Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16002 del 09/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 09/06/2021), n.16002

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14631/2018 proposto da:

Comune di Salerno (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Sindaco p.t.

N.V., rappresentato e difeso, giusta procura speciale ad litem

in calce al ricorso, dagli Avv.ti Anna Attanasio (C.F.: (OMISSIS)) e

Carmine Gruosso (C.F.: (OMISSIS)) ed elettivamente domiciliato in

Roma, 00197, presso lo Studio Placidi, alla Via Barnaba Tortolini n.

30;

– ricorrente –

contro

Cos.Edil S.r.l. con sede in Salerno, al Corso Garibaldi n. 33 (C.F. e

P.IVA: (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore

Vincenzo Grieco, nato a (OMISSIS) il (OMISSIS) (C.F.: (OMISSIS)),

rappresentata e difesa dagli Avv.ti Guglielmo Cantillo (C.F.:

(OMISSIS)) ed Oreste Cantillo (C.F.: (OMISSIS)), in virtù di

procura speciale resa a margine del controricorso ed elettivamente

domiciliata presso il loro studio in Roma, al Lungotevere dei

Mellini n. 17;

– controricorrente –

– avverso la sentenza n. 9292/2017 emessa dalla CTR Campania in data

07/11/2017 e non notificata;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere Dott. Andrea

Penta.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza n. 3274/06/2015 la CTP di (OMISSIS) accoglieva parzialmente il ricorso proposto dalla Co.Sedil s.r.l., annullando l’avviso di accertamento ICI con il quale era stato contestato alla stessa l’omesso versamento dell’imposta per l’anno 2010 per Euro 73.391,00, e riduceva il valore imponibile delle aree del 50% per il periodo 1.1.2010 – 30.6.2010 e del 10% per il periodo 1.7.2010 – 31.12.2010.

La sentenza, in particolare, evidenziava, per il periodo fino all’1.7.2010 l’incidenza di un vincolo conseguente alla qualificazione delle aree come ad elevato rischio idraulico nel piano di stralcio dell’Autorità di Bacino Destra Sele, e per il periodo successivo la circostanza che il Comune non avrebbe tenuto conto, nella determinazione dei valori, delle possibilità di edificazione diretta ovvero per il tramite della previa redazione ed approvazione dello strumento attuativo.

Proponeva appello il Comune di (OMISSIS), chiedendo di riformare la sentenza del primo grado e di accertare la legittimità del comportamento dell’Ufficio; a tal fine evidenziava:

– il difetto di motivazione della sentenza di primo grado, dalla lettura della quale non era dato comprendere il percorso logico argomentativo;

– la correttezza del valore individuato dall’ente, che risultava dalla Del. 23 febbraio 2007, n. 240, dalla inclusione degli immobili nel comparto edificatorio – ambito di equivalenza extraurbano, con conseguente indice di edificabilità di 0.15 e valore venale di 94,92 Euro al mq, e dalla relazione di stima approvata con Del. di giunta n. 540 del 2007.

La contribuente si costituiva in giudizio, chiedendo il rigetto dell’appello; a sua volta, spiegava appello incidentale e chiedeva accogliersi integralmente le doglianze formulate in primo grado, con annullamento dell’avviso impugnato.

In particolare, ribadiva:

– il difetto di motivazione della sentenza;

– che il valore individuato dalla PA non era giustificato in relazione allo stato di fatto degli immobili, ma solo in relazione alla stima generica. Con sentenza del 7.11.2017 la CTR Campania rigettava entrambi gli appelli sulla base delle seguenti considerazioni:

1) in primo luogo, non era fondata la doglianza relativa alla mancata motivazione della sentenza, avendo le stesse parti, attraverso le articolate argomentazioni degli atti introduttivi del giudizio di gravame, dimostrato di aver ben compreso il percorso argomentativo e logico-giuridico adottato dal collegio di prime cure,

