regolamento di competenza: si veda Cass. (ord.) n. 20535 del 2009, citata anche dal Pubblico Ministero.

p. 2. Il quarto motivo, che in realtà sarebbe preliminare agli altri, è inammissibile anch’esso.

Vi si sostiene che l’eccezione di incompetenza territoriale della Emerson sarebbe stata sollevata tardivamente, perchè la comparsa di risposta in cui era stata formulata venne depositata oltre il termine previsto dall’art. 167 c.p.c., essendo avvenuta la costituzione della Emerson il 10 luglio 2009, in relazione all’udienza di prima comparizione del 23 luglio successivo.

Tuttavia, nessuna indicazione del se e dove la citazione introduttiva del giudizio, recante la data della prima udienza, e la comparsa di risposta de qua sarebbero stati prodotti e sarebbero esaminabili in questa sede. Nemmeno si indica se si sia inteso fare riferimento al fascicolo d’ufficio del giudice a quo, allo stato, peraltro, nemmeno pervenuto.

Risulta nuovamente violato l’art. 366 c.p.c., n. 6, che esige l’indicazione specifica anche degli atti processuali (si veda, particolarmente, Cass. n. 4201 del 2010).

p. 3. Il Collegio, peraltro, a fini di nomofilachia ed ai sensi dell’art. 363 c.p.c., comma 3, ritiene opportuno esaminare il quarto motivo nel presupposto che sia fondata l’allegazione della ricorrente circa la data di costituzione della Emerson in relazione all’udienza di prima comparizione.

Se i riferimenti temporali fossero esatti, effettivamente l’eccezione della Emerson sarebbe tardiva.

Nè la replica della resistente Emerson nella sua memoria nel senso che vi sarebbe stato un differimento dell’udienza di prima comparizione al 17 settembre 2009 per ragioni di ufficio è idonea a superare l’eccezione: in disparte che anche la deduzione della Emerson non rispetta l’art. 366 c.p.c., n. 6, ed appare anzi giuridicamente indefinita, posto che non si specifica il modo del rinvio, l’assenza di allusione ad un differimento ai sensi dell’art. 168 bis c.p.c., comma 5, indurrebbe a pensare che il differimento sia avvenuto ai sensi del quarto comma della stessa norma. Ciò, giusta il chiaro disposto dell’art. 166 c.p.c. che àncora il termine decadenziale per la tempestiva costituzione solo al differimento del quinto comma, escluderebbe (si veda, per tutte Cass. n. 9351 del 2003, seguita da numerose conformi), la validità della prospettazione della Emerson che la tempestività dell’eccezione dovesse riferirsi all’udienza del 17 settembre 2009.

Tuttavia, la valutazione di tardività dell’eccezione della Emerson sarebbe del tutto inidonea ad incidere di per sè sulla esattezza della declinatoria della competenza, tenuto conto che il F. formulò la sua eccezione di incompetenza tempestivamente e lo fece – per quello che suggerisce la lettura del ricorso (e la stessa memori del F.) – con riferimento ai criteri di competenza di cui all’art. 33 relativamente non solo alle domande contro di lui proposte, ma anche con riguardo a quelle proposte contro gli altri convenuti.

p. 3.1. Queste le ragioni.

Il Collegio è consapevole che la prevalente dottrina ha interpretato l’art. 33 c.p.c. nel senso che la deroga alla competenza territoriale da esso prevista non riguardi i casi di fissazione in via convenzionale della competenza, cioè per accordo fra l’attore ed uno dei convenuti, ai sensi dell’art. 29 c.p.c., di modo che l’attore, se riguardo ad uno dei convenuti abbia pattuito un foro convenzionale, non può pretendere di attrarvi altri convenuti. La stessa dottrina trae da questa conclusione conseguenze nel caso in cui, proposto un cumulo soggettivo ai sensi dell’art. 33 c.p.c., solo uno od alcuni dei convenuti contestino la competenza ai sensi di tale norma, mentre altro o altri non facciano e ne desume che l’incompetenza dovrebbe allora dichiararsi solo per le cause riguardo alle quali è stata eccepita, ancorchè chi o coloro che l’hanno eccepita, abbiano contestato la competenza territoriale non solo quanto alla domanda nei loro confronti, ma anche quanto alla domanda o alle domande nei confronti degli altri convenuti e, quindi, l’applicabilità della deroga prevista dall’art. 33.