2) premesso che l’edificabilità di un’area deve essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nello strumento generale adottato dal Comune (piano regolatore o programma di fabbricazione, ad esso equivalente), indipendentemente dalla sua approvazione da parte della Regione e dall’adozione di strumenti urbanistici attuativi, essendo nel sistema dell’ICI la nozione di area fabbricabile ampia ed ispirata alla mera potenzialità edificatoria, restava comunque l’esigenza di tenere concretamente conto, nella determinazione della base imponibile dell’area, “della maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, nonchè della possibile incidenza degli ulteriori oneri di urbanizzazione sul valore dello stesso in comune commercio”;

3) invero, la equiparazione legislativa di tutte le aree che non possono considerarsi “non inedificabili” non significava che le stesse avessero tutte lo stesso valore, aprendosi con la perdita della inedificabilità di un suolo soltanto la porta alla valutabilità;

4) si imponeva, perciò, di tener conto, nella determinazione della base imponibile ICI, del criterio del “valore venale in comune commercio” e – conseguentemente – della maggiore o minore attualità delle potenzialità edificatorie delle aree, con onere di allegazione e prova che incombeva sull’Amministrazione;

5) nel caso de quo il Comune di Salerno si era limitato ad invocare la c.d. Relazione di Stima approvata con la Del. 23 febbraio 2007, n. 240, la quale prendeva in esame, anzichè i singoli immobili oggetto della presente controversia, categorie e localizzazioni generali legate ad ambiti di equivalenza;

6) il Comune nulla aveva dedotto in concreto intorno all’immobile oggetto di tassazione, non adempiendo all’onere probatorio su di esso gravante;

7) il contribuente, invece, in primo grado aveva prodotto relazione tecnica che, prendendo in esame la situazione concreta oggetto di controversia, aveva proposto per l’immobile una diversa valutazione non contrastata con concrete argomentazioni dall’ente creditore.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Comune di Salerno, sulla base di tre motivi.

La Cos.Edil s.r.l. ha resistito con controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver la CTR ritenuto che la presenza del vincolo idrogeologico, peraltro limitato al primo semestre del 2010, costituisse ragione sufficiente ad escludere l’imposizione fiscale ai fini ICI.

1.1. Il motivo è inammissibile.

Con il motivo in esame, infatti, il ricorrente – lungi dal denunciare l’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata dalle norme di legge richiamate – allega un’erronea ricognizione, da parte del giudice a quo, della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa: operazione che non attiene all’esatta interpretazione della norma di legge, inerendo bensì alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, unicamente sotto l’aspetto del vizio di motivazione (cfr., ex plurimis, Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612745; Sez. 5, Sentenza n. 26110 del 30/12/2015, Rv. 638171), neppure coinvolgendo, la prospettazione critica della ricorrente, l’eventuale falsa applicazione delle norme richiamate sotto il profilo dell’erronea sussunzione giuridica di un fatto in sè incontroverso, insistendo propriamente nella prospettazione di una diversa ricostruzione dei fatti di causa, rispetto a quanto operato dal giudice a quo. Infatti, è appena il caso di rilevare come la combinata valutazione delle circostanze di fatto indicate dalla corte territoriale a fondamento del ragionamento probatorio in concreto eseguito (secondo il meccanismo presuntivo di cui all’art. 2729 c.c.) non può in alcun modo considerarsi fondata su indici privi, ictu oculi, di quella minima capacità rappresentativa suscettibile di giustificare l’apprezzamento ricostruttivo che il giudice del merito ha ritenuto di porre a fondamento del ragionamento probatorio argomentato in sentenza. Nel caso di specie, al di là del formale richiamo, contenuto nell’epigrafe dei motivi d’impugnazione in esame, al vizio di violazione e falsa applicazione di legge, rubi consistam delle censure sollevate dall’odierna ricorrente deve piuttosto individuarsi nella negata congruità dell’interpretazione fornita dalla corte territoriale del contenuto rappresentativo degli elementi di prova complessivamente acquisiti, dei fatti di causa o delle circostanze ritenute rilevanti. Si tratta, come appare manifesto, di un’argomentazione critica con evidenza diretta a censurare una (tipica) erronea ricognizione della fattispecie concreta, di necessità mediata dalla contestata valutazione delle risultanze probatorie di causa; e pertanto di una tipica censura diretta a denunciare il vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il provvedimento impugnato. Ciò posto, i motivi d’impugnazione così formulati devono ritenersi inammissibili, non essendo consentito alla parte censurare come violazione di norma di diritto, e non come vizio di motivazione, un errore in cui si assume che sia incorso il giudice di merito nella ricostruzione di un fatto giuridicamente rilevante, sul quale la sentenza doveva pronunciarsi (Sez. 3, Sentenza n. 10385 del 18/05/2005, Rv. 581564; Sez. 5, Sentenza n. 9185 del 21/04/2011, Rv. 616892), non potendo ritenersi neppure soddisfatti i requisiti minimi previsti dall’art. 360 c.p.c., n. 5, ai fini del controllo della legittimità della motivazione nella prospettiva dell’omesso esame di fatti decisivi controversi tra le parti.