In base a questa dottrina, se il cumulo fra le domande proposte dalla qui ricorrente fosse ascrivibile all’ambito dell’art. 33 c.p.c., dovrebbe rilevarsi che la tardività dell’eccezione della Emerson, pur se esistente ed acclarata, avrebbe potuto comportare solo la declinatoria della competenza da parte del Tribunale di Pavia riguardo alle domande proposte anche contro il F. e non invece riguardo a quelle proposte in via preliminare contro le due società convenute.

Invero, riguardo a tali domande, la tardività dell’eccezione per quanto afferisce alla Emerson e la mancata proposizione dell’eccezione di incompetenza territoriale da parte della Zucchetti, comporterebbe che riguardo a dette domande il foro di Brescia risulterebbe radicato per tali distinte ragioni, entrambe riconducibili al comportamento processuale delle due convenute e, quindi, sostanzialmente ad atteggiamenti delle due convenute. Come tali questi atteggiamenti sarebbero inidonei a giustificare lo spostamento della competenza riguardo alla domanda contro il F., atteso che l’art. 33 c.p.c. non consente la deroga alla competenza territoriale derogabile sulla base del foro convenzionale pattuito fra l’attore ed uno dei convenuti e, pertanto, per identità di ratio non potrebbe consentirla quando l’effetto della deroga dipende dall’atteggiamento processuale di alcuni convenuti, che non sollevano l’eccezione o la sollevano in ritardo: questi atteggiamenti equivarrebbero, in sostanza, all’accordo derogatorio della competenza e così come esso non può determinare la deroga all’art. 33, non potrebbero giustificarla anch’essi.

In un caso del genere, dunque, cioè quando l’insussistenza della competenza ai sensi dell’art. 33 è prospettata solo da uno o da alcuni dei convenuti e non da altro o altri convenuti oppure da questo altro o da questi altri lo è in ritardo e, quindi, inammissibilmente, il carattere di litisconsorzio facoltativo passivo del cumulo di cause dovrebbe comportare che le cause, relative ai convenuti che non hanno sollevato l’eccezione o l’hanno sollevata in ritardo, restino radicate davanti al giudice adito e solo quelle riguardo alle quali è stata contestata la competenza ai sensi dell’art. 33 vadano rimesse al giudice competente, con conseguente loro separazione.

L’eccezione di incompetenza proposta da uno dei convenuti, in definitiva, non si comunicherebbe alla causa introdotta nei confronti dell’altro.

p. 3.2. Nella specie, però, se fosse condivisibile questa esegesi dell’art. 33 c.p.c., sembrerebbe dubbio ch’essa possa trovare applicazione in un caso come quello di cui è controversia.

Invero, il cumulo di cause nei confronti dei tre soggetti convenuti si connotava per la particolarità che tutte le domande erano state proposte con nesso di subordinazione, per cui ne era sollecitato l’esame in via gradata. La domanda proposta anche nei confronti del F. era l’ultima della catena di subordinazione.

Ora, il nesso di subordinazione da luogo ad una situazione di connessione ulteriore rispetto a quella per l’oggetto od il titolo, che è di natura strettamente processuale e si pone sul piano dell’interesse ad agire, nel senso che la postulazione della decisione sulla domanda gradatamente subordinata è formulata in quanto la domanda riguardo alla quale la subordinazione è prospettata venga prima decisa e lo venga con un certo esito, che appunto determina l’interesse a che sia decisa la domanda subordinata. Le domande sono proposte pertanto, in realtà, ciascuna nei confronti di tutti, perchè l’attore vuole che l’accertamento su ciascuna delle domande gradatamente proposte sia svolto nei confronti di tutti. Egli ha interesse a che ciascun accertamento sulla domanda cui quella successiva è subordinata si estenda anche ai convenuti che, sotto il profilo sostanziale, sarebbero interessati solo alla domanda subordinata e ciò perchè essi, quando viene trattata la subordinata non possano contestare l’esito della decisione su quella precedente.

Ne consegue che riguardo a ciascuna delle domanda proposte in via gradata sono parti, proprio in ragione dell’esigenza di subordinazione e del particolare atteggiarsi dell’interesse ad agire, tutti i convenuti, cioè anche quelli conto i quali a livello di diritto sostanziale non sarebbe proponibile. Rispetto ad essi la legittimazione si spiega perchè si tratta di terzi che, in ragione dell’interesse allo svolgimento della domanda subordinata, l’attore vuole coinvolgere nell’accertamento sul rapporto con l’altro o gli altri convenuti, quelli legittimati sul piano sostanziale (nella specie le due società convenute, Emerson e Zucchetti).

Si determina, pertanto, innanzitutto una situazione di litisconsorzio necessario riguardo a ciascuna domanda, di per sè non giustificata dal modo di essere della situazione sostanziale e, quindi, dalla natura delle situazioni soggettive coinvolte, bensì dalla richiesta dell’attore di estendere l’accertamento su ognuna al soggetto che non sarebbe parte a livello sostanziale in ragione della contestuale e legittima proposizione della domanda subordinata.

Il cumulo di cause in tali casi non è riconducile in via esclusiva all’art. 33 c.p.c., perchè il collegamento fra le cause non è solo determinato da ragioni di connessione per l’oggetto o il titolo, ma anche da ragioni si connessione per subordinazione.

Il litisconsorzio relativo al cumulo delle cause proposte in via gradata si atteggia come un litisconsorzio necessario di natura processuale, cioè discendente dalla formulazione di domanda subordinate e, pertanto, l’eccezione di incompetenza formulata da uno dei convenuti, alla condizione che contesti la sussistenza nel foro del giudice adito, della competenza riguardo a tutte le domande, si deve ritenere estesa all’intera controversia e, in quanto proveniente da litisconsorte necessario sufficiente a determinare lo spostamento della competenza (si veda Cass. (ord.) n. 19055 del 2006, sulla falsariga di Corte cost. n. 41 del 2006).

Nel caso di specie, dunque, non essendo il cumulo di cause riconducibile esclusivamente all’art. 33 c.p.c., ma ad una situazione di litisconsorzio necessario, l’eccezione del F. era estesa all’intera controversia.

E si trattava di eccezione formulata in modo completo – a differenza di quella della Emerson – perchè riferita anche alla contestazione della sussistenza della convenuta Emerson nella circoscrizione del Tribunale di Brescia non solo della sede, ma anche di uno stabilimento con un rappresentante autorizzato a stare in giudizio per l’oggetto della controversia (si veda Cass. (ord.) n. 21899 del 2008; in senso conforme: (ord.) n. 15628 del 2010): a pagina 15 della comparsa di costituzione del F., dopo un riferimento alla sede o stabilimento se persona giuridica come luoghi di radicazione del foro generale, si dice, infatti, che “nel caso di specie, nessuno dei convenuti ha il proprio domicilio/residenza/sede/stabilimento nella circoscrizione del Tribunale di Brescia”.

Il principio di diritto che si deve affermare è il seguente:

“qualora l’attore proponga contro più convenuti in cumulo fra loro e con nesso di subordinazione gradata più domande fra loro connesse per l’oggetto o il titolo e riguardo alle quali le parti legittimate in via sostanziale siano soltanto alcuni convenuti, la proposizione di ciascuna domanda anche contro il convenuto estraneo sul piano sostanziale, ma legittimato alla domanda gradata, determina riguardo a ciascuna domanda situazione di litisconsorzio necessario giustificato dal nesso di subordinazione e dal cumulo e fra tutte le domande altro litisconsorzio necessario processuale. Ne discende che l’eccezione di incompetenza territoriale formulata da uno solo dei convenuti per insussistenza delle condizioni della deroga ai sensi dell’art. 33 c.p.c., riguardo a tutte le domande, ove fondata, comporta la declinatoria di tutto il cumulo di domande”.

p. 3.3. Il Collegio, peraltro, rileva che, se anche la situazione di cui alla controversia non si volesse ricostruire come nel paragrafo precedente e si intendesse di puro e semplice cumulo ai sensi dell’art. 33 c.p.c., la soluzione da scegliersi non sarebbe quella voluta dalla dottrina.