A tutto concedere, il Comune avrebbe potuto denunciare il vizio

motivazionale di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) per omesso esame del fatto decisivo rappresentato dalla cessazione, alla data del 30.6.2010, del vincolo idrogeologico, con conseguente limitazione all’edificabilità dell’area al primo semestre di quell’anno.

La censura, inoltre, non si confronta con la ratio decidendi sottesa alla pronuncia impugnata nella parte in cui addebita alla CTR di aver immaginato l’esistenza di un vincolo limitativo dell’edificabilità per l’intero anno 2010, laddove la commissione territoriale ha ascritto all’ente pubblico la omessa deduzione in concreto in ordine all’immobile oggetto di tassazione, con conseguente mancato adempimento all’onere probatorio su di esso gravante.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione degli artt. 2697 c.c. e 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver la CTR ritenuto non idoneamente motivato l’avviso di accertamento, nonostante lo stesso riportasse il contenuto essenziale della Del. di Giunta Comunale n. 240 del 2007 la quale, assumendo valore probatorio presuntivo (sia pure iuris tantum), imponeva alla contribuente di allegare e dimostrare il contrario; per non aver considerato che, alla luce degli elementi probatori portati dalla stessa controparte, il vincolo idrogeologico presente sull’area aveva inciso solamente per il primo semestre del 2010.

2.1. Il motivo è inammissibile.

Invero, in tema di ripartizione dell’onere della prova, la violazione del precetto di cui all’art. 2697 c.c. si configura soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne è gravata secondo le regole dettate da quella norma, non anche quando, pur se a seguito di una incongrua valutazione delle acquisizioni istruttorie, il giudice abbia errato nel ritenere che la parte onerata abbia assolto tale onere, poichè in questo caso vi sarà soltanto un erroneo apprezzamento sull’esito della prova, sindacabile in sede di legittimità solo per il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (Sez. 1, Sentenza n. 11949 del 02/12/1993; conf. Sez. 3, Sentenza n. 19064 del 05/09/2006 e Sez. 3, Sentenza n. 13618 del 22/07/2004).

Inoltre, in violazione del principio di specificità, il Comune ricorrente ha omesso di trascrivere l’avviso di accertamento impugnato, onde porre questa Corte nelle condizioni di verificare se fosse stato assolto l’onere motivazionale e, ancor prima, se nello stesso si facesse riferimento alla Del. della Giunta Comunale n. 240 del 2007.

Quanto alla dedotta violazione dell’art. 115 c.p.c., essa è priva di consistenza, in quanto la violazione della detta disposizione può essere ipotizzata come vizio di legittimità solo denunciando che il giudice ha deciso la causa sulla base di prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli, e non anche che il medesimo, nel valutare le prove proposte dalle parti, ha attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre.

2.2. Anche avuto riguardo al secondo profilo della doglianza (vale a dire, quello concernente la desumibilità dalla stessa perizia di controparte della cessazione al termine del primo semestre del 2010 del vincolo idrogeologico presente sull’area), la censura è inammissibile.

Invero, in primo luogo, il ricorrente, in violazione del principio di specificità, ha omesso di trascrivere, almeno nei suoi passaggi maggiormente significativi, la perizia della contribuente dalla quale si sarebbe dovuto evincere la sottoposizione delle aree di sua proprietà a vincolo idrogeologico solo fino alla data del 30.6.2010.

In secondo luogo, come già visto nell’analizzare il primo motivo, il ricorrente – lungi dal denunciare l’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata dalle norme di legge richiamate – allega un’erronea ricognizione, da parte del giudice a quo, della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa: operazione che non attiene all’esatta interpretazione della norma di legge, inerendo bensì alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, unicamente sotto l’aspetto del vizio di motivazione (cfr., ex plurimis, Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010 e Sez. 5, Sentenza n. 26110 del 30/12/2015).

3. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e “dei principi generali in materia di contenzioso tributario”, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per non aver la CTR considerato che, avendo ritenuto invalido l’avviso di accertamento per motivi di ordine sostanziale, non si sarebbe dovuta limitare ad annullare l’atto impositivo, ma avrebbe dovuto esaminare il merito della pretesa tributaria (riconoscendo la fondatezza della pretesa almeno con riferimento al secondo semestre del 2010).

3.1. Il motivo è infondato.

Il processo tributario non è diretto alla mera eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma ad una pronuncia di merito, sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento dell’ufficio. Ne consegue che il giudice tributario, ove ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi di ordine sostanziale (e non meramente formali, ossia per vizi di forma talmente gravi da impedire l’identificazione dei presupposti impositivi e precludere l’esame del merito del rapporto tributario), è tenuto ad esaminare nel merito la pretesa tributaria e a ricondurla, mediante una motivata valutazione sostitutiva, alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte (Sez. 5, Sentenza n. 27560 del 30/10/2018; Sez. 5, Sentenza n. 27574 del 30/10/2018).

L’impugnazione davanti al giudice tributario attribuisce, infatti, a quest’ultimo la cognizione non solo dell’atto, come nelle ipotesi di “impugnazione-annullamento”, orientate unicamente all’eliminazione dell’atto, ma anche del rapporto tributario, trattandosi di una cd. “impugnazione-merito”, perchè diretta alla pronuncia di una decisione di merito sostitutiva (nella specie) dell’accertamento dell’amministrazione finanziaria, implicante per esso giudice di quantificare la pretesa tributaria entro i limiti posti dalle domande di parte (Sez. 5, Sentenza n. 3309 del 19/02/2004; conf. Sez. 5, Sentenza n. 614 del 13/01/2006).

Nel caso di specie, la CTR, avendo ritenuto invalido l’avviso di accertamento per un motivo di ordine sostanziale (per non aver preso in esame i singoli immobili), avrebbe, in astratto, potuto (recte, dovuto) ricondurre la pretesa tributaria, attraverso una motivata valutazione sostitutiva, alla corretta misura.

Tuttavia, alla luce del fatto che le ulteriori doglianze formulate dall’ente si sono rivelate, in grado d’appello, infondate e, nella presente sede, inammissibili, in concreto non ci sarebbero stati i presupposti per procedere ad una (ri)determinazione del valore delle aree.

Occorre in proposito tener presente che la CTP ha ridotto il valore del terreno, laddove la CTR ha accolto l’appello incidentale del contribuente in toto e, dunque, ha (implicitamente) ritenuto congruo il valore dichiarato dalla contribuente, annullando l’atto impositivo.

4. In definitiva, il ricorso non merita accoglimento.

Le spese del presente grado di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Ricorrono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), per il raddoppio del versamento del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al rimborso delle spese del presente grado di giudizio, che liquida in complessivi Euro 5.600,00, oltre accessori come per legge.

Dichiara la parte ricorrente tenuta al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio da remoto della V Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2021

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