E’ da ritenere, infatti, che non possa condividersi il parallelismo fra l’impossibilità di una deroga ai sensi dell’art. 33 c.p.c. basata sull’esistenza di un foro convenzionale fra uno dei convenuti e l’attore e la situazione in cui solo uno o solo alcuni dei convenuti eccepiscano l’incompetenza ai sensi dell’art. 33, riferendola però non solo alla propria causa, ma a tutte le cause, cioè contestando che nel luogo del giudice adito si trovi alcuno dei fori di cui all’art. 18 o 19 c.p.c. riferiti ad alcuno dei convenuti.

Invero, l’atteggiamento di mancata formulazione dell’eccezione da parte degli altri convenuti o la tardività e, quindi, inammissibilità dell’eccezione da parte di costoro, è atteggiamento che si inserisce nell’ambito di un giudizio introdotto dall’attore cumulativamente e, quindi, con prospettazione in interesse alla decisione comune delle cause connesse. L’atteggiamento di non proposizione dell’eccezione o di tardiva proposizione dell’eccezione di uno o di alcuni convenuti e di proposizione dell’eccezione da parte di altro convenuto, d’altro canto, se fosse tenuto solo rispetto alla propria causa e non riguardo a tutte resterebbe privo di rilevanza, perchè ciascun convenuto ha l’onere di contestare la competenza su tutte le cause, essendogli altrimenti opponibile che non è stata contestata la ragione di deroga prevista dall’art. 33 c.p.c. (in motivazione si veda Cass. n. 5030 del 2000; adde: Cass. (ord.) n. 3109 del 2002). La difesa di ciascun convenuto, in sostanza, si inserisce in un ambito processuale per cui l’attore ha voluto il processo cumulativo e le cause sono distinte, ma non lo sono ai fini della competenza per territorio. L’interesse dell’attore al processo cumulativo appare prevalente rispetto alla situazione che si avrebbe se il cumulo si dovesse separare reputando l’eccezione di un solo convenuto o di alcuni convenuti idonea a determinare la declinatoria di competenza rispetto alla sua o alle loro cause e non alle altre.

Apparentare gli atteggiamenti nel processo di alcuni convenuti alla deroga convenzionale è, del resto, non condivisibile, per l’assorbente ragione che qui si verificano comportamenti non solo unilaterali, ma tenuti a processo già iniziato.

In definitiva, l’eccezione di incompetenza ai sensi dell’art. 33 c.p.c. formulata da alcuno o da alcuni soltanto dei convenuti, pur in una situazione di facoltatività del litisconsorzio, è da intendere comune a tutte le cause cumulate.

Il principio di diritto che deve affermarsi è, pertanto, seguente:

“qualora venga proposto un cumulo di domande ai sensi dell’art. 33 c.p.c., l’eccezione formulata da alcuno o da alcuni dei convenuti, purchè abbia contestato l’esistenza della competenza territoriale ai sensi di detta norma riguardo a tutti i convenuti, compresi quelli non eccipienti o che abbiano formulato l’eccezione in modo tardivo o comunque inammissibile, estende i suoi effetti all’intero cumulo, con la conseguenza che il giudice, ove ravvisi fondata l’eccezione, deve declinare la competenza sull’intera controversia e non soltanto sulla domanda contro il convenuto i convenuti eccipienti”.

p. 4. Le osservazioni svolte rendono superfluo farsi carico della memoria della ricorrente quanto alla critica al rilievo di improcedibilità mosso dal Pubblico Ministero (al quale qui non si assegna valore ai fini della decisione, essendosi argomentato ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, l’inammissibilità dei motivi, alla quale, lo si nota per completezza, non si riferisce la giurisprudenza della Sezione Lavoro di cui a Cass. nn. 17196 e 4898 del 2010, che non contesta in alcun modo la rilevanza dell’onere di indicazione specifica di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, come requisito di ammissibilità del ricorso).

Quanto al rilievo della tardività dell’eccezione della Emerson, invece, le argomentazioni su estese sono assorbenti.

L’istanza di regolamento di competenza è, dunque, dichiarata inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile l’istanza di regolamento di competenza. Condanna parte ricorrente alla rifusione a ciascuno dei resistenti delle spese del giudizio di regolamento, liquidate a favore di ognuno in Euro milleottocento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 16 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2011

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